Morta dopo 5 giorni di agonia la donna investita da un'auto pirata

Morta dopo 5 giorni di agonia la donna investita da un'auto pirata
È durata meno di cinque giorni l'agonia per Annarita Massafra, la 51enne manduriana investita sabato scorso a San Pietro in Bevagna, marina di Manduria, da un'auto pirata il cui conducente è stato poi individuato e fermato. L'incidente era avvenuto dopo la festa patronale.
Ricoverata nella rianimazione dell'ospedale Santissima Annunziata di Taranto, all'esame dell'ultimo elettroencefalogramma di ieri pomeriggio la sua attività cerebrale è risultata assente pertanto i sanitari, dopo il periodo canonico di osservazione, hanno dovuto staccare le macchine che la tenevano in vita. I parenti che non si sono allontanati un attimo dalla sala d'attesa del reparto intensivo, dopo un consulto tra loro hanno deciso di non concedere l'assenso all'espianto degli organi per la donazione.
Il magistrato che conduce l'inchiesta, il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Taranto, Antonella De Luca, ha disposto una nuova ispezione dei luoghi dell'incidente per verificare in particolare le condizioni del manto stradale e della pubblica illuminazione che a quanto non era funzionante da tempo e che solo all'indomani della tragedia è stata ripristinata dal Comune di Manduria.
La pm dovrà ora modificare il capo d'imputazione a carico dell'automobilista che risponde di omicidio stradale con l'aggravante dell'omissione di soccorso oltre che delle lesioni provocate su un'altra donna, cognata della vittima, anche lei presa in pieno mentre in due percorrevano a piedi una strada della località balneare. Le due donne avevano preso parte alla processione del Santo da cui prende il nome la località balneare quando, intorno alle 23,30 una Fiat Grande Punto con un ragazzo bordo che la guidava non ha cambiato la storia stroncando la vita della cinquantunenne. Se l'è invece cavata con contusioni lievi sua cognata, una 47enne di origini calabresi che vive a Roma. Trasportata con l'ambulanza del 118 al pronto soccorso dell'ospedale di Manduria è stata giudicata guaribile in otto giorni. Quella più grave è stata invece trasportata direttamente all'ospedale di
Taranto dove è giunta in coma. La donna lascia il marito Gregorio Lenti, ex carabiniere in pensione e i figli Matteo, Michele e Simona. Di diversa natura ma pur sempre un dramma quello vissuto da chi ha provocato l'incidente mortale e si è allontanato senza soccorrere le due donne ferite.
L'indagato, un ventenne manduriano che era stato arrestato ai domiciliari la notte stessa dell'incidente e liberato il giorno dopo perché gli esami sul consumo di alcol e di altre sostanze era risultato negativo, è caduto in uno stato di profonda prostrazione. Chi lo difende, l'avvocato Franz Pesare, lo descrive «molto provato, si è chiuso in sé stesso e si rifiuta di parlare con chiunque; in accordo con la famiglia fa sapere il legale ci preoccuperemo di assicurargli un sostegno psicologico».
Il giovane che guidava la macchina della madre, aveva appena finito di lavorare in una panetteria del posto e stava facendo rientro a casa quando nel percorrere una strada stretta e priva di illuminazione (nella foto grande qui sopra) ha investito le due donne pensando si fosse trattato di una fronda d'albero che sporgeva sulla strada. Rischia una pena da 7 a dieci anni di reclusione ed anche l'arresto cautelare che potrebbe scattare oggi stesso. La famiglia della vittima, per l'assistenza legale, si è affidata allo studio associato degli avvocati Lorenzo Bullo e Cosimo Micera.
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Giovedì 4 Luglio 2019 - Ultimo aggiornamento: 05-07-2019 13:22