L'Iran vuol investire sul porto di Taranto: dialogo col governo Renzi

Il ministro Graziano Delrio al porto di Taranto
Il ministro Graziano Delrio al porto di Taranto
di Alessio PIGNATELLI
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- Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio, 21:33
Mercoledì 2 dicembre 2015, esattamente due mesi fa. A Taranto si inaugura la piattaforma logistica, si è in pieno clima derby Taranto-Bari per l’assegnazione dell’Autorità di sistema e le attenzioni si concentrano sul futuro della riforma portuale. Al porto di Taranto c’è il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Graziano Delrio. Le sue parole passano quasi inosservate quando invita a concentrarsi maggiormente sulla possibilità di «trasformare il porto in uno scalo con varie possibilità» aggiungendo piena «fiducia a intercettare gli interessi a livelli internazionali».

Con il commissario dell’Authority Sergio Prete, Delrio apre ufficiosamente la strada al Medio Oriente, in particolare all’Iran. Un Paese che sta uscendo dall’imbuto delle sanzioni internazionali e diventa un partner appetibile. Per l’Italia e per quella che il premier Matteo Renzi e Delrio hanno da sempre definito la porta del Mediterraneo.
Non c’è niente di ufficiale, ma a volte le ipotesi di fonti accreditate valgono più di contratti firmati. Il presidente iraniano Hassan Rouhani è sbarcato a Roma recentemente accompagnato da uomini d’affari e ministri. Tra i luogotenenti, c’era anche il collega ai Trasporti di Graziano Delrio.
Il ministro italiano ieri è tornato sull’argomento (con una intervista al Corriere Economia) ribadendo di aver caldeggiato «il porto di Taranto con il ministro iraniano Abbas Akhoundi, interessato al porto di Trieste e a quello pugliese che personalmente gli ho suggerito, avendone seguito le vicende fin dall’inizio».
E questa ipotesi è stata discussa anche durante l’ultima riunione del Comitato portuale. Non esiste al momento un protocollo, ma le possibilità ci sono. Su due fronti: movimentazione e accordi commerciali.

L’Iran sta rimettendo in moto la macchina delle relazioni commerciali. Nei giorni scorsi molte compagnie marittime hanno annunciato il ritorno nei porti iraniani dopo la sospensione delle sanzioni che erano state imposte da Stati Uniti e Unione europea.
Il percorso inverso potrebbe farlo la Islamic Republic of Iran Shipping Lines specializzata nel trasporto di container. Irisl è pronta ad aprire uffici in Europa con l’obiettivo di agevolare le esportazioni di petrolio e di altre tipologie di merci iraniane verso i porti europei come dichiarato dall’amministratore delegato della compagnia marittima, Mohammad Saeedi. Se si riuscisse ad accordarsi su una movimentazione di 300 mila container, l’opzione per il porto di Taranto non sarebbe certamente da scartare.

Tra le ipotesi possibili, anche coinvolgimenti di diverso tipo. Oltre ai container, infatti, Taranto potrebbe essere interessata da accordi commerciali che prevedrebbero imbarco-sbarco di automobili nel porto jonico. Attualmente, però, è il porto di Civitavecchia ad avere un rapporto privilegiato con Fca e con le automobili prodotte nello stabilimento Fiat di Melfi. Ipotesi, quindi, che ancora non trovano conferme ufficiali in documenti e protocolli ma che certamente potranno svilupparsi nel futuro.
Il commissario Prete non si è sbilanciato sull’argomento anche perché sono giornate caldissime sul fronte terminal. Ci sono priorità per quanto riguarda il prossimo bando da pubblicare per aprire l’era post Taranto container terminal per la movimentazione container. Entro il 10 febbraio si conta di ufficializzare i termini per le manifestazioni di interesse che, molto probabilmente, si tradurranno in uno spacchettamento del terminal container.
Ossia, non più un unico terminalista, ma più soggetti per evitare e superare la scottatura di quanto successo con Tct: più operatori eviterebbero di affidarsi a un’unica multinazionale e dipendere esclusivamente da essa.

Il bando resterà aperto una cinquantina di giorni e quindi entro fine marzo o inizio aprile potrebbero arrivare finalmente delle novità. Si apriranno colloqui con un’apposita commissione e verranno formalizzate le varie offerte. <HS>
La fiducia, dopo anni bui e perdita di traffici, è nuovamente alta. Anche perché Taranto non può permettersi di perdere la “scommessa porto” dopo le delusioni degli ultimi anni.
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