Task force regionale: «Una soluzione per i 1600 lavoratori di Ilva in As»

Venerdì 24 Settembre 2021
La portineria dello stabilimento siderurgico di Taranto

Si è riunita la task force regionale per l’occupazione presieduta da Leo Caroli sul tema dell’integrazione salariale ai circa 1.600 lavoratori dello stabilimento siderurgico rimasti all’Ilva in Amministrazione Straordinaria.

Le prospettive

«Bisogna accelerare le procedure per l’utilizzo dei lavoratori di Ilva in Amministrazione straordinaria, ora in cassa integrazione straordinaria, in un progetto di lavori di pubblica utilità (Lpu). I commissari straordinari vorrebbero attendere la presentazione del piano industriale, ma è campata in aria l’idea che non vengano annunciati nuovi esuberi e che vengano riassorbiti lavoratori attingendo proprio al bacino degli ex Ilva in As. Non ha senso aspettare, perché sappiamo che questo non avverrà mai», è quanto sottolinea il coordinatore provinciale Usb di Taranto, Francesco Rizzo, dopo la riunione. È stato «chiarito inoltre dal coordinatore del tavolo - aggiunge Rizzo - che i lavoratori interessati rimarrebbero in capo a Ilva in As e che i Lpu non sarebbero sostitutivi della cassa integrazione, ma si aggiungerebbero alla stessa, dando ai cassintegrati una retribuzione più dignitosa». 
Caroli ha «poi fatto una distinzione importante - osserva il coordinatore Usb - tra i Lpu che potrebbero rientrare nelle attività di bonifica leggera e le operazioni che invece richiedono una particolare competenza. Per le prime, ha dichiarato Caroli, si potrebbe partire, se i commissari Ilva approvassero, a stretto giro. Si pensi per esempio ai moltissimi siti interessati da sversamento di rifiuti nel Sin di Taranto. Per gli altri lavori, certamente più corposi e complessi, vanno certamente avviati i percorsi formativi per i quali la Regione mette a disposizione 10 milioni di euro». 
E di transizione energetica si è parlato ieri nell’assemblea annuale di Confindustria nazionale con il presidente degli industriali Carlo Bonomi che ha detto come questa abbia «impatti rilevanti su intere componenti della nostra industria e sui suoi occupati».
Per Taranto è necessario accompagnare la transizione energetica con chiare strategie di politica industriale. «Parti fondamentali della nostra industria resterebbero altrimenti esposte a rischi di chiusura o delocalizzazione. I big players tedeschi dell’auto, dopo i colpi severi del dieselgate, hanno comunque risorse finanziarie tali, da aver potuto annunciare nuovi modelli elettrici con investimenti complessivi per oltre 70 miliardi di euro. Ma le migliaia di piccole e piccolissime imprese italiane fornitrici di componentistica meccanica, parti di scocche e telai, si trovano ad affrontare la transizione senza adeguato supporto per i necessari investimenti». 
E così il presidente Bonomi ha citato il siderurgico: «Dalla produzione del cemento all’acciaio, si rischia di spacciare come risultato positivo il minor consumo di energia per unità di prodotto, uscendo da queste produzioni, e dipendendo ancor più dall’estero. Ci bastano 9 anni di follie pubbliche sull’Ilva di Taranto che ci obbligano a importare i laminati piani che non si producono più lì, senza dovervi aggiungere anche perdite massicce di produzione e di occupati anche per il Fit-for-55. Serve dunque una valutazione seria dei governi di Italia, Germania e Francia, sia degli impatti economici e sociali dei nuovi obiettivi, sia delle risorse per affrontare i costi sociali, perchè le proposte dalla Commissione Europea, così come sono ora, sono inadeguate», ha concluso Bonomi.

Ultimo aggiornamento: 14:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA