Ex Ilva, ferie trasformate in cassa integrazione: sindacati contro azienda

Ex Ilva, ferie trasformate in cassa integrazione: sindacati contro azienda
di Alessio PIGNATELLI
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Giovedì 21 Luglio 2022, 05:00

Giornate di ferie tramutate in cassa integrazione. Arbitrariamente. È questa l’accusa, accompagnata da un esposto inviato all’Inps e all’Ispettorato del Lavoro, che le organizzazioni sindacali muovono contro Acciaierie d’Italia. Scoppia un altro caso all’interno del Siderurgico proprio nel pieno periodo estivo ma è bene cercare di spiegare i dettagli di una questione che contiene alcuni tecnicismi.

La richiesta dell'azienda e la sorpresa

Innanzitutto, tutto parte dalla comunicazione aziendale del 17 giugno firmata dal direttore delle Risorse Umane Arturo Ferrucci. A tutto il personale aziendale veniva raccomandato che “in ossequio alle disposizioni di legge, è necessario programmare almeno due settimane di ferie consecutive che dovranno essere fruite, compatibilmente con le esigenze tecnico-organizzative del reparto, nel periodo luglio/settembre 2022”. «Tuttavia la Direzione Aziendale - denunciano Fim, Fiom e Uilm - senza una preventiva comunicazione alle organizzazioni sindacali, ha unilateralmente modificato ai dipendenti, per il tramite dei responsabili delle risorse umane di ogni area dello stabilimento, il periodo di ferie concordato con il proprio responsabile diretto tramutato in Cigs».

C’è però un elemento da registrare. La circolare numero 8 del 2005 del ministero del Lavoro ha precisato che costituiscono ipotesi oggettive derogatorie all’ordinaria modalità di fruizione delle ferie, tra gli altri, gli interventi a sostegno del reddito ordinari e straordinari, in cui si assiste ad una “sospensione totale o parziale delle obbligazioni principali scaturenti dal rapporto medesimo, ossia l’espletamento dell’attività lavorativa e la corresponsione della retribuzione”. Semplificando: per gli operai interessati dalle chiusure totali dei reparti, ovvero nell’ipotesi di Cig a zero ore, non sembra sussistere il presupposto della necessità di recuperare le energie psico-fisiche cui è preordinato il diritto alle ferie.

Il problema fatto emergere dai sindacati, però, riguarda quei lavoratori che operano su impianti e reparti attualmente operativi e che svolgono una rotazione della cassa integrazione ai quali deve essere garantito il ristoro psico-fisico correlato all’attività svolta. «Nell’ipotesi sopracitata l’azienda prevede di convertire il periodo di ferie con la cassa integrazione straordinaria - scrivono le organizzazioni sindacali - Per tali ragioni Fim, Fiom e Uilm chiedono un intervento celere da parte degli enti ispettivi al fine di garantire il rispetto del sopra indicato principio, presupposto imprescindibile di ogni eventuale accordo contrattuale e/o sindacale finalizzato alla richiesta di forme di sostegno del reddito, pena l’applicazione del regime sanzionatorio previsto dalle norme vigenti». Nella denuncia, si ricorda infine che Acciaierie d’Italia ha in più occasioni utilizzato impropriamente l’utilizzo dell’ammortizzatore modificando istituti contrattuali come la malattia, la legge 104, la donazione sangue in cassa integrazione.

Le accuse di Usb

Sul tema, c’è anche la dura presa di posizione di Usb che giudica «inammissibile» l’atteggiamento aziendale «se si pensa inoltre che alcuni lavoratori hanno come ferie ancora da utilizzare 300/400 ore e se si considera inoltre che questo comporterà una decurtazione considerevole dallo stipendio». L’Unione Sindacale di Base ritiene indispensabile un tempestivo passo indietro affinché non si consumi l’ennesimo sopruso sulla pelle dei lavoratori: «Alla politica, in vista del vertice in programma per il 26 luglio nella capitale, l’Usb chiede una presa di posizione decisiva di fronte alle fantasiose e ridicole ricostruzioni della Morselli che disegna una fabbrica modello».

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