Il sindacalista a tu per tu con Conte: «Gli ho parlato come si fa con un amico»

Domenica 10 Novembre 2019 di Alessio PIGNATELLI
«Ha compiuto un gesto clamoroso mentre eravamo faccia a faccia: ha strizzato l'occhio, mi ha rivolto uno sguardo compiaciuto facendomi intendere che sapeva che stessi dicendo la verità. Emozionante, non lo dimenticherò». Quasi come in un'assemblea d'istituto delle scuole superiori o, se si vuole, in una tavola rotonda tra amici. Alessandro D'Amone, rappresentante per la sicurezza ed esecutivo Usb, così ricorderà quella chiacchierata col presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Certo, i temi erano e sono di vitale importanza: salute, lavoro, ambiente. Ossia, vertenza ArcelorMittal.
Ma quella scena del premier seduto su un tavolino come un semplice collega e Alessandro di fronte a spiegargli il suo punto di vista è un tocco d'umanità dopo momenti di tensione altissimi. A 24 ore di distanza, l'impiegato con 17 anni di fabbrica - «prima operaio nei micidiali reparti di agglomerazione e sinterizzazione», adesso in area Qualità - ricorderà sicuramente quel momento.
«La peculiarità importante ed efficace è che mi ha fatto sentire a mio agio lasciandomi libero di esprimere. Mi ha fatto effetto perché non so se è da tutti. Ho avuto così l'opportunità di spiegarmi in maniera diretta come se stessi parlando a un amico. L'incontro in consiglio di fabbrica è durato un'ora e mezza, gli abbiamo raccontato queste problematiche e lui ha captato».
Alessandro ha tre figli, un'occupazione da tutelare per ovvie ragioni ma il suo intervento si è incentrato su un aspetto: «Sembrerà strano ma la preoccupazione più grande rispetto agli obblighi e i pesi della famiglia è che ti possa capitare qualcosa a livello sanitario o di salute. Sono sincero, ogni giorno mi chiama un dipendente per dire che ha avuto problemi. Ogni giorno ce n'è una nuova. Il picco dopo vent'anni di esposizione sta emergendo ora. Mi dicono guarda, ho fatto un controllo e mi hanno scoperto questo. Negli ultimi tre mesi all'impianto di agglomerazione ci sono stati sette casi tumorali, una percentuale impressionante. Da brividi, ognuno ha paura che la stessa cosa possa succedere a sé o a un proprio famigliare». Ecco perché al presidente Conte ha voluto ribadire di «diffidare da chi sostiene che quegli impianti possano essere ambientalizzati: sono obsoleti, non hanno possibilità di essere ristrutturati, gliel'ho detto con cognizione di causa. Certo, c'è la possibilità di investire e attenuare quelle emissioni ma non possiamo risolvere la situazione. Quegli impianti andrebbero rasi al suolo e ricostruiti con tecnologie diverse».

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A rinforzare le sue idee, il rappresentante dell'Unione sindacale di base cita il suo viaggio a Gand, ossia la cittadina belga che ospita uno stabilimento similare - per caratteristiche, non certo per dimensioni - a quello tarantino. Con delle enormi differenze perché «è a 20 chilometri dalla città internato in una foresta, piove quasi tutto l'anno ed è stata realizzata una manutenzione impeccabile: nonostante tutto inquina ma nessuno se ne accorge». Poi, racconta un aneddoto. Durante il consiglio di fabbrica, ha parlato anche un dirigente aziendale dell'area ambiente. I toni erano chiaramente differenti perché ha spiegato che i livelli stabiliti dalla legge erano comunque rispettati da Am. «Ci sono stati fischi da parte nostra ma il premier Conte giustamente ha concesso la parola al dirigente dicendogli però, ironicamente, che sembrava di ascoltare un politico».
Quel che sarà, adesso, per Alessandro D'Amone è chiarissimo: «Il presidente ha detto che ritornerà presto. Per quanto mi riguarda, sono sicuro che la prossima volta la vicenda sarà definitiva: ArcelorMittal ha deciso di andare via, non ci sono margini. Chi rilancia con un all-in con 5mila esuberi, dissequestro di quarto sporgente e Afo2, allontanamento di chi reca danni di immagine significa solo che non vuole trattare e abbandonare definitivamente».
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