Ex Ilva: cassa integrazione per 3500 dipendenti

Lo stabilimento di Taranto
Lo stabilimento di Taranto
di Domenico PALMIOTTI
4 Minuti di Lettura
Venerdì 25 Febbraio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:14

Acciaierie d’Italia si accinge a presentare ai sindacati - probabilmente già lunedì prossimo - la richiesta di nuova cassa integrazione a partire da fine marzo. Ma con una novità importante: non sarà cassa integrazione ordinaria o Covid, così come è avvenuto sinora, ma cassa straordinaria per i lavoratori ex Ilva. Inoltre, il periodo non sarà più di 13 settimane ma di un anno. La cassa integrazione straordinaria - che dovrebbe riguardare 3.500 dipendenti in tutto il gruppo - viene chiesta per ristrutturazione e si aggancia al nuovo piano industriale di Acciaierie d’Italia che ormai sarebbe nella fase finale di messa a punto.

Il percorso

Diverso anche il percorso che si apre con la cigs. Se quella ordinaria viene gestita in sede locale, tant’è che l’azienda l’ha più volte applicata anche senza accordo con i sindacati, quella straordinaria per ristrutturazione prefigura un coinvolgimento dei ministeri interessati, la presentazione e la discussione di un piano industriale ed un accordo con i sindacati.

I precedenti

La cassa straordinaria chiude un lungo periodo che, partito a luglio 2019, cioè pochi mesi dopo (novembre 2018) il subentro di ArcelorMittal rispetto a Ilva in amministrazione straordinaria, ha visto sinora cig ordinaria e cig Covid. Quella ordinaria è partita con un numero massimo di 1.200 addetti per poi lasciare il passo a quella Covid che ha toccato anche punte di 4.000 unità (rispetto agli 8.200 di organico Taranto) nel clou della pandemia. Quindi si è passati a quella ordinaria per 3.500 tra quadri, impiegati e operai come tetto massimo. Nei giorni scorsi, in base al Dl n. 4 del 27 gennaio scorso, l’azienda ha annullato le istanze di cassa ordinaria del 2 settembre e dell’1 dicembre 2021 presentando, in sostituzione, domande per 2 blocchi da 13 settimane ciascuno di cassa ordinaria con la causale Covid19. Questo “in ragione delle sopravvenute disposizioni normative connesse al perdurare degli effetti determinati dalla situazione di emergenza epidemiologica”. Il periodo è compreso tra il 27 settembre 2021 e il 26 marzo 2022. Quando terminerà la cassa Covid (ora applicata realmente per 2.200-2.300 dipendenti), si aggancerà la nuova cassa straordinaria. 

La buona notizia


In questo scenario, c’è comunque una buona notizia. Ieri l’azienda ha comunicato alle sigle sindacali che il 3 marzo ripartirà l’acciaieria 1. Era ferma da dicembre. Verranno inoltre svolte, dicono i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm, “alcune attività sull’acciaieria 2” e questa lavorerà al di sotto delle sue potenzialità. Le federazioni metalmeccaniche sottolineano che “con la ripartenza dell’altoforno 4, che al momento è prevista nella prima decade di marzo, si marcerà con le due acciaierie a pieno regime”. “Finalmente una buona notizia per i lavoratori - commenta il segretario Fim Cisl, Biagio Prisciano -. Naturalmente, di fronte ad una comunicazione di sospensione della cig per i lavoratori di quell’area, non possiamo che esprimere approvazione, nella speranza - aggiunge Prisciano - di ridurre ulteriormente i numeri di cassa anche con un’auspicata ripartenze di altri impianti”. “In un clima generarle tutt’altro che soddisfacente - osserva il segretario Fim Cisl - confidiamo in un presto riavvio del tavolo ministeriale che possa portare ad una definitiva risoluzione della vertenza, ridando dignità ai salari di tutti i lavoratori legati alle sorti della grande fabbrica: i lavoratori diretti di Acciaierie D’Italia, quelli degli appalti e dell’indotto, nonché per tutti coloro che sono in Ilva in amministrazione straordinaria”. “Il tutto - conclude il segretario della Fim Cisl - nel rispetto della salute dei lavoratori e dei cittadini e dell’ambiente dentro e fuori la fabbrica”. 
Adesso, con l’avvio della cassa straordinaria, l’attenzione è rivolta al nuovo piano industriale di Acciaierie d’Italia. Nel vertice di dicembre tra il ministro Giancarlo Giorgetti e i sindacati, si disse che il piano si sarebbe basato su 4,7 miliardi di investimenti, forno elettrico, riduzione delle emissioni inquinanti e piena occupazione entro il 2025, data di entrata a regime di tutto il piano. Già in precedenti incontri l’ex Ilva aveva prospettato l’uso della cassa straordinaria a scalare. Più alta il primo anno di piano e poi, via via, decrescente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA