Operazione contro la mafia nigeriana: 10 arresti a Taranto

Operazione contro la mafia nigeriana: 10 arresti a Taranto
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Mercoledì 27 Luglio 2022, 09:34 - Ultimo aggiornamento: 20:00

Spaccio, riciclaggio e sfruttamento della prostituzione: un'organizzazione criminale nigeriana è stata disarticolata dalla Polizia di Stato a Taranto.

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L'operazione all'alba

Alle prime ore di questa mattina, la locale Squadra Mobile, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 9 cittadini di nazionalità nigeriana ed uno ai domiciliari, ritenuti presunti responsabili a vario titolo di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e riciclaggio di denaro.

Risultano indagate 23 persone per gli stessi reati. 

I dettagli

Le lunghe e meticolose indagini partite nel 2019, avviate con il fondamentale supporto dei servizi di intelligence nazionali (AISI), hanno permesso di delineare un’articolata e ben strutturata organizzazione criminale, dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti ed allo sfruttamento di giovani connazionali costrette a prostituirsi. È verosimile ritenere che i destinatari dell’odierna ordinanza cautelare siano membri dei cosiddetti gruppi “cultisti” nigeriani a matrice religiosa: potenti e violenti clan nati e sviluppatisi nel paese centrafricano che hanno esteso le loro ramificazioni criminali anche nei Paesi di emigrazione.

Si può ritenere che i traffici e le attività illecite fossero gestite nel capoluogo jonico da “confraternite”, i cui componenti – come documentato negli ultimi anni – si sono a volte affrontati in scontri estremamente violenti per affermare la loro egemonia sul territorio e all’interno della stessa organizzazione.

Gli episodi

Tra questi episodi, il più cruento avvenne, nell’agosto del 2020, nel centro cittadino tra i componenti delle gruppi “Eyie” e “Black Axe”: in tale circostanza, furono anche provocati ingenti danni ad una pizzeria ubicata nel centro cittadino. Le basi logistiche delle attività illecite sarebbero tre attività commerciali ubicate nel Borgo nuovo quali punti d’incontro della comunità nigeriana e fulcro della gestione dello spaccio. Proprio riguardo all’attività di spaccio, sembra che l’organizzazione criminale prediligesse le cessioni di stupefacente verso i connazionali di origine nigeriana, considerati più sicuri ed affidabili, anche con modalità di acquisto agevolatrici quali la “cessione con la formula del credito”. L’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti avveniva direttamente da connazionali residenti a Bari, registrandosi numerosi viaggi verso il capoluogo pugliese.

Altro settore illecito in cui avrebbe operato l’organizzazione criminale è quello del riciclaggio di denaro, verosimilmente ricavato dalle attività di spaccio, attraverso circuiti finanziari “criminali” per il trasferimento del denaro in Nigeria. Si tratta, in sostanza, di utilizzare “sportelli clandestini” per il versamento in Italia e per il successivo prelievo in Nigeria, con la garanzia di veloci tempi di consegna, talvolta immediati, garantendo al contempo l’anonimato del cliente e la possibilità di trasferire somme illimitate. Per questa operazione, la struttura criminale si avvaleva del titolare di uno dei negozi coinvolti al quale veniva materialmente consegnato il denaro che veniva trasferito con bonifico online da una banca nigeriana in favore del conto indicato dal committente, acceso sempre in altra banca nigeriana. Il denaro in contanti veniva “conservato” insieme ai versamenti cash di altri membri e, raggiunta una somma di un certo rilievo, veniva trasferito fisicamente in Nigeria anche mediante corrieri.

Le indagini hanno poi raccolto elementi indiziari relativi ad una fiorente attività illecita legata al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione laddove uno dei negozi individuati risulterebbe punto di ritrovo per contattare direttamente o ricevere la disponibilità di ragazze nigeriane, costrette a prostituirsi in un appartamento cittadino. Sembra anche che all’interno dell’appartamento fosse assicurato un ricambio costante e ciclico di donne le quali cedevano al gestore dell’attività illecita una percentuale del loro incasso.

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