Arriva l'adozione internazionale per i cani "abbandonati" in canile

Arriva l'adozione internazionale per i cani "abbandonati" in canile
di Massimiliano MARTUCCI
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Giovedì 30 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 2 Luglio, 14:26

Arriva l'adozione internazionale per i cani "abbandonati" in canile. L'impegno di Ina che ha scelto Martina per vivere.

L'impegno della volontaria

Frida è una cagnetta di taglia media. Ha gli occhi vispi e curiosi, il pelo lungo. Qualche esperto di cani potrebbe dire che è un meticcio, discende forse da un cavalier king e da qualche impavido cane randagio. Frida ha dodici anni, e prima di andare dal veterinario per i controlli prima dell’adozione, non era mai uscita dal canile. Se Frida potrà vivere gli ultimi anni della sua vita lontana dalla gabbia del canile, amata e coccolata da una famiglia, lo si deve all’impegno costante e quotidiano di Ina Fumarola, una volontaria che si batte da anni per dare dignità ai cani, in particolare a quelli che nessuno vuole più, malati o troppo vecchi, magari non adatti a Instagram o alle passeggiate in centro.

Il percorso

Frida presto partirà per un’adozione internazionale, perché: «È difficile che questi cani trovino famiglie qui da noi, e spesso sono costretta a trovare famiglie al nord o all’estero». Tutto è iniziato sei anni fa, o meglio, prima. Ina Fumarola è tedesca, sposata con un martinese, vivono a Martina da molti anni. Sei anni fa, andando a nuotare presso la piscina del Pergolo si è imbattuta in un cucciolo abbandonato, un piccolo randagio. Secondo il suo racconto, non se la sentiva di lasciarlo in mezzo alla strada e provò in tutti i modi di trovargli uno stallo, passando prima di tutto dall’Asl. «Mi consigliarono di riportarlo dove l’avevo trovato», ci racconta sorpresa. Quel cane si chiama Pepe e da sei anni vive con Ina, in casa, o in giardino, insieme ad altri tre trovatelli. Sarà stato lo sguardo straniero, estraneo, non allineato o non abituato ai nostri modi di fare, che hanno spinto la donna tedesca a occuparsi dei cani che nessuno vuole più. Un impegno costante e dispendioso, che riesce a portare a termine grazie alle donazioni di molti volontari. «Non è facile» spiega al Quotidiano, «perché è come se per i cani vecchi o malati non valesse la pena occuparsi».

Sarà la mentalità contadina, quel retaggio che vedeva gli animali domestici qualcosa in più di un semplice utensile da lavoro, che una volta malato non serviva, un retaggio che non ha intaccato Ina e la voglia di far del bene, «di impedire i maltrattamenti degli animali», spiega Fernando Caroli, storico veterinario di Martina Franca, che con la collega Angelita Colucci sostiene la battaglia di Ina Fumarola con le cure anche per i casi apparentemente più disperati. «Abbiamo ora in cura tre cani, uno di questi è stato vittima di un investimento. È stato operato male, a Taranto, dalla clinica convenzionata. È stato poi lasciato al canile con un’osteomielite in corso e il chiodo che spuntava dalla ferita».


Storie terribili, per chi ama gli animali, ma anche per chi ha a cuore il modo in cui vengono spesi i soldi pubblici. «Basterebbe un po’ di sensibilizzazione in più» spiega Ina, «perché sarebbe bello che le famiglie locali si occupassero di adottare i cani e magari stare attenti per evitare le cucciolate casalinghe».
Una battaglia vecchia di molte associazioni di volontariato, spesso impegnate nelle campagne di sterilizzazione. I cani, esseri viventi, non sono giocattoli. Non è raro incontrarli ancora legati a catene troppo corte o in gabbie troppo piccole. Loro sono lì, ingenui, contenti solo dello sguardo del padrone, che rappresenta tutto il loro mondo, il loro orizzonte. Ina, con il suo costante impegno, vuole lanciare un messaggio: «Così come ho salvato Frida, non sono riuscita a salvare tantissimi altri che invece non vuole nessuno».

 

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