Giustizia-gate, al via gli interrogatori. L'agente: nessun ordine dal procuratore Capristo

Sabato 23 Maggio 2020 di Mario DILIBERTO
Una richiesta di informazioni fraintesa. E letta come un'indebita pressione su un pubblico ministero. Ma soprattutto un'iniziativa condotta senza alcun ordine impartito dal procuratore Carlo Maria Capristo. Così gli indagati sfilati ieri dinanzi al gip di Potenza Antonello Amodeo hanno derubricato l'episodio chiave al centro della bufera giudiziaria che martedì mattina ha portato al loro arresto e a quello del procuratore capo di Taranto Capristo, ai domiciliari da cinque giorni.

Quella di ieri, per la clamorosa inchiesta del procuratore capo di Potenza Francesco Curcio, è stata la prima giornata di interrogatori. Su cinque inquisiti colpiti dalla misura cautelare, in quattro hanno reso la loro versione dei fatti al gip che ha spiccato i provvedimenti restrittivi. Alla serie di interrogatori di garanzia manca proprio quello di Capristo, per il quale l'appuntamento è previsto per la prossima settimana.

Hanno risposto alle domande del giudice, invece, il poliziotto Michele Scivittaro, assistito dall'avvocato Giuseppe Giulitto, e gli imprenditori Cosimo Mancazzo, Giuseppe e Gaetano Mancazzo, anche questi due difesi dall'avvocato Giulitto. Pedine fondamentali, a giudizio degli inquirenti, della brutta storia che si sarebbe sviluppata tra i palazzi di giustizia di Taranto e Trani. Una vicenda che gli indagati hanno cercato di ridimensionare.

Il caso è ormai noto e ruota intorno al presunto tentativo di aggiustare un procedimento aperto dal sostituto procuratore Silvia Curione, pm in servizio nella procura di Trani. Nel suo ufficio, il 16 aprile di due anni, si presentò Scivittaro, uomo di fiducia di Capristo sin dai tempi in cui l'alto magistrato prestava servizio come capo della Procura di Trani.
A nome del procuratore, avrebbe richiesto il buon esito del procedimento nato da una denuncia per usura dei Mancazzo. L'obiettivo sarebbe stato quello di ottenere l'incriminazione dell'uomo denunciato e spianare la strada agli imprenditori per ottenere le garanzie riconosciute dalla legge alle vittime di prestiti a strozzo. Un disegno a cui, secondo la procura di Potenza, si sarebbe prestato Capristo mettendo sul piatto la sua influenza e la presunta rete di fedelissimi.
Su questa lettura, però, ieri sono giunte le argomentazioni proprio del poliziotto Scivittaro. Stando a quanto filtrato, l'agente ha confermato quella visita al pm, precisando che si trattò di una sua iniziativa per chiedere soltanto informazioni sulla denuncia degli imprenditori, suoi compaesani e amici di vecchia data. Quindi, a suo dire, nessuna pressione e meno che mai su mandato di Capristo.

Gli altri indagati, inoltre, avrebbero ammesso di aver confidato la vicenda giudiziaria all'agente. E che l'interessamento sarebbe scattato solo per comprendere l'esito della denuncia formulata un anno prima. Hanno anche spiegato di aver fatto ricorso alla magistratura perché erano convinti di essere vittime di usura. E hanno ricordato di aver depositato l'esposto a Trani dopo aver consultato un centro anti-racket di Molfetta.

Insomma più che di uno scandalo, secondo gli indagati, si tratterebbe di un equivoco. Così come sarebbe da rivedere anche la portata dei loro colloqui intercettati, comunque successivi all'archiviazione della denuncia per usura. Dichiarazioni che ora entrano nel fascicolo in attesa dell'interrogatorio di Capristo. Il procuratore, attraverso il suo legale, l'avvocato Angela Pignatari, ha già respinto con sdegno tutte le accuse.
Mentre le parti affilano le armi in vista del decisivo bivio dello scontato ricorso al tribunale del Riesame. Ultimo aggiornamento: 10:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA