Tangentopoli in Marina: il pm chiede il processo per sedici

La Marina militare
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Mercoledì 24 Aprile 2019, 09:45

Si avvia verso la definizione la terza e ultima parte della tangentopoli nella Marina militare di Taranto. Il procuratore della Repubblica aggiunto Maurizio Carbone ha infatti chiesto il processo per 16 persone, alcune delle quali già coinvolte nelle prime tranche dell'inchiesta condotta dalla guardia di finanza. Nell'ultimo capitolo della bufera giudiziaria sulle mazzette nella base militare di Taranto, infatti, figurano anche ufficiali della Marina non sfiorati da indagini nei primi, importanti capitoli dell'inchiesta.
Come Vincenzo Attollino, tenente di vascello al quale gli imprenditori avrebbero versato tangenti secondo il sistema consolidato del 10 per cento rispetto all'importo del valore dell'appalto aggiudicato. Oppure come il capitano di vascello Giuseppe Lopasso, capo servizio amministrativo della Stazione Navale della Marina che avrebbe incassato una mazzetta da 17mila euro per la fornitura di materiale igienico sanitario necessario durante le operazioni «Mare nostrum». E come il capitano di fregata Sante Palmisano, capo servizio amministrativo del Centro Addestramento Aeronavale di Taranto (Maricentadd), il capitano di corvetta Carmine Fischetti, capo sezione Affari generali di Maricommi, il capitano di fregata Sergio Zampella, capo servizio amministrativo della scuola Sottoufficiali di Taranto, il tenente di vascello Francesco Pignatelli, a capo del secondo reparto di Maricommi.
Si tratta di nomi che si aggiungono a quelli già emersi durante la prima tranche di indagini: gli ufficiali Riccardo Di Donna, Giuseppe Coroneo e Giovanni Caso. Tra gli imprenditori coinvolti figurano fra gli altri Pio Mantovani, Giuseppe Musciacchio e Vitantonio Bruno. Richiesta di processo anche per Valeriano Agliata, Armando Buzzacchino, Claudio Pinto e Carlo Capitanio.

Anche in questo caso, come già delineato nelle verifiche disposte dal dottor Carbone, le regole sarebbero state sempre le stesse: gli ufficiali imponevano agli imprenditori la dazione di bonus pari al 10 percento su ogni appalto.
Il «sistema» era capillare e non ammetteva deroghe: questo quanto ulteriormente emerso dall'attività investigativa diretta dal dottor Carbone, che ha individuato altre gare d'appalto truccate. Dalle forniture di beni e servizi per l'operazione «Mare Nostrum» al servizio di pulizie; dalle mense alle forniture delle singole basi del capoluogo jonico. Tuttavia, l'inchiesta aveva coinvolto anche un ammiraglio in servizio a Roma: all'alto ufficiale, poi deceduto, gli imprenditori Musciacchio e Bruno avrebbero corrisposto la somma di 24mila euro in contanti per l'acquisto di un Volkswagen Tiguan. Ciò per la sua mediazione presso uno degli ufficiali in servizio a Taranto.
Soldi contanti, un'auto, biglietti per voli aerei, ma pure vacanze a spese degli imprenditori che si aggiudicavano gli appalti: come quella che il capitano di fregata Pignatelli avrebbe trascorso in un hotel di Riccione insieme con la famiglia. Un soggiorno da 1652 euro pagato da Bruno per l'aggiudicazione di più appalti per i servizi di igienizzazione e sanificazione delle cucine e dei depositi della Marina nel 2013. Ventitrè i capi di imputazione: sintetizzano appalti truccati per circa 4 milioni e mezzo di euro, con tangenti pari, appunto, al 10 percento del valore di affidamenti e forniture. Ora il caso passerà all'esame del giudice dell'udienza preliminare del tribunale.
L. Cam.
 

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