Lo sfogo dell'uomo: «Mi offendono tutti, ma ero autorizzato»

Lo sfogo dell'uomo: «Mi offendono tutti, ma ero autorizzato»
di Nazareno DINOI
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Venerdì 28 Febbraio 2020, 10:17 - Ultimo aggiornamento: 10:27

Trascorrere le ore in isolamento completo sapendo di avere in corpo il virus che terrorizza il mondo, e sentirsi addosso il marchio dell'untore. Si può solo immaginare lo stato d'animo del primo paziente pugliese positivo al test del coronavirus. Nell'attesa che da Roma giunga o meno la conferma della positività di seconda istanza, il carpentiere di Torricella prepara la sua difesa contro i feroci attacchi di chi, soprattutto sui social, lo accusa di avere incoscientemente diffuso il virus.
E lo fa con una lettera aperta che fa uscire all'esterno dall'ermetica stanza a pressione negativa dell'ospedale Moscati di Taranto che lo ospita da martedì sera.
«Sono io la persona che più odiate in questo momento, il primo caso del Coronavirus in Puglia», scrive il 43enne che invita tutti alla calma descrivendo tutto l'accaduto dal suo punto di vista. Dal suo racconto è possibile fare una prima mappatura dei luoghi frequentati e i suoi tempi di permanenza. Si scopre quindi che è partito da Torricella il 19 febbraio con un volo Ryanair per Milano diretto a Caselle Lurani, in provincia di Lodi, trentotto chilometri da Codogno, epicentro del contagio. Motivo del viaggio, andare a visitare sua madre malata di Alzheimer, ricoverata in una struttura di Codogno. A Caselle Lurani, piccolo comune di circa tremila abitanti, viene ospitato a casa del fratello assieme al quale, il 21 febbraio, doveva recarsi dalla loro anziana madre. Proprio quel giorno nel luogo dove sono diretti esplode l'emergenza del coronavirus, così contattano qualcuno della clinica per chiedere se si può accedere. Gli rispondono di sì, ma arrivati a Codogno li rimandano indietro senza nemmeno poter vedere la loro parente.

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Il 23 febbraio il torricellese decide di tornare in Puglia ma prima, racconta, avrebbe chiamato ai numeri dell'emergenza nazionale da dove avrebbe ricevuto il via libera al ritorno «dal momento che non aveva avuto contatti con persone malate». Così scrive lui stesso nella lettera. Sempre secondo la sua versione, il 24 febbraio prende un volo della «Easy Jet» delle ore 15 e da Malpensa raggiunge l'aeroporto di Brindisi. A prenderlo c'è un altro suo fratello che lo accompagna a casa, a Trullo di Mare, località sulla costa compresa nel territorio comunale di Torricella. Quella stessa notte sarebbero comparsi i sintomi della febbre così la mattina dopo si è messo in contatto con i vigili urbani di Torricella e con il suo medico di fiducia che ha avviato le procedure previste per il ricovero agli infettivi di Taranto. Passano altre 24 ore senza nessuna misura. I parenti o le persone con le quali potrebbe avere avuto contatti continuano a svolgere la loro vita. Il fratello che è andato a prenderlo dall'aeroporto, soprattutto, si reca a lavoro nell'officina metalmeccanica dove racconta l'avventura del fratello ricoverato a Taranto.

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Il resto è cronaca. La positività del primo tampone e le misure del personale del Dipartimento di prevenzione della Asl che cercano di circoscrivere il possibile contagio. L'azienda dove lavora il fratello viene chiusa e tutto il personale, una ventina di persone, viene invitato ad isolarsi in casa, con i rispettivi familiari al completo, senza avere contatti con l'esterno. Questo almeno fino a quando non si saprà l'esito del tampone a cui è stato sottoposto il fratello ed altri parenti del trentacinquenne ricoverato. Qualcuno comincia a chiedersi se è stato fatto il possibile per limitare il danno. In rete compaiono le foto delle chat tra il sospetto contagiato che, sulla pagina ufficiale Facebook del comune di Torricella, chiede a chi deve rivolgersi dal momento che è stato nella zona rossa di Lodi». Intanto la rete si scatena: è lui «che diffonde il morbo». Ecco il perché dello sfogo nella parte finale della lettera. «Vivo isolato, ma evidentemente non abbastanza. Voi avreste fatto ciò che ho fatto io: queste erano le direttive. Spero solo che adesso ho saziato la vostra immonda curiosità, io di ufficiale sono in attesa del secondo tampone. Ora potete pure sfogarvi».
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