Lavoro nero per arrotondare il reddito di cittadinanza: maxi multe e denunce a Taranto

Giovedì 30 Dicembre 2021
I controlli dei carabinieri

Lavoravano in nero e così arrotondavano il reddito di cittadinanza che percepivano regolarmente. 
Un lucroso e illegale “menage” che per sedici persone è stato spezzato dai controlli condotti dai carabinieri del comando provinciale e dai militari del Nucleo distaccato presso l’ispettorato del Lavoro (Nil), guidato dal maresciallo Cosimo D’Amone. Anche quei sedici “furbetti” del reddito di cittadinanza, infatti, sono stati intercettati dalle verifiche a tappeto condotte su tutto il territorio della provincia di Taranto dai carabinieri per tutto il mese di dicembre. 

I controlli

Gli accertamenti hanno puntato i fari sul rispetto delle misure di contenimento del contagio da “Covid-19” ma, inevitabilmente, hanno evidenziato violazioni di ogni tipo soprattutto in materia di salute e sicurezza del posto di lavoro. Consegnando un bilancio che parla da solo. Oltre ai sedici che hanno intascato indebitamente il reddito di cittadinanza, beneficio che ora sarà revocato, nella rete sono finiti lavoratori in nero e datori di lavoro a dir poco disattenti riguardo al rispetto delle norme per la sicurezza sui posti di lavoro. 
I carabinieri infatti, complessivamente hanno inflitto sanzioni per un totale di 780.000 euro.

Il bilancio

Il bilancio è molto pesante: ben 101 i datori di lavoro di cui 14 stranieri non comunitari che sono stati denunciati proprio per violazioni inerenti la normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e di valutazione dei rischi e fornitura dei dispositivi di protezione individuale. 
Sono state sospese in via cautelare, inoltre, 28 realtà imprenditoriali, nelle quali è stata riscontrata l’occupazione di manodopera in nero oltre ad altre gravi violazioni. 
Infine sono state verificate le posizioni di 320 lavoratori, di cui oltre 250 sono risultate irregolari o in nero. E tra queste ultime spiccano quelle dei sedici titolari anche di reddito di cittadinanza. 


Come si è detto le priorità al centro delle verifiche sono state indirizzate, in prima battuta, al contrasto delle violazioni elusive della normativa di contenimento alla diffusione del virus Covid-19, nonché ai fenomeni di sfruttamento e di sistematica violazione delle norme poste a tutela dei lavoratori, della loro dignità personale e professionale, della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro. Nel corso dei servizi sono state rilevate violazioni al “protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del coronavirus negli ambienti di lavoro. Numerosi sono stati anche gli illeciti di carattere penale rilevati e contestati in relazione alle disposizioni normative del “Testo Unico in materia di Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro”.
Complessivamente, quindi, sono stati definiti i controlli avviati a carico di 154 aziende. L’intera attività ha consentito di accertare e comminare sanzioni amministrative e penali per un totale di 780.000 euro. Mentre le somme delle quali è stata accertata l’indebita percezione come reddito di cittadinanza sono state quantificate in 178.000, con denuncia a piede libero dei sedici soggetti che avrebbero ottenuto il beneficio. Nel loro caso è stata tempestivamente avviata la procedura di revoca del beneficio. 

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