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Acciaierie d'Italia: Orlando convoca sulla "cassa", Morselli accelera sulla produzione

Acciaierie d'Italia: Orlando convoca sulla "cassa", Morselli accelera sulla produzione
di Domenico PALMIOTTI
4 Minuti di Lettura
Sabato 12 Marzo 2022, 05:00

Si accelera sulla cassa integrazione straordinaria per un anno per i 3.000 di Acciaierie d’Italia, ex Ilva. A meno di 24 ore dall’incontro preliminare di giovedì pomeriggio in Confindustria a Roma, ieri il ministero del Lavoro ha convocato per il 16 marzo, alle 12, tutte le parti interessate. Non solo Acciaierie d’Italia e diverse sigle sindacali (Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Usb, Ugl, Fimu, Failms e Fismic), ma anche il ministero dello Sviluppo economico, Confindustria nazionale con quelle di Taranto, Genova e Alessandria e le Regioni Puglia, Liguria, Veneto, Lombardia e Piemonte. La convocazione è nella sede di via Flavia a Roma, nella sala D’Antona, ed è firmata dal direttore generale Romolo De Camillis. Si accelera dunque rispetto al primissimo step di giovedì perché per l’attuale cassa integrazione Covid si avvicina la scadenza e la nuova straordinaria, per ristrutturazione industriale, si deve avviare dal 28 marzo per terminare a marzo 2023. Trattandosi di ristrutturazione, è obbligato il passaggio al dicastero guidato da Andrea Orlando

L'accelerazione

Intanto, pur mettendo sul tavolo la cassa integrazione straordinaria per un anno per 3.000 dipendenti, di cui 2.500 a Taranto, e sottolineando più volte che non sono esuberi ma sospensioni temporanee, Lucia Morselli, amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, dichiara di voler far ripartire l’azienda. Vuole puntare alla svolta. Far girare il siderurgico rimettendo subito in moto l’altoforno 4. Far salire la produzione portandola quest’anno a 5,5 milioni di tonnellate di ghisa e 5,7 di acciaio. Sfidare l’onda d’urto dei rincari di materie prime ed energia per offrire una sponda alla manifattura italiana che rischia di soccombere, tant’è che si annuncia a brevissimo lo stop delle acciaierie elettriche del Nord perché non sanno più come fare. Ecco la linea Morselli. Ha detto l’ad l’altra sera: “Non abbiamo intenzione di farci intimorire da ciò che succede in siderurgia o da ciò che succede nel mercato dell’acciaio”. Una frase che tra i presenti al tavolo in Confindustria hanno interpretato come volontà di andare avanti malgrado la congiuntura sia molto pesante. E pare che al ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, non dispiaccia l’idea di un’Ilva che riprende a girare per supportare la manifattura che dell’acciaio ha bisogno. Su quanto ha detto l’ad, le posizioni dei sindacati sono state diversificate. La Uilm, per esempio, a fronte dei 3.000 in cassa straordinaria, ha alzato le barricate con Rocco Palombella che teme che questi lavoratori prima o poi si trasformino in esuberi da aggiungere ai 1.600 circa di Ilva in amministrazione straordinaria, già in cassa straordinaria da anni, e il cui ritorno in fabbrica sfuma sempre più. 

Fim Cisl e Fiom Cgil, invece, attendono sul terreno dei fatti il riscontro di quello che Morselli ha dichiarato. E la ripresa della produzione insieme agli investimenti è, per loro, il primo banco di prova. Con una serie di slide, intanto, l’azienda ha riassunto lo stato dell’arte. Per gli investimenti, si è appreso che nel 2019 ne sono stati fatti per 331 milioni, di cui 239 ambientali e 92 tecnologici. Nel 2020 gli investimenti sono ammontati a 297 milioni di cui 221 ambientali. L’anno scorso l’azienda ha investito 230 milioni nell’ambiente e 100 nella tecnologia per un totale di 330 milioni mentre quest’anno sono a calendario 407 milioni di investimenti di cui 146 ambientali e 261 tecnologici. Sino all’anno scorso, rispetto al totale investimenti, la fetta ambientale, intesa anche come adeguamento alle prescrizioni Aia, è quella che ha assorbito di più. Da quest’anno, invece, più spazio e soldi all’ammodernamento impiantistico. Questo fa il paio con le dichiarazioni dell’azienda, per la quale, rispetto al Dpcm di settembre 2017, è stato completato l’88 per cento delle prescrizioni previste. Per l’ambiente, oltre ai 146 milioni di quest’anno, se ne prevedono altri 46 l’anno prossimo per un totale di 152 milioni nel biennio. Rientrano in questo l’installazione dei filtri Meros su un’altra linea di agglomerazione, la bonifica dall’amianto, il nuovo impianto di trattamento delle acque di processo delle cokerie per abbattere il selenio, l’adeguamento della raccolta e del trattamento delle acque piovane sugli sporgenti portuali 2, 3 e 5 e sulle aree a caldo, la rimozione dei cumuli storici di polveri sui piazzali e dei fanghi di altoforno. Per gli investimenti, nel capitolo manutenzioni, nuovi equipaggiamenti ed automazione, più altri interventi, ci sono invece 185 milioni quest’anno e 175 il prossimo tra Genova-Novi Ligure e Taranto per un totale di 350. Nel biennio 2022-2023, 67 milioni riguardano solo Taranto divisi tra 32 (quest’anno) e 35 (il prossimo). Infine per la decarbonizzazione i dati presentati dall’azienda indicano 148 milioni per l’altoforno 5 (51 nel 2022 e 97 il prossimo) e 50 per l’altoforno 4 (15 nel 2022 e 35 nel 2023).

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