Ex Ilva, l'ad Morselli: «Scudo penale più ampio e giurisdizione a Roma»

Ex Ilva, l'ad Morselli: «Scudo penale più ampio e giurisdizione a Roma»
di Domenico PALMIOTTI
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Mercoledì 25 Gennaio 2023, 07:03 - Ultimo aggiornamento: 19:52

Lucia Morselli, amministratore delegato di Acciaierie d'Italia, chiede di estendere a garanzia dell'ex Ilva le norme prettamente giudiziarie del decreto legge numero 2 del 2023, quello su Misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale. Tutti gli altri, il sindaco di Taranto, i sindacati, il mondo ambientalista, chiedono invece l'opposto: restringere fortemente il perimetro di queste norme o, come nel caso degli ambientalisti, farle saltare del tutto dal testo del dl.

È quanto accaduto ieri in commissione Industria al Senato, che ha avviato le audizioni sul provvedimento del Governo. Sono così state manifestate due richieste opposte: da un lato, una sorta di estensione dello scudo penale, dall'altro un suo ridimensionamento. Intanto, è stato convocato per il 30 gennaio alle 14 l'incontro tra le organizzazioni sindacali (Fim, Fiom e Uilm) e i rappresentanti di Acciaierie d'Italia. Si terrà in Confindustria a Roma. La riunione fa seguito alle richieste dei sindacati sulla situazione dello stabilimento di Taranto.

L'audizione

Venendo all'audizione, Morselli mette all'indice più di un aspetto, chiedendo modifiche e integrazioni. In particolare, chiede che le norme sul sequestro (articolo 6, il giudice dispone la prosecuzione dell'attività avvalendosi di un amministratore giudiziario) siano estese anche ai casi in cui il sequestro c'è stato ma è stata anche negata dall'autorità giudiziaria la sua revoca. Ed è proprio il caso di Taranto dove gli impianti sono sotto sequestro da luglio 2012, concessi con facoltà d'uso all'azienda. Ilva in amministrazione straordinaria, che ne è proprietaria, ne ha chiesto a maggio il dissequestro ma si è vista sbarrare la strada da Procura e Corte d'Assise. L'articolo sul sequestro, per Morselli, «va esteso anche ai siti strategici che hanno chiesto la revoca e gli è stata negata, altrimenti potrebbe non essere applicabile ad Acciaierie».

E ancora: la confisca facoltativa (e la Corte d'Assise di Taranto, con la sentenza di «Ambiente Svenduto», ha sottoposto a confisca gli impianti di Taranto, confisca che sarà però esecutiva solo se confermata dalla Corte di Cassazione) non sia applicabile sui siti strategici come l'ex Ilva. Inoltre, propone l'ad, dopo la giurisdizione penale accentrata a Roma, anche quella amministrativa che dovesse riguardare l'ex Ilva sia spostata nella Capitale. In altri termini, trasferita per legge al Tar del Lazio e tolta dal Tar di Lecce. Morselli ne ha pure per le ordinanze del sindaco come autorità locali. Quelle che riguardano materia contingibile e urgente, dice, vanno concordate con l'autorità nazionale prima di essere emesse, cioè col ministero dell'Ambiente. E va cambiata pure la norma per l'amministrazione straordinaria per le società partecipate dallo Stato. Acciaierie d'Italia, con Invitalia in minoranza, lo è. Oggi l'articolo 2 del decreto prevede che il ricorso all'amministrazione straordinaria possa avvenire su istanza del socio pubblico che detenga almeno il 30 per cento delle quote societarie. L'ad Morselli non lo condivide. Cita un parere del costituzionalista Sabino Cassese e sostiene che vi è «seria incostituzionalità» dell'articolo 2. Morselli non parla di produzione, né di investimenti, né di ripresa dell'azienda, né di eventuale riduzione della cassa integrazione, tant'è che alcuni senatori manifestano delusione per l'intervento ascoltato.

Due altre cose però l'ad dice. La prima: quando arriveranno i 680 milioni da Invitalia (il decreto serve anche a sbloccare quest'intervento), «è evidente che ci sarà una parziale destinazione ai costi di energia, questo è normale. Il costo energia è stato il numero 1. È stato esorbitante e noi assorbiamo il 2 per cento dei consumi dell'energia in Italia». Però se Snam che avanza 280 milioni ed Eni che ne rivuole 6-700 per le forniture di gas, avranno di certo una fetta dei nuovi soldi, anche verso gli altri fornitori in credito ci saranno «piani di pagamento. Le posizioni che abbiamo nei loro confronti verranno onorate». La seconda: io Lucia Morselli sono l'ad di tutta Acciaierie d'Italia non solo l'espressione della parte privata Mittal. E tutto il cda «lavora per il successo della società a prescindere dalle nomine».

Il fronte ambientalista

Tutte le audizioni avvengono da remoto e quando interviene il fronte ambientalista è proprio la parte delle norme penali del decreto ad essere smontata. Legambiente, con Maria Maranò e Lunetta Franco, chiede infatti la soppressione degli articoli 5, 6, 7 ed 8 del decreto, con le disposizioni sul sequestro e sulla responsabilità penale. Chiede inoltre «l'obbligo di effettuare immediatamente, e con effetto vincolante sulla capacità produttiva massima dello stabilimento siderurgico, la valutazione preventiva di impatto sanitario secondo le linee-guida Vis», Valutazione impatto sanitario, «definite dall'Istituto superiore di Sanità e adottate dal ministero della Salute». «Quando il rischio sanitario viene oltrepassato, la legge tende a negare l'evidenza scientifica anziché obbedirvi e per l'ex Ilva ci sono già state quattro valutazioni di danno sanitario inaccettabile» afferma Alessandro Marescotti di Peacelink.

Disco rosso anche dalla Fiom Cgil. Nel decreto, rileva il segretario nazionale Gianni Venturi, «la formulazione degli articoli 5 e 7 rischia di far scomparire la responsabilità in sede penale, civile e amministrativa delle norme poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori». Responsabilità che è invece da riconfermare «con una formulazione esplicita». Intervenuti anche Valerio D'Alò per la Fim Cisl, Rocco Palombella per la Uilm, Antonio Spera per l'Ugl oltre ad Ernesto Somma di Invitalia. Dai sindacati, le richieste di ancorare i nuovi fondi alla ripresa produttiva dell'azienda, evitando regali e sprechi verso Mittal, e di mettere in pista già quest'anno il passaggio dello Stato al 60 per cento nel capitale della società.

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