Il pg Maruccia: «Nessun conflitto tra le Procure di Taranto e Milano»

Venerdì 22 Novembre 2019
Il procuratore generale della Corte d'appello di Lecce, Antonio Maruccia
«Con riferimento ad alcuni articoli di stampa apparsi in data odierna che riferiscono di un contrasto in atto tra la Procure di Taranto e Milano per le attività di indagine avviate sulla vicenda dello stabilimento ex Ilva di Taranto, si precisa che La Procura della Repubblica di Taranto e la Procura della Repubblica di Milano operano in perfetta sintonia, in modo coordinato e collaborativo ciascuna nell’ambito della rispettiva competenza stabilita dalla legge,secondo un metodo già positivamente sperimentato in passato proprio con riguardo alla società ILVA avente sede legale in Milano». A parlare è il procuratore generale presso la Corte d'Appello di Lecce Antonio Maruccia.

Per il massimo esponente della magistratura requirente nel distresso di Lecce, Brindisi e Taranto, «non ricorre pertanto alcun contrasto o conflitto, atteso il diverso ambito delle rispettive attività giudiziarie come ribadito e condiviso dal Procuratore della Repubblica di Milano e dalla Procura di Taranto».

Nello specifico, Maruccia spiega le linee lungo le quali procedono le due diverse inchieste: «La Procura di Milano ha avviato il suo intervento in sede civile ex art. 70 cpc   nella causa di rescissione del contratto di affitto d’azienda promossa dalla società ArcelorMittal Italia ed ha proceduto alla verifica della sussistenza di ipotesi di reato prima della Procura Taranto. Quest’ultimo Ufficio si è attivato solo a seguito di circostanziata denuncia presentata dai commissari dell’Amministrazione Straordinaria ed ha doverosamente avviato accertamenti per verificare se sia in corso o meno un “depauperamento” del ramo d'azienda nonché il rischio che le modalità di restituzione – e il preannunciato spegnimento degli altiforni - possano causare danni irreparabili al ciclo produttivo e all’ambiente, così come indicato nella denuncia». I magistrati di Taranto, è la conclusione, con riferimento alle critiche di chi sollevava dubbi sull'adeguatezza dell'ufficio rispetto alla complessità della materia trattata, «sono doverosamente impegnati  – e non da oggi – in attività delicate e difficili con il fine di assicurare la tutela dell’ambiente, del lavoro e dell’interesse pubblico».

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