Movida far west, liti e schiamazzi: anziana residente colta da malore

Lunedì 22 Giugno 2020 di Eugenio CALIANDRO
Adesso si è davvero oltrepassato il limite. Non sono bastati gli assembramenti senza mascherine dei primi giorni post lockdown e nemmeno gli atti di inciviltà di chi, venerdì sera, ha pensato bene di trasformare il sagrato della Basilica di San Martino, a Martina Franca, in una discarica a cielo aperto, lasciando sulle scale bottiglie di birra, bicchieri e cartacce varie. No, perché sabato sera quella stessa onda di inciviltà che ha investito il centro storico, alimentata dalla solita, deprecabile minoranza di giovani maleducati e irresponsabili, ha provocato danni ancora maggiori. Questa volta a farne le spese è stata un'anziana residente proprio nei pressi della Basilica, che, stanca di dover sopportare schiamazzi fino a tarda ora, dopo aver provato a far sentire le sue ragioni nei confronti di chi, evidentemente, non sa cosa sia il rispetto per il prossimo, ha accusato un malore ed è stato necessario l'intervento del 118, oltre che della Polizia, ed il trasporto in ospedale.

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Un episodio grave, che si associa a nuovi atti di inciviltà, quelli che hanno colpito ancora una volta la sacralità di uno dei luoghi simbolo del borgo martinese, la Basilica di San Martino, sulle cui scalinate sono stati abbandonati bicchieri, carte e bottiglie.
E, cosa ancor più grave, assolutamente inaccettabile, su una delle scalinate laterali (proprio nei pressi dell'abitazione dell'anziana signora), c'è chi ha addirittura lasciato urina e vomito.
Una situazione che ora rischia davvero di sfuggire di mano se non si attuano immediatamente dei controlli più serrati e non si comincia a individuare e sanzionare gli autori di questi scempi.
Lo richiedono a gran voce i cittadini, a partire dai residenti e dai commercianti del luogo perché non può essere la movida a far da vittima sacrificale sull'altare dei soliti idioti.

La movida, quella fatta nel rispetto delle regole e del prossimo non può che essere una risorsa per l'intera comunità, sia sotto l'aspetto turistico, sia sotto quello economico. Martina è da sempre una città amata e frequentata da migliaia di turisti, italiani e stranieri e deve mostrare la migliore immagine di sè agli occhi dei visitatori che devono poter passeggiare tra i nostri meravigliosi vicoli e frequentare i tanti locali che, soprattutto in questa fase post lockdown, hanno necessità di svolgere la propria attività e lavorare. Il tutto, ovviamente, nel pieno rispetto dei residenti. In sintesi, il problema non può e non deve essere la movida ma il rispetto delle regole.

«Faccio appello al senso di comunità. Negli ultimi anni - ha detto l'assessore alle attività culturali Antonio Scialpi - tanti giovani hanno preso l'abitudine di incontrarsi nel centro storico. Un fenomeno partito in modo spontaneo ed ordinato, per ritrovarsi e fare comunità. Una cosa bella e buona. Poi - ha aggiunto Scialpi - due o tre locali hanno cominciato distribuire cicchetti a un euro attirando gruppi di ragazzini che hanno iniziato a invadere stradine, disturbando e creando disagio crescente delle famiglie residenti, anche sotto l'aspetto igienico-sanitario. La bellezza del centro storico deturpata, il rispetto per anziani e residenti a gambe per aria. Sottosopra. Qualcuno richiede le maniere forti, multe, videosorveglianza, maggiore delle forze dell'ordine, misure repressive. Alcune di queste cose ci sono state, ma la tendenza è ora degenerata. La cosiddetta morale dissuasiva non funziona oppure è aggirata. Dopo mezzanotte la situazione diviene preoccupante e così si va avanti anche fino alle quattro, cinque di mattina. È necessario intervenire. Da quindici giorni - ha continuato Scialpi - si susseguono incontri, si raccolgono proposte. Il fenomeno è governabile, se ognuno esce dall'ottica di scaricarsi il dovere di intervenire. Bisogna agire da più parti, ritessendo relazioni, dialogando con i ragazzi a partire dai ragazzi stessi. Genitori seppur stressati da tanti problemi, docenti sensibili ai veri valori educativi, associazioni culturali, studiosi, giovani impegnati nelle parrocchie, devono unirsi e confrontarsi. Una sola istituzione non è sufficiente. La famiglia da sola non ce la fa. La scuola da sola neanche. Un'Amministrazione nemmeno. Bisogna assumersi la responsabilità e il problema come Comunità». © RIPRODUZIONE RISERVATA