Nuova immunità, negativo il parere della procura: «Perplessi, termini ampi»

Lunedì 7 Ottobre 2019 di Lino CAMPICELLI
Preoccupazioni e perplessità dei vertici della procura di Taranto sul disegno di Legge numero 147, recante conversione in legge del Dl 101 del 3 settembre 2019, relativo alle disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendale (articolo 14 Dl 101/19). Disposizioni che contemplano la famigerata immunità.

Le hanno manifestate il procuratore capo Carlo Capristo e il procuratore aggiunto Maurizio Carbone nel parere richiesto dalla Commissione parlamentare.
I vertici della procura jonica, che non potranno essere presenti all'audizione odierna, hanno rappresentato le proprie perplessità per iscritto, inviando le proprie determinazioni al presidente della Commissione Industria e Lavoro del Senato.

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Nell'evidenziare i punti salienti previsti dal decreto, il dottor Capristo e il dottor Carbone salutano con favore «il termine ultimo di esecuzione del piano ambientale, indicato nel 23 agosto 2023, con diversi termini specifici per singoli e determinati interventi».
Sul punto scrivono i vertici della procura che «la norma chiarisce bene i limiti temporali nel cui ambito opera l'esonero da responsabilità di cui discutiamo, imponendo al gestore il rispetto non solo del termine generale del 23 agosto 2023, ma anche, dove previsti, dei termini specificamente indicati per ogni singolo intervento».

Tuttavia, le osservazioni positive dei due magistrati finiscono qui, perchè la seconda parte del parere non lascia spazio a fraintendimenti.
«Perplessità», scrivono Capristo e Carbone, «desta invece la modifica volta a prolungare l'operatività della disposizione che esonera da responsabilità penale o amministrativa i gestori dello stabilimento sino alla scadenza del piano ambientale».
E in particolare, non piace alla procura, il passo in cui si stabilisce che «il termine del 6 settembre 2019 non trova applicazione nei confronti dell'affittuario o acquirente e dei soggetti da questi delegati».

Il dottor Capristo e il dottor Carbone lo scrivono chiaramente: «Senza entrare nelle scelte del Legislatore, appare poco conforme ai principi costituzionali concedere spazi temporali troppo ampi quando si discute di condotte che comunque mettono in pericolo l'ambiente, la salute dei lavoratori e delle popolazioni vicino al siderurgico, che subiscono l'attività nociva emissiva dello stesso».

«Trattasi», è scritto ancora nel parere della procura, «di termini abbastanza ampi che vanno persino a raggiungere i 42,48 mesi dall'ingresso del nuovo gestore».
Nel ricordare come su questo tema il gip di Taranto (il dottor Benedetto Ruberto), abbia sollevato la questione di costituzionalità (mercoledì c'è la camera di consiglio della Consulta, ndr) sull'intero impianto normativo «che ha dilatato eccessivamente gli originari termini concessi di 36 mesi sino a raggiungere quello incredibile di 11 anni dal sequestro dello stabilimento», i due alti magistrati sottolineano un aspetto fondamentale. «Ciò potrebbe portare diversi problemi di contrasto», hanno esplicitato nel parere, «quanto meno con l'articolo 3 della Costituzione e con il diritto alla salute dei lavoratori e delle popolazioni, costrette a subire le emissioni nocive della fabbrica (articoli 32 e 35 della Costituzione)».

In conclusione, secondo il dottor Capristo e il dottor Carbone, «seppur risultano apprezzabili gli sforzi tesi a delimitare meglio l'ambito di operatività dell'esonero da responsabilità penale e amministrativa per i gestori dello stabilimento e loro legati, desta perplessità l'eliminazione di un termine breve per l'operatività della scriminante a favore di plurimi interventi, e con un termine finale del 23 agosto 2023 ritenuto assolutamente eccessivo». © RIPRODUZIONE RISERVATA