Parte oggi la cassa integrazione, ma si tenta il rinvio al fotofinish

Parte oggi la cassa integrazione, ma si tenta il rinvio al fotofinish
Sette ore in più per ragionare, per riflettere e magari per aprire qualche spiraglio. È slittato dalle 8.30 alle 15.30 l'incontro di stamattina presso lo stabilimento tarantino di ArcelorMittal tra sindacati e azienda sulla cassa integrazione ordinaria.
Una novità dell'ultimissima ora in un quadro che prevede altri due incontri a livello nazionale il 4 e il 9: si potrebbe - condizionale d'obbligo - arrivare a un compromesso e sospendere la procedura in attesa di quella doppia convocazione. Non ci sono certezze, sia chiaro: sono al momento aperte tutte le ipotesi e non è escluso che Am vada dritto sulla Cigo ma questo differimento lascia aperta l'ipotesi più conciliante. In un clima incandescente, nell'ultimo giorno disponibile e con ArcelorMittal che comunque ha già comunicato ai lavoratori il numero delle giornate di cassa integrazione, le organizzazioni sindacali si vedranno con il management come prassi formale della procedura che regola l'ammortizzatore sociale.

Non c'è accordo e l'azienda formalmente può procedere unilateralmente a far partire la cassa ma i sindacati già hanno promesso battaglia. E in questo alone di incertezza dopo le note questioni sull'immunità, per i sindacati sarebbe opportuno fermarsi e aspettare gli sviluppi del summit del 9 strettamente correlato all'ammortizzatore sociale.

Tra l'altro, è dal 2008 che non si chiude un accordo senza la ratifica congiunta di Fiom, Fim e Uilm sulla cassa. Non sarebbe certo un bel messaggio e rappresenterebbe un'altra conferma del rapporto non idilliaco tra le tute blu e Am Italia. In una situazione così complessa, dopo le dichiarazioni dell'amministratore delegato Matthieu Jehl prima e quelle ben più nette del Ceo europeo Geert Van Poelvoorde dopo, l'auspicio dei sindacati resta quindi di stoppare la procedura.

Am Italia ha già comunicato il suo piano da 13 settimane a partire da oggi e con un numero massimo di 1.395 dipendenti per giornata lavorativa così ripartiti: 1.011 operai, 106 intermedi, 278 tra impiegati e quadri. Come dichiarato nella nota ufficiale inviata ai sindacati, riguarderà nel dettaglio 564 addetti dell'Area Primary, 707 dell'Area Finishing, 124 dell'Area Others. Diversi incontri tra Roma (in Confindustria) e Taranto (presso il consiglio di fabbrica) non hanno sortito effetti e sindacati e azienda sono rimasti sulle proprie posizioni.

La crisi congiunturale, il progressivo deteriorarsi degli indicatori del mercato manifatturiero, la questione dazi, i magazzini pieni con conseguente calo delle ordinazioni e il sovraccarico di acciaio turco in Europa sono i fattori che Am ha posto come motivazioni inevitabili. I sindacati sono rimasti sorpresi dalle modalità e dai tempi - l'azienda ha comunicato questa decisione il 5 giugno ma solo un mese prima l'ad Jehl aveva assicurato che per l'Italia non ci sarebbero stati impatti al di là di minori livelli produttivi - ma da qualche giorno sono totalmente mutati gli scenari. Sostengono che non si è più in una situazione ordinaria dopo la paventata chiusura dello stabilimento legata all'immunità penale. Qui si incrociano le situazioni apparentemente parallele: per i sindacati, sarebbe opportuno fermare la clessidra e capire davvero le intenzioni prima di ogni decisione sull'ammortizzatore sociale. E filtra, da fonti sindacali, la possibilità anche che i rappresentanti possano rivolgersi agli enti preposti - Provincia e Inps - per provare a bloccare l'iter se Am decidesse di ufficializzare la Cigo.

Infine, altro aspetto che ha inviperito Fiom, Fim e Uilm riguarda il piano degli investimenti previsti per gli impianti che saranno coinvolti nelle fermate e il piano di manutenzione ordinaria e straordinaria che ancora una volta, secondo quanto sta emergendo dai reparti di manutenzione centrale, saranno coinvolti dalla Cigo a zero ore mentre l'azienda continua ad appaltare attività lavorative svolte dagli stessi sociali. Occorrerà attendere quindi oggi pomeriggio per avere una risposta definitiva: se fino a qualche ora fa sembrava ormai che l'azienda non potesse tornare indietro, adesso si sono aperte timide aperture.
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Lunedì 1 Luglio 2019 - Ultimo aggiornamento: 08:38