Giorgia, via da una Milano surreale «Tutti sull'orlo di una crisi di nervi»

Mercoledì 26 Febbraio 2020 di Mario DILIBERTO
Scendendo i gradini del bus ha sospirato un eloquente «finalmente sono a casa». Un sollievo per Giorgia, studentessa tarantina di 19 anni, dopo la notte di viaggio per tornare a Taranto. Anzi, per sbarcare alle otto del mattino a Bari, visto che i biglietti dei bus che collegano Milano alla città dei due mari erano esauriti.
Quando è uscita dal bus insieme ad una cinquantina di altri giovani studenti che, come lei, ha preferito mettersi alle spalle l'emergenza coronavirus in Lombardia, ha trovato il papà ad accoglierla per riportarla a Taranto. E al suo arrivo, diligentemente e in ossequio al protocollo, ha comunicato il suo ritorno alla Asl, attraverso il medico di famiglia. E poi compilando l'apposito modulo. Un'accortezza alla quale sono tenuti ad attenersi tutti coloro che rientrano in Puglia dalle Regioni in cui il nuovo virus ha mietuto contagi e purtroppo vittime.
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Quella di Giorgia Violante, giovanissima tarantina che ha scelto Milano per continuare i suoi studi, è la storia di tanti ragazzi del Salento che in queste ore stanno tornando in Puglia con tutti i mezzi per allontanarsi dal Nord assediato dal coronavirus.
Un controesodo improvviso in cui si riflette il momento difficile del sistema Italia, costretto ad affrontare il pericolo del contagio. Giorgia ha deciso di imboccare la strada di casa quando le hanno chiuso l'accademia di recitazione e canto dove è entrata la scorsa estate grazie ad un provino e ad una batteria di esami. «Ho studiato danza per dieci anni - racconta - e la mia passione è cantare. Una carriera difficile a prescindere, ma impossibile se resti al Sud. Per questo sono andata a Milano».
Quella strada, però, l'altro giorno l'ha percorsa al contrario e in tutta fretta quando nel capoluogo lombardo la situazione è diventata complicata. E non solo per il rischio contagio. «Ho alle spalle giornate surreali in cui ho fatto fatica a riconoscere la città in cui vivo da mesi. La gente - spiega - è costantemente sull'orlo di una crisi di nervi. La scuola è chiusa. Forse riaprirà il 4 marzo. I supermercati sono svuotati e invivibili. Così quasi tutti abbiamo optato per il ritorno. Io con il bus. Alcuni si sono fatti venire a prendere dai genitori in auto».
La Milano sulle spine emerge nitidamente dalle parole di Giorgia che per ben due volte, nei giorni scorsi, ha tentato di rifornirsi al supermercato vicino casa. «La prima volta - spiega - non sono riuscita ad entrare. C'era una fila lunghissima di carrelli e mi sono arresa. Al secondo tentativo ho trovato scaffali vuoti e ho incrociato persone con le mascherine e un uomo con addosso quella che mi sembrava una tuta spaziale. Non vi dico le occhiatacce che rimedi se tossici o starnutisci. Un paio di uomini si sono accapigliati per qualche scatoletta. Sono tornata a mani vuote. E allora ho deciso che restare non aveva senso».
I primi giorni di emergenza, però, li ha vissuti nella casa di Milano che divide con altri sette studenti. Casa che si è gradualmente svuotata sino a quando Giorgia non è rimasta sola. «Io come tutti in realtà, mi sono attenuta alle indicazioni fornite dalle autorità. Ho evitato luoghi affollati e mezzi pubblici. Anche alla fermata del bus per Bari - aggiunge - sono andata da sola in taxi». Precauzioni che sta continuando ad osservare dal suo arrivo a Taranto. «Non ho avuto contatti per così dire pericolosi - conclude - e la zona in cui vivo è lontana da quelle rosse. Ora voglio solo che questo momento passi il prima possibile. Ieri ho parlato con alcuni miei amici dell'Accademia. Vogliamo tornare ai nostri studi il prima possibile».
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