Dalla Puglia alla Svizzera, passando per l'Austria: l'incredibile viaggio di un orologio prezioso, rubato e venduto al mercato nero

Domenica 2 Agosto 2020 di Francesco CASULA
Da Taranto a Vienna fino a Le Brassus, in Svizzera. È il viaggio di un orologio rubato a Taranto a un giovane del capoluogo ionico e ritrovato un anno dopo nel cantone elvetico di «Vaud». Un percorso tra furto e rivendita che nel giro di due anni ha attraversato tre Paesi e costretto ai salti mortali la magistratura tarantina. Tutto comincia nel 2018 quando un giovane tarantino, dopo un furto nell'abitazione, si accorge che anche l'«Audemars Piguet» era stato portato via dai ladri. Sporge denuncia che finisce sul tavolo del pm Lucia Isceri.

Una storia che sembra destinata a finire nel dimenticatoio come spesso accade per i casi di furti. Questa volta, invece, quell'orologio acquistato dal giovane con i suoi risparmi e il contributo di amici e parenti per lasciarlo un giorno a suo figlio, sembra ricordare come dietro ogni fascicolo giudiziario ci sia la storia di una vita che merita attenzione. E che nonostante la mole di lavoro per casi più grandi e complicati, spesso anche le piccole storie riescono ad avere un lieto fine. Nel 2019, infatti, al proprietario arriva una mail dal centro assistenza italiano di Audemars Piguet a Milano: l'orologio è arrivato in Svizzera per una riparazione, ma i tecnici della casa costruttrice, analizzando la matricola, si sono accorti che corrisponde a quella di un orologio rubato e così hanno immediatamente informato i colleghi italiani. L'azienda lo ha informato che aveva 20 giorni di tempo per far pervenire un documento dell'autorità giudiziaria italiana, altrimenti avrebbe dovuto restituire quel bene a chi lo aveva inviato. E così il pm Isceri dispone tempestivamente una rogatoria internazionale e l'orologio viene sequestrato dalle autorità svizzere.

Il magistrato, inoltre, avvia le indagini e scopre che quell'orologio è arrivato nel cantone di Vaud su richiesta di un centro autorizzato di Vienna che lo aveva venduto per ben 14mila euro a un miliardario del Nord Europa. L'azione del pm Isceri, però, permette anche al miliardario di ottenere il risarcimento. Bloccata la restituzione dell'orologio, però, nasceva il problema di come far rientrare quel bene in Italia senza che lo Stato spendesse troppi soldi: inviare un agente della polizia giudiziaria in Svizzera sarebbe costato troppo e così il pm Isceri decide di utilizzare lo stesso canale utilizzato dalle gioiellerie. Avvia i contatti con un corriere specializzato che con una somma minima si impegna a riportare quel bene nel capoluogo ionico.

Nel frattempo, scoppia l'emergenza sanitaria legata al Covid 19 che complica la vicenda: rallenta i tempi di comunicazione e rende più difficoltose l'operazione per il recupero dell'orologio. Eppure il 24 luglio scorso, nell'ufficio del pm Isceri, al terzo piano del Palazzo di giustizia di Marche, arriva il corriere con il pacchetto. Nell'ufficio quel giorno arriva anche il giovane proprietario dell'orologio: dopo due anni, rimette al polso quel piccolo gioiello comprato con fatica. Annuncia di non separarsene più. Fino al giorno in cui il figlio sarà abbastanza grande per averlo in dono. © RIPRODUZIONE RISERVATA