Incendio distrugge il deposito comunale: rientrava nel progetto “Idrovie” finanziato con oltre un milione

Lunedì 23 Maggio 2022 di Lucia J.IAIA

Torna l’incubo degli incendi. Ancora di più da queste parti dove il ricordo delle fiamme che avvolsero lido Silvana resta sempre molto nitido. Così, quando venerdì pomeriggio, un’altissima colonna di fumo nero si è levata nell’aria, visibile anche dalle zone della marina di Pulsano, la preoccupazione è stata tanta tra gli abitanti della zona.
Un incendio di notevoli dimensioni, infatti, è divampato in un magazzino comunale e lo ha praticamente incenerito.Non un luogo qualsiasi, ma un deposito di quello che è, di fatto, un progetto incompiuto, le idrovie. 
Grossi tubi neri in plastica sono andati completamente distrutti ed inoltre, l’incendio si è sviluppato a ridosso di numerose abitazioni provocando panico tra i residenti. Non è ancora chiara l’origine del rogo che è stato domato grazie all’intervento dei vigili del fuoco di Taranto

L'intervento dei vigili del fuoco


I pompieri hanno dovuto lavorare per diverse ore, prima di mettere in sicurezza l’area ed alcuni abitanti del luogo hanno trascorso la notte in auto per timore di ulteriori pericoli. Ciò che era rimasto di un’opera che non vedrà mai la luce, si è definitivamente sciolto nel fuoco. 
A denunciare la vicenda Emiliano D’Amato esponente del MoVimento Cinque Stelle locale. «Voglio ricordare che in quel deposito si è consumato uno dei più grandi scandali della storia pulsanese, ovvero quello delle idrovie - afferma Emiliano D’Amato - il progetto prevedeva di collegare via mare con Taranto le spiagge di Leporano, Pulsano e Maruggio. Furono stanziati un milione e trecentomila euro dalla Regione Puglia in cofinanziamento con la Comunità Europea ed assegnati a Pulsano che era responsabile della realizzazione delle opere. Nel 2018, l’ingegnere Sansonetti, allora incaricato del collaudo delle infrastrutture per i turisti, non poté procedere alla certificazione delle opere per mancanza delle opere stesse».

Le idrovie in altre parole, non sono mai state realizzate ma parte del materiale che doveva servire all’opera c’era già, almeno fino a venerdì scorso. «Fa rabbia - prosegue l’ex consigliere comunale D’Amato - prendere atto che nei verbali dello stato avanzamento lavori si parlava anche di opere subacquee, come la posa di pesantissimi massi di cemento sul fondale marino, ai quali dovevano essere ancorate le banchine galleggianti, delle quali non vi era traccia». Intanto, le fiamme hanno avvolto il capannone che ospitava una porzione del progetto. «Quel che rimaneva di un’opera costata 1,3 milioni di euro e mai completata, era depositata in un magazzino comunale senza alcuna sorveglianza e protezione ed ora è tutto in fumo». D’amato vuole vederci chiaro e lancia un appello.


«La vicenda - conclude - meriterebbe certamente un ulteriore approfondimento da parte degli organi preposti, quanto meno per il danno alla salute causato dalle sostanze tossiche sprigionate dalla combustione delle materie plastiche, diossina in primis. Dopo il panico iniziale, è sopraggiunta la rabbia e la preoccupazione». Senza dubbio, non poteva esserci epilogo peggiore di un progetto che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto dare slancio al territorio con una serie di moli galleggianti tra Leporano, Pulsano e Torricella. Qualcuno aveva immaginato un via vai di motonavi e passeggeri, invece ciò che resta è solo una montagna d’interrogativi sotto un cumulo di cenere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA