Ex Ilva, sindacati e Confindustria in pressing sul Governo: «Timori per i lavoratori»

Ex Ilva, sindacati e Confindustria in pressing sul Governo: «Timori per i lavoratori»
Sindacati confederali e Confindustria si compattano per provare a costruire una futura piattaforma ed evitare la crisi del lavoro legata ad ArcelorMittal.
Ieri hanno incontrato il prefetto di Taranto per trovare una sponda e trovare un punto d'incontro: nello specifico, il focus è stato sul mondo dell'indotto particolarmente a rischio a causa delle problematiche che la multinazionale dell'acciaio dovrà affrontare. Le polemiche di questi giorni tra governo e Am preoccupano Confindustria e organizzazioni sindacali che hanno anche chiesto di essere convocate a Roma. È il frutto di quanto successo ieri in via Anfiteatro a Taranto. A Palazzo del governo, il neopresidente degli industriali Antonio Marinaro e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno voluto fare il punto di questo periodo complesso e frenetico.

L'antefatto è però da circoscrivere a giovedì sera: gli stessi protagonisti si erano visti nella sede degli industriali in seguito all'ennesimo botta e risposta tra azienda e Di Maio. Ovviamente il problema non è nella dialettica ma quello che potrebbe scaturirne. Perciò, dopo il confronto in via Dario Lupo hanno chiesto un'audizione al prefetto Bellomo per istituzionalizzare questo percorso. Alle 13 di ieri, quindi, il prefetto di Taranto Antonia Bellomo ha ospitato la delegazione degli industriali - all'incontro erano presenti, oltre al presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro e al direttore Mario Mantovani, una rappresentanza di aziende del settore metalmeccanico e per Cgil Cisl e Uil i segretari generali Paolo Peluso, Antonio Castellucci e Giancarlo Turi. Forte preoccupazione è stata espressa in merito al confronto a distanza fra ArcelorMittal e Mise si legge nella nota unitaria - nel mentre si è aggiunta l'ulteriore criticità per il previsto spegnimento dell'Afo2. Quest'ultimo, come risaputo, complica maggiormente i piani di ArcelorMittal che si troverebbe da ottobre con solo due forni in marcia e livelli produttivi non sufficientemente sostenibili. Sindacati e Confindustria ritengono inoltre che il braccio di ferro dialettico sull'esimente penale non giova a niente e a nessuno e non contribuisce a fare chiarezza sulle sorti dello stabilimento jonico, né sulle sorti dell'intero territorio e della sua economia. Valutazioni come detto emerse già a seguito della prima riunione fra Confindustria Taranto e Cgil Cisl e Uil tenutasi giovedì sera nella sede degli industriali proprio per discutere della querelle instauratasi a colpi di dichiarazioni fra ArcelorMittal Italia e Mise.

Il vero punto di preoccupazione, in particolar modo per il futuro occupazionale diretto e indiretto, con l'intero sistema delle imprese dell'indotto locale, è la prospettiva di forte riduzione della produzione per il programmato spegnimento dell'Afo2 e del blocco delle attività del quarto sporgente. Blocco causato dal sequestro dell'area in seguito all'incidente mortale di Cosimo Massaro: Am ha cercato di ovviare all'impossibilità di utilizzare quei fondali scaricando minerali sulla banchina del Molo polisettoriale con conseguente aggravio di costi a causa del necessario trasporto su gomma per raggiungere l'area a caldo dello stabilimento e facendo ripartire il secondo sporgente. Non risolvendo però il problema dei gruisti restii a salire sulle macchine dopo la tragedia di qualche settimana fa.

Tornando all'incontro di ieri, le parti hanno avanzato la richiesta di interloquire direttamente con il Mise al fine di sollecitare un intervento chiarificatore sulla realizzazione del piano industriale e ambientale a fronte degli ultimi accadimenti. Sindacati e Confindustria inoltre auspicano come riportato al prefetto Bellomo che il confronto possa anche avvenire sul territorio e con il territorio per individuare soluzioni opportune e condivise anche a tutela dell'intero sistema degli appalti. A fronte di tale richiesta il prefetto si è impegnata, a breve, a trasmettere e sostenere al Mise le richieste delle parti sociali incontrate che prossimamente lavoreranno con le istituzione per redigere una piattaforma unitaria.
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Sabato 3 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento: 09:34