Vessato fino alla tortura dalla "banda degli orfanelli": due condanne

Vessato fino alla tortura dalla "banda degli orfanelli": due condanne
di Nazareno DINOI
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Sabato 24 Settembre 2022, 08:04 - Ultimo aggiornamento: 08:05

Vessato fino alla tortura dalla "banda degli orfanelli": due condanne. La giustizia ha fatto il suo corso e dopo quasi quattro anni e mezzo dai fatti si sono aperte le porte del carcere per due dei tre maggiorenni della «banda degli orfanelli» condannati per aver vessato sino alla tortura il manduriano Antonio Cosimo Stano, il 66enne morto il 19 aprile del 2018 per lo stato di profonda sofferenza psichica e fisica che gli aveva provocato un'ulcera gastrica sanguinante risultata fatale.

La decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha confermato le condanne a 8 anni e 8 mesi per il 22enne Gregorio Lamusta e il 26enne Antonio Spadavecchia e a 7 anni e 4 mesi per il 22enne Vincenzo Mazza. I tre che sono stati riconosciuti colpevoli di tortura ma non di omicidio, erano gli imputati maggiorenni della baby gang composta anche da sette minori, tutti manduriani, ora quasi tutti liberi dopo il superamento di un periodo di prova in attività sociali. Non è stato così per i tre che avevano superato il diciottesimo anno di età. I due che devono scontare la pena maggiore, Lamusta e Spadavecchia, difesi rispettivamente dagli avvocati Pasquale Fistetti e Gaetano Vitale, dai domiciliari sono stati trasferiti in cella dovendo scontare ancora più di 4 anni.

Mazza, con un residuo di pena meno pesante, difeso dagli avvocati Franz Pesare e Armando Pasanisi, è rimasto ai domiciliari. Dopo la decisione della Corte suprema che ha reso irrevocabile la condanna, gli agenti del commissariato di Manduria hanno prelevato i due imputati e li hanno trasferiti nel carcere di Taranto.

Il processo 


Nel processo svolto con il rito abbreviato, ai tre imputati erano stati inflitti complessivamente 28 anni e 8 mesi di reclusione, dieci anni a testa a Lamusta e Spadavecchia e 8 anni e 8 mesi per Vincenzo Mazza. Pena ridotta in appello.
Gli episodi di violenza e di abusi vennero alla luce agli inizi di aprile del 2019 quando gli agenti del commissariato di Polizia raccolsero la denuncia dei vicini del pensionato squarciando per la prima volta il velo di silenzi che per anni avevano nascosto il dramma di Stano.


Mentre la Polizia avviava le indagini, dalle chat «degli orfanelli», così si autodefinivano, vennero fuori i video che riprendevano le loro scorribande notturne. Vere e proprie scene dell'orrore con il 66enne circondato, deriso e picchiato in strada ed anche nella sua abitazione diventata terreno di divertimenti per i bulli. Uno stato duraturo e continuo di sopraffazioni terminato il 23 aprile del 2019 con la morte dell'uomo. Ad ucciderlo fu una emorragia gastrica che secondo gli inquirenti era la diretta conseguenza delle violenze subite. Per questo per tutti il reato contestato fu quello della tortura con esito finale della morte. Nel dibattimento con l'abbreviato è rimasta solo la tortura come reato più grave facendo così risparmiare agli imputati la pesante pena prevista di vent'anni.
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