Draghi: provvedimenti per aumentare la produzione dell'acciaio nell'ex Ilva di Taranto

Uno dei tavoli a Roma azienda-sindacati per l'ex Ilva di Taranto
Uno dei tavoli a Roma azienda-sindacati per l'ex Ilva di Taranto
di Domenico PALMIOTTI
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Sabato 19 Marzo 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 17:02

Mario Draghi riapre il dossier Ilva. Con l’approvazione del decreto Energia varato ieri sera dal Governo, viene estesa “la garanzia di Sace all’Ilva per consentire all’azienda di aumentare la produzione e sopperire alle carenze di acciaio nel Paese. Nelle prossime settimane intendiamo prendere nuovi provvedimenti per migliorare la capacità di Ilva di produrre acciaio” ha detto il premier. Sace è la società assicurativo-finanziaria pubblica specializzata nel sostegno alle imprese. Mesi addietro si era parlato di un intervento di 700 milioni, mai concretizzatosi però.

E adesso il Governo lo rimette in pista per dare aiuto all’azienda, che nel frattempo ha visto sfumare la possibilità di usare per la decarbonizzazione 575 milioni del patrimonio destinato di Ilva in amministrazione straordinaria destinato alle bonifiche. Il Parlamento, nel decreto Milleproroghe, ha infatti cancellato la norma (articolo 21) che disponeva questo trasferimento di fondi. Intanto, per reperire liquidità l’ex Ilva di Taranto ha chiuso con Morgan Stanley un accordo per la cartolarizzazione di 1,5 miliardi di crediti. Una cessione in sostanza.

L'allarme di Giorgetti

Prima che Draghi parlasse in conferenza stampa e prima del Consiglio dei ministri, era stato il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, a porre in cabina di regia il problema della tutela della siderurgia nazionale e di Ilva. Giorgetti - secondo quanto diffuso da fonti della Lega - avrebbe detto che “siamo tra incudine e martello, tra aumento costi energia e carenza materia prima”. “Servono rottami - ha detto Giorgetti - e tutela della materia prima che abbiamo nel Paese per poter garantire la produzione”. Giorgetti ha quindi invitato tutti ad una riflessione su Ilva e, in particolare, se modificare le quantità di acciaio prodotte a tutela del prodotto nazionale. Appena qualche giorno fa in Confindustria, a Roma, l’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, aveva detto ai sindacati che l’azienda, in questo momento critico per l’industria nazionale, con le acciaierie elettriche del Nord che stanno chiudendo, vuole essere una sponda per la manifattura nazionale, che altrimenti rischia di bloccarsi. E quindi fornire acciaio, ghisa e bramme al sistema produttivo. Solo che per questo serve anche ossigeno finanziario all’azienda. Di qui l’azione di Draghi. 

 

Il confronto a Taranto con i sindacati

Su un altro fronte, invece, la riduzione dei numeri della cassa integrazione straordinaria a Taranto è la prima richiesta che Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm hanno posto ieri ad Acciaierie d’Italia, ex Ilva, avviando il confronto a livello di fabbrica dopo i due incontri in Confindustria e al ministero del Lavoro. L’azienda chiede che 2.500 dei 3.000 cassintegrati per un anno siano a Taranto. I sindacati replicano che questo numero può e deve essere sforbiciato. Ma se la riduzione numerica accomuna le principali sigle metalmeccaniche, vi è tuttavia una differenza di posizioni circa gli ammortizzatori sociali da usare. Fim Cisl e Fiom Cgil si dicono disposti a discutere di cassa straordinaria ma all’interno di un quadro di garanzie - investimenti, nessun esubero, piena occupazione, risalita della produzione, decarbonizzazione - mentre la Uilm chiede che di cassa straordinaria non si parli ma si cerchino soluzioni alternative. Sul punto, la Uilm affida il suo dissenso ad una breve nota. “La Uilm - si legge - ha confermato l’assoluta contrarietà rispetto alla cassa integrazione straordinaria e la necessità di discutere di ammortizzatori sociali speciali”. 
La finalità di questi accordi in sede locale è chiara. Mettere tutte le questioni sul tavolo, sforzarsi di trovare una sintesi, accorciare le distanze . Ieri, al tavolo, l’azienda si è presentata in delegazione: il direttore di stabilimento Vincenzo Dimastromatteo, il direttore generale Adolfo Buffo, il responsabile della parte ambientale Alessandro Labile e il responsabile delle relazioni industriali Pietro Golini.

Le dichiarazioni

Per Gennaro Oliva, coordinatore di fabbrica Uilm, “l’azienda ci ha presentato in dettaglio gli investimenti sia fatti che da fare. Ha ribadito che sul piano ambientale si va ormai verso il completamento delle prescrizioni Aia mentre sul nuovo forno elettrico e sul rifacimento dell’altoforno 5 si stanno studiando le soluzioni tecniche più opportune”. “Se il forno elettrico - dice Oliva - sarà alimentato dall’impianto di preridotto, per l’altoforno 5 si tratta anzitutto di evitare l’impatto emissivo. Ci potrebbe essere un mix di soluzioni tra gas e idrogeno, quest’ultimo in prospettiva”.


“Ci hanno ribadito - aggiunge Francesco Brigati, coordinatore di fabbrica Fiom Cgil - che quest’anno vogliono produrre 5,7 milioni di tonnellate attraverso tre altiforni, col 4 che sarà rimesso in attività a giorni, e due acciaierie. Ci sarà inoltre una fermata del treno nastri 2 per un intervento di manutenzione”. “L’azienda - spiega Brigati - ha anche affermato che è stato messo sul tavolo il problema della riduzione dei tempi della distillazione del coke nelle batterie da 24 a 18 ore poichè le stesse sono state ammodernate e messe a norma. Una commissione tecnica studierà il caso con il coordinamento del Mite”. “Poiché a maggio prossimo non ci sarà alcuna salita dello Stato al 60 per cento del capitale di Acciaierie d’Italia, si tratta di costruire un accordo ponte che ci permetta di superare il 2022 - rileva Brigati -. Oltre a ridurre il numero di cassintegrati, perchè, per esempio, non si capisce perché tagliare con la cigs del 20 per cento l’organico delle manutenzioni se la fabbrica andrà a tre altiforni, come Fiom abbiamo chiesto il dettaglio dei piani di manutenzione ordinaria e straordinaria e di sapere a che punto è il programma di rimozione dell’amianto”. Sugli investimenti, invece, la nota Uilm dice che “pur apprezzando l’esposizione tecnica sugli investimenti effettuati (principalmente legati al rispetto dell’Aia) e quelli previsti nel biennio 2022/23, abbiamo ribadito le nostre perplessità sui presunti “piani” futuri considerando le enunciazioni della controparte del tutto teoriche, principalmente alla luce degli avvenimenti sugli assetti societari che potrebbero portare a radicali cambiamenti già a partire dal mese di maggio”. 
“Abbiamo fatto un approfondimento ulteriore rispetto a quanto delineato al ministero del Lavoro - sostiene Vincenzo Laneve, coordinatore per la Fim Cisl -. Adesso nei confronti del 21 marzo per l’area ghisa, del 22 per l’acciaieria, laminazione e treni nastri e del 23 per officine centrali di manutenzione, staff, logistica ed energia, andremo nel particolare vedendo le esigenze e come ridurre l’impatto della cassa".

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