Il dramma sul molo ex Ilva: trovata la cabina sul fondale Al setaccio i bollettini meteo

Venerdì 12 Luglio 2019 di Mario DILIBERTO

Gli occhi degli inquirenti sui bollettini meteo. E su quella allerta gialla diramata prima della spaventosa burrasca che si è abbattuta su Taranto. Previsione evidentemente lontana dal livello della tempesta che mercoledì ha seminato terrore e dolore sulle banchine gestite dall'ex Ilva.
In attesa di recuperare i brandelli della gru della grande fabbrica che l'altra sera si è accasciata nel mare del porto di Taranto, sotto i colpi di una violentissima tromba d'aria. Portando via anche Cosimo Massaro, il 41enne operaio del siderurgico, ufficialmente disperso da oltre 36 ore. Un dramma sul quale si sono spalancati i riflettori della procura. Ieri la zona della tragedia è stata sequestrata su ordine del procuratore capo Carlo Maria Capristo, che si è recato sul posto. Il comandante della Capitaneria di Porto Giorgio Castronuovo, inoltre, ha disposto il divieto di navigazione nei 250 metri antistanti la banchina del quarto sporgente dello scalo jonico.
Provvedimenti che servono a congelare il quadro in cui si è consumato il terrificante incidente sul lavoro. Primi passi del percorso che punta a delineare il quadro in cui è maturato il destino di Massaro. Mercoledì sera Mimmo era nella cabina di guida della gigantesca DM5, a decine di metri di altezza, quando la forza delle raffiche di vento ha raggiunto e superato i 110 chilometri orari. Non è riuscito a scendere da quella trappola ed è piombato in mare con buona parte dell'impianto.
Da quel momento gli inquirenti sono impegnati su due fronti: recuperare il suo corpo e decifrare una sciagura drammaticamente sovrapponibile a quella avvenuta nello stesso reparto e sulla stessa macchina sette anni fa. Anche quel giorno la furia degli elementi investì la DM5. La cabina di manovra piombò in acqua e venne recuperata alcuni giorni dopo con dentro il cadavere del gruista Francesco Zaccaria, di 29 anni.
Questa mattina i sub dei vigili del fuoco contano di recuperare la stessa capsula, nella quale si ritiene possa essere rimasto intrappolato Mimmo Massaro. Ieri le operazioni di recupero sono state rallentate da esigenze di sicurezza. Sul molo in concessione all'ex Ilva, ora gestito da ArcelorMittal, sono in bilico altre due gru dell'Ima, il reparto che gestisce le operazioni di carico e scarico dai bastimenti provenienti da mezzo mondo, del minerale destinato ad alimentare la grande acciaieria.
Due macchine come quella finita in acqua, che hanno traballato pericolosamente durante la bufera. Il vento le ha spinte verso il mare, nonostante le ruote fossero frenate. Si sono accodate sul limite del molo, e si sono incastrate una dietro l'altra. Il rischio di un ulteriore cedimento ha imposto grande prudenza ai soccorritori. I due giganti sono stati puntellati. E oggi saranno definitivamente messe in sicurezza. Poi i sub si caleranno nello specchio reso ancor più torbido e rossastro dal minerale precipitato in acqua nel corso della tempesta. La missione dei sommozzatori è quella di trovare lo sfortunato lavoratore. Ieri la cabina della sua gru è stata localizzata sul fondale melmoso, a quattro metri di profondità e ad una ventina dal molo, grazie ad una telecamera. Stamattina, salvo sorprese, si procederà al non semplice recupero. Insieme alla cabina il mare potrebbe restituire anche il corpo di Mimmo Massaro.
Proprio dalla pilotina sono giunte le ultime parole dell'operaio, raccolte dai compagni a terra, da dove era partita la direttiva di scendere dalle gru a causa del maltempo. Mimmo, purtroppo, è rimasto intrappolato. A soli 60 minuti dalla fine del suo turno. Mercoledì, infatti, aveva chiesto ed ottenuto un permesso per staccare due ore prima. Aveva un impegno con la famiglia. Ora sarà l'indagine diretta dalla procura e condotta da Capitaneria di Porto e Spesal, a tentare di spiegare cosa non ha funzionato l'altra sera, nonostante la durissima lezione impartita alla fabbrica sette anni fa con la morte di Francesco Zaccaria. E a individuare eventuali responsabilità con l'iscrizione dei primi nomi sul registro degli indagati.

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