Nuova visione per Taranto, parla l'architetto Karrer: «Il mio Pug dovrà dare più armonia per renderla attrattiva»

Nuova visione per Taranto, parla l'architetto Karrer: «Il mio Pug dovrà dare più armonia per renderla attrattiva»
di Nicola SAMMALI
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Giovedì 1 Dicembre 2022, 08:19 - Ultimo aggiornamento: 13:57

«Rigenerare e riqualificare la città, armonizzando gli aspetti infrastrutturali e ambientali». Sarà l'architetto Francesco Karrer, che ha lavorato anche al Piano regolatore di Khartum in Sudan, a firmare il Piano urbanistico generale (Pug) di Taranto, voluto dall'amministrazione Melucci. Il 13 dicembre è in programma una seduta monotematica del consiglio comunale, prima tappa istituzionale della procedura di stesura del Pug, che dovrà indicare «gli obiettivi di pianificazione, cioè che cosa si vuole realmente realizzare con il prossimo Piano urbanistico generale». Ma intanto ci sono stati già due incontri preliminari a Palazzo di città, l'ultimo la scorsa settimana: il punto di partenza sarà il Documento programmatico preliminare (Dpp) approvato all'unanimità dalla massima assise nel 2019, dopo un lungo processo di partecipazione.
«Essendo passati più di tre anni, però, ho chiesto all'amministrazione di rivisitare gli indirizzi, che verranno poi formulati attraverso il lavoro del consiglio comunale, considerando che ci sono state novità rilevanti e che programmi rilevanti sono in fase di definizione. Parliamo di obiettivi che riguardano l'esistente, eventuali nuove aree di sviluppo, e soprattutto la messa in coerenza di queste azioni che sono in corso, dai Giochi del Mediterraneo al nuovo stadio».
Architetto Karrer, sarà lei a disegnare lo sviluppo futuro della città, che era stata pensata sulla base di una ipotizzata crescita esponenziale, a livello demografico e non solo economico, ma che è finita invece col restare slegata. Su cosa dovrà concentrarsi il nuovo Pug per ricucire Taranto?
«Se vogliamo usare il concetto di città metropolitana, anche se Taranto per legge non lo è, dobbiamo prendere in considerazione alcuni fattori. Uno dei più importanti è la popolazione, ma ci sono anche gli attrattori, cioè quei contenitori che mi portano a Taranto: l'università, l'industria, il sistema dei servizi, l'accoglienza, il cibo. La forma della città conta relativamente, incide sulla lunghezza degli spostamenti. Taranto ha questo problema: da un capo all'altro della città si avvicina a Los Angeles, non siamo molto distanti; e come Los Angeles, che è una città ricca di popolazione, Taranto ha la stessa bassa densità. Sta subendo una riduzione della popolazione come molte città italiane, ma sono convinto che la base della crescita sia la popolazione: questo tema era stato sottovalutato. Il Pug cercherà quindi di ridurre i fattori di espulsione e aumentare quelli di attrazione. La città di Taranto, comprese le realtà limitrofe, è lunga in rapporto alla dotazione delle infrastrutture e soprattutto dei servizi di trasporto: Talsano è lontana fisicamente dal centro di Taranto ma soprattutto, ripeto, in termini di dotazione di infrastrutture e servizi. Le reti Brt aiuterebbero a risolvere il problema. A Taranto, in determinate fasce orarie, è complicato muoversi, perché c'è questa mobilità indotta dalle scuole che blocca un po' tutta la città. Il problema sono le connessioni: contano quelle, un po' meno lo spazio».

Si lavora per questo a nuove soluzioni, è la direzione giusta quella intrapresa?
«Il Dpp ha già previsto nuove infrastrutture; lo stesso Piano della mobilità prevede un sistema di trasporto alternativo, fondato anche sulla valorizzazione della stazione di Nasisi che, secondo strategie in atto all'interno delle Ferrovie dello Stato, potrebbe diventare la stazione/fermata dell'alta velocità a Taranto: un perno che andrebbe a collegare il quartiere Paolo VI, la nuova zona dell'ospedale, e completare questo circuito verso San Vito, con delle diramazioni nelle realtà vicine».
Rispetto alla discussa questione del Comparto 32 come si porrà il Pug?
«Anche lì c'è una novità rilevante rispetto al 2019, cioè l'istituzione del Parco naturale regionale, che ha cristallizzato la situazione: è una realtà confinata, quel parco ricongiunge la fascia costiera con la zona della salina, quindi è un elemento che modifica molto le prospettive di sviluppo, nel senso che oggi è uno spazio chiuso da pianificare/ripianificare. La presenza dell'ospedale non è un elemento insignificante».
L'amministrazione Melucci sta puntando concretamente sul tema della riqualificazione e rigenerazione delle periferie: il progetto del nuovo stadio Iacovone, con annessi servizi del tutto assenti oggi in quell'area al quartiere Salinella, può essere un punto di forza di questa visione?
«Certamente. Una cosa che nasce nuova, senza contesto, non si radica: l'accompagnamento con misure di riqualificazione della città sono fondamentali anche per la stessa operazione che si può fare in senso specifico sugli stadi».
Taranto ha bisogno di nuova edilizia residenziale o può puntare sulla riqualificazione dell'esistente?
«La densificazione può avere degli effetti contrari, perché se sfrutto di più un suolo, quel suolo costerà di più: chi andrà ad abitarci avrà un costo maggiore sia d'acquisto sia d'affitto della casa; anche il commerciante si troverà un affitto più alto, e quindi non ce la farà a stare lì; portarci i servizi di trasporto costa di più. La città densa può addirittura essere controproducente: è chiaro che ha dei vantaggi, quindi il gioco degli urbanisti è quello di ottimizzare i vantaggi riducendo gli svantaggi. I vantaggi sono che non si riduce suolo, anche se per me il consumo zero di suolo è un'astrazione, e si aumenta la prossimità, ma va fatto con grande equilibrio».
C'è una criticità che ha riscontrato?
«L'infrastruttura stradale è poco urbana: è molto efficiente ma è quasi autostradale. Penso quindi alla sicurezza in caso di rischi, bisognerà ragionarci molto».
Per chiudere: quando potrebbe essere pronto il Pug?
«Ragionevolmente col sindaco ci siamo dati degli step, ma bisogna riparlare con la città: l'amministrazione vuole riattivare questo dialogo perché il Dpp, che è l'incipit del processo di pianificazione, va rivisto. Il piano lo disegnerei in poco tempo, ma il piano non è per me, è per la città, e devo aiutare la città a ridisegnarsi».
 

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