Ferito alla gola con la lama del flex: «Salvo grazie ai medici»

L'ospedale Giannuzzi di Manduria
L'ospedale Giannuzzi di Manduria
di Lucia J.IAIA
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Martedì 26 Luglio 2022, 21:31 - Ultimo aggiornamento: 21:34

«Sono vivo per miracolo», sussurra con voce bassa e ancora molto rauca Giuseppe Guarino, 59 anni, di Sava. La mattina del 27 giugno scorso era nel suo garage a svolgere dei piccoli lavori. «Cose che ho sempre fatto – ricorda – quando all’improvviso, la lama del flex è finita sulla mia gola». Sono momenti drammatici, Guarino all’improvviso si trasforma in una maschera di sangue. La lama nella sua rotazione a forte velocità recide la trachea a pochi millimetri dalla carotide. Lotta tra la vita e la morte. Viene soccorso da un parente che si trova in casa con lui e da lì la folle corsa verso l’ospedale “Giannuzzi” di Manduria

Il racconto 


«Al pronto soccorso – racconta Guarino – ho visto tanti operatori che, con tempestività, sono intervenuti per salvarmi». Tamponato il flusso del sangue grazie al medico chirurgo Adriana Villani, Guarino è stato affidato al personale del reparto rianimazione che lo ha immediatamente intubato. Il lavoro dei medici Mauro Spennati e Pasquale Marangiolo gli consente ora di poter raccontare la sua disavventura. «Ci tengo a descrivere la mia storia perché è importante ringraziare i medici e tutto il personale sanitario. Loro sono degli angeli e sono persone competenti. Grazie alla celerità con cui sono intervenuti, io oggi posso vivere e parlare». 

«Umanità e preoccupazione»


Le vicende di malasanità sono dunque, lontane anni luce da quanto invece, questo cittadino intende sottolineare. «Ho visto umanità, sincera preoccupazione per le mie condizioni di salute e ribadisco che proprio il Giannuzzi di Manduria ha rappresentato per me la salvezza». Si tratta dello stesso ospedale in cui il dottor Giovanni Buccoliero è stato stroncato da un infarto nei giorni scorsi con le proteste di colleghi e sindacati a causa dello stress derivante dalle troppe ore di lavoro. «Ho letto che c’è questo problema e se questi medici e tutto il personale non viene messo nelle condizioni giuste di lavorare, penso che sia una perdita per tutta la comunità. Senza di loro, io sarei morto. Anche arrivare in un ospedale più distante come quello di Taranto, mi sarebbe costato la vita. Abbiamo bisogno di questi presìdi». 

L'intervento


L’uomo, una volta intubato, è stato trasferito al “Vito Fazzi” di Lecce dove si è effettuata una ricostruzione della parte lacerata. «So che l’intervento su di me con determinate caratteristiche è stato uno dei primi svolti nel sud Italia. Sono diventato oggetto di studio», sorride. E anche in questo caso, ringrazia i medici. «A Lecce, ho trovato un equipe di eccellenza. Ora riesco a parlare, sono state ricostruite le corde vocali e tutto il tratto reciso. Non c’è giorno in cui io non pensi a loro, a quanto si impegnano per tutti noi e se non le vivi direttamente certe esperienze, non ci dai il giusto peso. Io adesso, ho visto sulla mia pelle quanto sia importante aiutare chi lavora negli ospedali e supportarli anche umanamente». Ora Guarino è tornato a casa ed è in fase di ripresa. «Non posso parlare più di tanto ma questo è il problema minore. Mi rimetterò nei tempi che mi sono stati indicati e una volta uscito da questo incubo, per prima cosa andrò a ringraziare chi mi ha aiutato».

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