«Sono bloccato qui da oltre un anno, ma stavolta il biglietto non l'ho fatto»: il racconto di Simone, fra nostalgia e speranza

Martedì 22 Dicembre 2020 di Lucia J.IAIA

La variante inglese del coronavirus fa paura. Ora che l'Italia ha sospeso i voli provenienti dal Regno Unito sala l'apprensione delle famiglie che hanno parenti a nord della Manica. In Inghilterra studiano e lavorano tanti ragazzi che, per varie ragioni, non rientrano in Italia da mesi. Natale dunque, era un appuntamento molto atteso per loro e più di qualcuno, aveva già preparato la valigia. Simone Caforio, 26 anni, savese, vive a Bath, una cittadina a circa un'ora da Londra. Da alcuni anni inserito nel settore alberghiero, prima che scoppiasse l'epidemia era addetto all'accoglienza clienti. In questo momento invece, con la crisi del turismo, lavora come dipendente di Amazon.


Da quanto tempo non vede la sua famiglia?
«È trascorso oltre un anno dall'ultima volta in cui ho abbracciato i miei genitori. È stato a settembre dello scorso anno, prima che cominciasse tutto questo enorme problema. Dopo, è successo di tutto. Per fortuna, la tecnologia ci aiuta a stare vicini, anche se lontani da così tanto tempo, Ci chiamiamo e ci mandiamo messaggi per affrontare quella nostalgia che, a Natale, si amplifica».


Era pronto a rientrare per queste festività?
«In realtà, ci avevo provato già ad ottobre ed avevo anche acquistato i biglietti quando poi la situazione è precipitata di nuovo e per il timore di dover sostenere un periodo di quarantena anche al ritorno in Inghilterra, ho preferito perdere quei soldi. Avevo il timore di avere poi, problemi con il lavoro e quindi, mi sono detto che avrei potuto rimandare la partenza al periodo natalizio».


Quindi, valigia già pronta sul letto?
«No. Il cuore e le ultime notizie che circolavano qui mi hanno fatto attendere fino all'ultimo momento. Non ho prenotato il volo e, stavolta, almeno non ho perso nulla. Mi dispiace solo del fatto che i miei genitori aspettavano me e mio fratello che mi ha raggiunto per lavoro a luglio. Anche prima di questa sospensione, avrei dovuto trascorrere due settimane di quarantena in Italia e poi, in Inghilterra. Perciò, praticamente, avrebbero dovuto darmi 5 settimane di ferie. Non sarebbe stato fattibile. Anche partire in macchina ora è impossibile. Quindi, occorre pazientare ancora almeno fino alla fine di gennaio».


Come si sta vivendo questa fase in Inghilterra?
«Hanno cominciato a vaccinare le persone più fragili, mentre io rientrerò tra le ultime categorie. Devo dire comunque che tra i ragazzi della mia età vedo molta sfiducia nei confronti del vaccino ed anche delle regole. Non voglio generalizzare perché la gran parte delle persone continua a rispettare il distanziamento e ad indossare le mascherine, però c'è tanta confusione. Io, per esempio, ho abbandonato il settore alberghiero proprio per via delle continue aperture e chiusure, con il rischio costante di perdere il lavoro».


Qual è lo stato d'animo di un ragazzo italiano che, pur volendo, non può tornare a casa?
«Non è una bella sensazione, anche se un po' me lo aspettavo. Sicuramente, la sospensione dei voli e la Brexit danno a molti di noi l'idea di essere completamente isolati. Una situazione davvero strana se pensiamo che, fino a pochi anni fa, questa nazione sembrava il centro del mondo. Le opportunità di lavoro non mancano e nelle difficoltà la cassa integrazione arriva ed è regolare ma sembra essere venuta meno quella modernità che l'ha sempre contraddistinta. Basti pensare che dal 1 gennaio 2021, chi vorrà trasferirsi qui dovrà dimostrare di aver già trovato un lavoro prima di partire o dovrà entrare come turista e sperare di trovarlo entro i tre mesi. Queste chiusure sono lontane, a mio parere, dal mondo globalizzato».

Ultimo aggiornamento: 13:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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