Polemica dopo le frasi del presidente di Confindustria Bonom. Il sindaco Melucci: «Andiamo avanti per chiudere l’area a caldo dell'ex Ilva»

Domenica 11 Luglio 2021
L'assemblea di Confindustria

Stop all’area a caldo dell’ex Ilva per sostituirla con turismo, portualità e attività legate al mare. Sindaco di Taranto, categorie produttive ed esponenti istituzionali difendono l’idea di un futuro della città che si svincoli dalla produzione d’acciaio.
Una diversificazione che ha però incontrato le parole polemiche del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. All’assemblea degli industriali di Bari e Bat, a proposito dell’ex Ilva di Taranto aveva chiosato con una battuta che lasciava poco spazio al futuro green. «Noi non evitiamo di parlare di Taranto ma ne parliamo con le persone che ci propongono un futuro per Taranto, non con chi ci propone allevamenti di cozze», aveva detto Bonomi.

Le reazioni

Una dichiarazione che ha lasciato di stucco soprattutto sindaco e presidente della Regione Puglia che ripetutamente chiedono la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva a causa del suo elevato impatto ambientale, in favore di una economia diversificata ed ecosostenibile. A margine dell’assemblea il governatore regionale pugliese Michele Emiliano aveva risposto a Bonomi difendendo la richiesta di decarbonizzazione e precisando che Bonomi «non conosce approfonditamente il legame che c’è tra i mitilicoltori, che sono tra i principali danneggiati, e Taranto. È assolutamente perdonato». 

 

Il sindaco


La schermaglia tra i due tuttavia è proseguita ieri con un durissimo intervento pubblico del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci: «Ci può essere un’industria di cui andare orgogliosi senza la salute delle persone?», si chiede.
Per il sindaco di Taranto, Bonomi «poteva risparmiarsi una brutta figura pubblica probabilmente frutto di scarsa conoscenza come del resto ha implicitamente sottolineato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, perdonandolo». 
«Bastava informarsi per bene sulla storia di Taranto e sul dossier Ilva, persino su dove stia andando il mercato dell’acciaio nei Paesi più avanzati. Poteva evitare di confermare il pregiudizio per cui sono alcuni grandi interessi privati che frenano una concreta e sostenibile transizione della siderurgia italiana. Poteva risparmiarci questi stucchevoli stereotipi sull’economia del Mezzogiorno», afferma Melucci.
«Noi difenderemo la nostra gente, le nostre produzioni, le nostre radici, la dignità e i sacrifici di quelle categorie che hanno patito l’inquinamento dell’ex Ilva, insieme con gli operatori dell’indotto siderurgico, ai quali potrebbe riservare migliori energie e attenzioni lo stesso presidente di Confindustria nazionale. Ci piace ricordare che mentre la siderurgia è arrivata a bruciare ogni anno centinaia di milioni di euro pubblici, l’Italia è stabilmente il secondo maggior produttore di pesca dell’intera area mediterranea, detiene attualmente il 12% del comparto dell’acquacoltura in ambito Ue, che vale più di 4 miliardi di euro per decine di migliaia di partite Iva, che i commerci che originano sul mare e i porti valgono quasi il 3% del Pil nazionale», ha poi aggiunto il primo cittadino. 
E definisce ancora «inaccettabile vedere offesi imprenditori dell’acquacoltura e della mitilicoltura, che sono da sempre un bellissimo biglietto da visita per il nostro territorio. Come lo sono oggi il settore croceristico, la logistica, l’aerospazio, tutte le eccellenze ioniche che non hanno certo vantaggi competitivi dalla presenza dello stabilimento siderurgico e che pure aderiscono a quella associazione datoriale». 
E conclude: «Vogliamo dire chiaramente a Carlo Bonomi che al tavolo per l’accordo di programma sull’ex Ilva discuteremo di chiusura dell’area a caldo, di decarbonizzazione completa, di idrogeno, di valutazione preventiva del danno sanitario, di bonifiche e, sì, anche di filiera del mare. È dove sta andando il mondo, è quello che serve alla qualità della vita dei tarantini», conclude Melucci. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA