Salva Ilva, decreto ancora non c'è: «In 500 rischiano il posto»

Mercoledì 28 Agosto 2019
«Si sta attuando una mattanza nell'indotto locale che coinvolge direttamente le aziende in appalto allo stabilimento ex Ilva gestito da ArcelorMittal. Nel cambio di appalto aziende come Castiglia, Quadrato, Chemipul e Sodexo, che impiegano in totale circa 1.000 unità, si rischia di perdere sino a 500 posti di lavoro a causa dei numerosi contratti in scadenza che, appunto, con le aziende che perdono gli appalti, non vengono riconfermati». Così Francesco Rizzo, coordinatore provinciale Usb di Taranto, secondo il quale «l'indebolimento dell'indotto locale gioca a favore della Alliance Green Services, una società di servizi controllata dalla stessa ArcelorMittal. L'azienda persegue il suo progetto di azzeramento delle aziende dell'indotto, e questo è solo l'inizio. Massimizzare il profitto e minimizzare i costi porta solo al ribasso in termini di sicurezza e diritti dei lavoratori». L'Usb si rivolge al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, e al presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, chiedendo loro di «intervenire vigorosamente e in tempi immediati a tutela dei lavoratori e delle aziende locali. Questa situazione può avere un impatto sociale devastante perché - conclude Rizzo - con l'esclusione dall'appalto di aziende storiche andiamo incontro al collasso della già debole economia locale». 
«E' necessario sbloccare il decreto Imprese che ancora non è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e scongiurare lo spegnimento dell’altoforno Afo2» lo chiede la Fiom in una nota prima dell’inizio dell’incontro tecnico al Mise fra Arcelor Mittal e Commissari straordinari sulla situazione dello stabilimento dell’ex Ilva di Taranto previsto per le 17.30. Per la Fiom è poi «fondamentale la convocazione di un tavolo al Mise con i sindacati non appena si sarà definito il quadro politico-istituzionale».

Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia sottolinea la necessità di scongiurare il rischio di spegnimento dell’Altoforno 2 «che metterebbe in pericolo la produzione complessiva a Taranto con inevitabili ricadute su almeno un migliaio di lavoratori. Sono già 1700 i lavoratori dell’Ilva in cassa integrazione, così come sono 1400 coloro che dal primo di luglio sono interessati dalla cassa integrazione ordinaria in ragione delle difficoltà del mercato dell’acciaio. Questa situazione rende evidente l’urgenza di decisioni chiare.

Il Comune di Taranto, intanto, si sta attivando per la riapertura dei plessi scolastici Deledda e De Carolis del rione Tamburi, chiusi dal 2 marzo scorso su ordinanza sindacale a causa della loro vicinanza alle collinette ecologiche dell’ex Ilva sequestrate per problemi di inquinamento. Oggi si è svolto un incontro a Palazzo di Città per avviare e programmare le attività propedeutiche all’inizio del nuovo anno scolastico alla presenza degli assessori alla Pubblica Istruzione, Deborah Cinquepalmi, e all’Ambiente, Anna Tacente, dirigenti comunali e rappresentanti dell’ufficio scolastico provinciale e della dirigenza scolastica.

«Una riunione programmata - è sottolineato in una nota - a seguito dell’incontro tecnico tenutosi il 22 agosto scorso, con rappresentanti di Ilva, Asl e Arpa dal quale sono emersi elementi positivi nell’ottica del superamento delle problematiche che hanno portato all’emissione delle ordinanze sindacali di chiusura delle scuole Deledda e De Carolis».

Tutto sta «procedendo secondo il cronoprogramma stabilito - spiega l’assessore Cinquepalmi - e adesso lavoreremo con tutti i nostri uffici per garantire il regolare inizio dell’anno scolastico ormai prossimo. Già nei prossimi giorni si effettueranno interventi straordinari di pulizia e manutenzione del verde. A seguire coordineremo le attività di trasloco delle attrezzature, monitorando tutti gli interventi che gli uffici dell’edilizia scolastica e del commissario alle bonifiche stanno conducendo per rendere le scuole dei Tamburi plessi sicuri e funzionali». © RIPRODUZIONE RISERVATA