Marina, appalti truccati: il ministero chiede i danni per un milione di euro

La Marina militare
Un milione di euro per danni all'immagine della Marina militare. È la richiesta formulata ieri, nel processo con l'abbreviato al cospetto del gup Vilma Gilli, dall'Avvocatura di Stato.
L'organo, che nel caso specifico rappresenta l'amministrazione della Difesa, si è costituito parte civile nel procedimento aperto dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone per gli appalti truccati nella direzione Maricommi di Taranto.
Nel caso specifico, il procedimento, che ha fatto registrare la richiesta di causa con lo sconto da parte di tre imputati, e di rito ordinario da parte di altri otto, costituisce il primo atto delle finestre investigative disposte dal dottor Carbone sulla gestione degli appalti in ambito Marina militare.
Nel procedimento all'esame del gup Gilli sono coinvolti fra gli altri Roberto La Gioia, all'epoca comandante del quinto reparto di Maricommi, capitani di fregata, capitani di vascello e dipendenti civili, assistiti fra gli altri dagli avvocati Raffaele Errico, Giampiero Iaia, Rocco Maggi, Diego Maggi, Andrea Silvestre e Vincenzo Vozza.
A vario titolo sono chiamati in causa per le procedure illecite individuate dai carabinieri. Come si ricorderà, successivamente a quel procedimento, lo stesso dottor Carbone volle approfondire la qualità delle procedure successivamente attuate all'interno della struttura militare della Marina.
E scoprì che la successione a quei vertici militari non aveva prodotto benefici in termini di legalità, anzi. Gli avvicendamenti germinarono situazioni peggiori, grazie all'avvento di Giovanni Di Guardo alla direzione di Maricommi, travolto dalla sua sete di denaro.
Nella scorsa udienza, l'accusa si era soffermata sulla posizione di tre dei coinvolti. A chiedere l'abbreviato era stato Roberto La Gioia, ex comandante del quinto reparto di Maricommi, che fu il primo militare a finire in manette e a rendere al titolare dell'inchiesta le prime indicazioni utili sul presunto sistema del 10 per cento che a Maricommi sarebbe stato imposto agli imprenditori desiderosi di ottenere appalti. Con La Gioia avevano chiesto la definizione attraverso la causa con lo sconto Fabrizio Germani, ex vicedirettore di Maricommi, e anche Antonio Summa. Hanno scelto l'ordinario, invece, Marco Boccadamo, esponente dello Stato Maggiore della Marina, Giovanni Caso, Giovanni Cusmano, all'epoca direttore amministrativo del Centro di addestramento aeronavale di Taranto, Attilio Vecchi, che era in servizio al Comando logistico della Marina militare di Napoli, Riccardo Di Donna, dello Stato Maggiore Difesa di Roma, Giuseppe Coroneo, vice direttore di Maricommi Taranto, il dipendente civile Leandro De Benedictis e il capitano di fregata Alessandro Dore. Per l'accusa pubblica, a vario titolo gli ufficiali della Marina avrebbero imposto alle ditte dell'indotto il pizzo sugli appalti.
Ieri, dopo che l'Avvocatura ha chiesto la condanna degli imputati e il risarcimento per danni d'immagine, la difesa degli imputati ha invece invocato l'assoluzione e, in subordine, nel caso specifico per la Gioia, la riqualificazione del reato originario di concussione in quello di corruzione.
Nuova udienza a maggio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Giovedì 11 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 09:42