Ex Ilva: nuovo direttore allo stabilimento di Taranto

Uno dei reparti dell'ex Ilva di Taranto
Uno dei reparti dell'ex Ilva di Taranto
di Domenico PALMIOTTI
4 Minuti di Lettura
Giovedì 11 Agosto 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 12 Agosto, 17:32

Una telefonata partita ieri mattina dalle Relazioni industriali verso i sindacalisti delle federazioni metalmeccaniche, ha ufficializzato quanto era nell’aria da fine giugno: Vincenzo Dimastromatteo non è più il direttore dello stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, stabilimento di Taranto.

Gli subentra Alessandro Labile, direttore per ambiente, salute e sicurezza.

Chi è Alessandro Labile, il nuovo direttore

Gli subentra Alessandro Labile, direttore per ambiente, salute e sicurezza.

In questa veste ha seguito tutta la parte delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Dell’arrivo di Labile al vertice della fabbrica si parlava già da fine luglio e ieri le voci hanno trovato definitiva conferma.

Il predecessore

Dimastromatteo, tarantino, è rimasto in carica poco più di un anno. Si era insediato il 26 aprile 2021 subentrando a Loris Pascucci, genovese, trasferito ad altro incarico dirigenziale: gli investimenti speciali. Quello di Dimastromatteo era stato un ritorno a Taranto. Era stato in anni precedenti col gruppo Riva, proprietario e gestore della fabbrica sino al commissariamento dello Stato a giugno 2013. Andato via, Dimastromatteo era poi approdato al gruppo Arvedi per un pò di anni, quindi il rientro a Taranto. 

I commenti


Sul cambio della guardia, nessuna comunicazione è stata data da Acciaierie d’Italia. La notizia l’hanno veicolata i sindacati. «L’avvicendamento alla direzione - dichiara a Quotidiano  Francesco Brigati della Fiom Cgil - ci è stato comunicato con una telefonata. È un cambio, questo, che segue tutti gli altri che ci sono stati in quest’ultimi tempi. Dimostra, per noi, come l’azienda non abbia solo un problema finanziario, tra acquisto di materie prime e pagamento di indotto e fornitori, o produttivo, con la produzione di acciaio che non riesce a svoltare, o, ancora, di relazioni industriali con i sindacati, ormai inesistenti, ma anche di gestione. Di vero e proprio modello gestionale. Tutto questo - sottolinea Brigati - non fa che accrescere dubbi e incertezze, complicando ulteriormente la situazione». 

Le ragioni


Sul perché Dimastromatteo abbia lasciato, le voci circolate in fabbrica hanno parlato di un rapporto di fiducia venuto meno con l’ad Lucia Morselli dopo i problemi di funzionamento registrati nei mesi scorsi agli altoforni. E infatti a giugno è stato richiamato in qualità di consulente per l’area a caldo, dopo che era andato via per un dissidio con la stessa Morselli, l’ingegner Salvatore De Felice, tecnico di riconosciuta competenza. Fu allertato per mettere mano all’altoforno 1 che dal 12 giugno non riusciva a ripartire. Chiamato dall’azienda, De Felice è quindi tornato in fabbrica e nel giro di due-tre giorni ha riacceso l’impianto. De Felice ha circa 60 anni ed è stato già pensionato dall’azienda avendo beneficiato dell’esposizione all’amianto ai fini della valutazione del periodo contributivo. Dopo la pensione, De Felice è rimasto a lavorare in Ilva come consulente prima che la stessa azienda lo allontanasse a marzo 2021. È anche uno degli imputati nel processo “Ambiente Svenduto” relativo al reato di disastro ambientale contestato all’Ilva della gestione Riva. A maggio 2021 la Corte d’Assise lo ha condannato a 17 anni. Di lui, inoltre, si racconta che anni fa quando l’allora ad di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl, ora ceo ArcelorMittal France, cercó di richiamare a Taranto Di Mastromatteo, fu proprio De Felice ad opporsi, ponendo, pare, una sorta di aut aut. E quindi nell’uscita di Dimastromatteo ora potrebbe aver giocato anche il suo rapporto con De Felice. Prima di De Felice, era rientrato in fabbrica un altro ex: Giovanni Valentino, consulente per l’acciaieria. Mentre mesi fa è andato via Giovanni Donvito. In acciaieria, a inizio 2022, aveva preso il posto di Vito Ancona, spostato dall’acciaieria all’energia. Donvito ora è in Belgio a lavorare per conto dei Riva.

© RIPRODUZIONE RISERVATA