«Presidente, salvi lei il Paisiello»: un appello per la musica

Mercoledì 24 Aprile 2019 di Azzurra CONVERTINO
Sergio Mattarella
Un docente del Paisiello, Flavio Manganaro, ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica per raccontare la verità nascosta dell'Istituto, quella degli insegnanti, quella della musica.
«Gentile Signor Presidente, Le scrivo dal profondo sud, Taranto, terra e mare che sono stati culla di civiltà. Ed è amaro usare il passato ma, purtroppo, è tristemente corretto. Perché oggi questa terra, questa Città, insieme alla questione ambientale e all'emergenza sanitaria vive il tempo di un degrado economico e civile che disperde, per oscena incuria e insopportabile ignoranza, un patrimonio inestimabile. Ma non tutto é perduto, non tutto è sporco, inquinato, abbrutito. Ci sono realtà importanti, fari di civiltà, baluardi di resistenza civile che questa comunità deve difendere con i denti perché ne va del suo futuro. E se parliamo di futuro parliamo di giovani, di formazione, di cultura, per farne le ragioni della nostra speranza».
Prosegue il professor Manganaro: «Chi le scrive insegna Pianoforte presso l'Istituto Superiore di Studi Musicali Giovanni Paisiello, conservatorio non statale che ha più di novant'anni di storia. I nostri studenti, provenienti da un bacino di utenza che va dall'alto Salento fino alla costa calabra, riempiono di Musica la vita della nostra gente, colorando con la generosità e l'entusiasmo de la meglio gioventù spazi grigi della cui bonifica si parla inutilmente ormai da troppi anni. Non fuggono i nostri ragazzi, credono in un futuro possibile nella loro terra e per la loro terra. In qualche modo, per vie segrete e preziose, sentono la tensione etica di restare qui, seduti sulle spalle di giganti, dedicandosi quotidianamente con amore e pazienza alla loro passione, alla loro utopia, con il sogno che questo diventi il loro lavoro. Sanno che la nostra Costituzione garantisce loro questo diritto. E sono bravi, sono bravi veramente. Molti di loro si affermano in prestigiosi contesti artistici e professionali, a testimonianza di un alto livello qualitativo, raggiunto a dispetto delle tante difficoltà. Ci sono poi molte altre ragioni del fare Musica. Rappresenta intimamente valori profondi che hanno fatto di molte comunità una sola grande civiltà transnazionale, l'unica a travalicare, con un fresco sberleffo di libertà, i confini che la Storia, e non le differenze, ci ha imposto. Ma le parole non bastano, sono sempre troppo poche o troppe o troppo povere o esagerate o retoriche (come queste, probabilmente) e si avvicinano solo rozzamente a quello che vorrebbero descrivere. Anzi, a pensarci bene la Musica deve essere nata per questo, perché le parole non bastavano per parlarci, per comunicare, per condividere la dignità di esseri umani. Perché poi la Musica c'è sempre e senza Musica non si può stare. Ci sono le ragioni degli studenti, ci sono poi quelle dei genitori. Molti di loro ci affidano i loro figli non soltanto per farne dei professionisti. Lo fanno perché i loro ragazzi imparino disciplina e concentrazione, perché imparino a crearsi degli obiettivi e a raggiungerli superando i propri limiti e non scavalcando gli altri, perché imparino a lavorare con gli altri e a essere buoni compagni di squadra, perché imparino a gestire la delusione quando non ottengono subito ciò che vogliono, ma devono ancora lavorare duramente per ottenerlo. Per loro il fare musica diventa scuola di vita, fucina di coscienza civile e culturale in una prospettiva umanistica unitaria».
La situazione, tuttavia, è delicata. «Purtroppo però questa coraggiosa utopia si scontra con la realtà di circostanze contingenti e paradossali che è di drammatica urgenza portare alla sua attenzione. L'Istituto Superiore di Studi Musicali Giovanni Paisiello, infatti, dal Gennaio 2017 ha perso il suo unico ed esclusivo Ente finanziatore, la Provincia di Taranto che, pur vincolata dallo Statuto dell'Istituzione approvato dal Consiglio Provinciale il 12 febbraio 2010, non ha più inteso corrispondere alcun finanziamento al Paisiello per il suo funzionamento: da quel momento l'Istituto ha potuto disporre unicamente dei contributi economici rivenienti da dotazioni ministeriali (Miur), insufficienti quanto a consistenza e la cui erogazione ha seguito e segue una dinamica temporale disallineata rispetto agli impegni che lo stesso Istituto è obbligato ad assolvere (vedi liquidazione degli stipendi). Così la gestione finanziaria è divenuta via via sempre più insostenibile, condannandoci a una condizione di precarietà insopportabile».
Quindi il caso della statizzazione annunciata. «Intanto, è questo l'aspetto paradossale, il Parlamento converte in legge, con la corrispondente copertura finanziaria, la norma che prevede che una parte degli istituti superiori di studi musicali non statali siano oggetto di graduali processi di statizzazione. Sembrava fatta, ci abbiamo creduto, ci siamo abbracciati. C'è la legge, siamo in uno Stato di diritto, ci siamo detti. Ma non è andata così: è entrato in scena il partito degli uffici e la legge, pur avendo ragioni di urgenza, non è stata applicata. Quando poi, a febbraio 2019, viene pubblicato il primo dei decreti attuativi vi sono indicate per la statizzazione le date del 31 Luglio 2020 e dell'1 Gennaio 2021!!! Ma, se le condizioni finanziarie non vengono stabilizzate, a quelle date non arriveremo vivi e la nave affonderà a un passo dal molo».
Infine l'appello. «Che amara beffa per noi che abbiamo stretto i denti, che abbiamo resistito, di data in data, di scadenza in scadenza, in una serie infinita di occasioni mancate. Per questo, Signor Presidente, ci rivolgiamo a Lei in qualità di alto garante della nostra bellissima Costituzione e dei suoi valori, con questo appello ad un tempo accorato e veemente, per chiedere un suo autorevole intervento, perché nella vera sfida della modernità, quella di costruire ponti e non muri, noi siamo in prima fila. Consentiteci di continuare la nostra battaglia». © RIPRODUZIONE RISERVATA