Segregata in casa dal compagno: lo denuncia e lo fa condannare

Segregata in casa dal compagno: lo denuncia e lo fa condannare
di Massimiliano MARTUCCI
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Lunedì 31 Maggio 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 08:17

È stato condannato a cinque anni e sette mesi di reclusione un giovane di 28 anni di Martina Franca, per maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona, ai danni della giovanissima compagna e del loro figlioletto. La sentenza, emessa dalla Seconda Sezione Collegiale Penale del Tribunale di Taranto, presieduta dal giudice Federica Rotondo, mette un punto fermo sulla violenza subita da una giovane donna, costituitasi parte civile per mezzo dell’avvocato Anna Malagnino. 

La vicenda

I fatti risalgono a luglio scorso, quando la ragazza, in preda al panico, contatta le forze dell’ordine per denunciare l’ennesima aggressione fisica e di essere stata chiusa in casa insieme al figlio di pochi mesi. Impossibilitata a uscire, la giovane contatta i carabinieri di Martina Franca che la liberano. 
Quello che emerge è un anno di convivenza costellato di numerose violenze. L’uomo viene rintracciato e arrestato e posto agli arresti domiciliari. Il processo ha consentito di accertare la colpevolezza del ventottenne, che dovrà risarcire i danni morali, per cinquemila euro, patiti dalla donna e dal minore.

Secondo quanto affermato Angela Lacitignola, presidente dell’associazione Sud Est Donne, che a Martina Franca e Crispiano gestisce uno sportello contro la violenza, i casi di maltrattamenti domestici sono aumentati, durante il lockdown del 2020, ma le denunce sono diminuite: «Sono i numeri a dirlo: dallo scorso anno, infatti, sono aumentate le richieste di aiuto delle donne causate da un’escalation di violenza derivante dalla costrizione alla convivenza, anche a causa della perdita del lavoro di uomini e donne. Inoltre, sono aumentati gli inserimenti in casa rifugio per la complessità e la veemenza delle violenze subite. Dati che vanno comparati alla contemporanea diminuzione delle denunce e dall’aumentata percentuale delle donne che ritorna con il maltrattante». 
Secondo i dati relativi al 2020 del centro antiviolenza, il 69,9% delle donne si rivolge spontaneamente al Cav; nella parte restante, 30,1% dei casi, l’invio è fatto da parte di altri servizi, in particolare i Servizi Sociali (24%) e le Forze dell’Ordine (11%), la percentuale più alta di accesso spontaneo (75,5%). Nell’89,8% dei casi le donne sono di nazionalità italiana.
La condanna del giovane martinese e quindi la fine della violenza nei confronti della sua giovanissima ex compagna è potuta avvenire solo grazie alla forza di denunciare che quest’ultima, ormai stanca di quanto subiva, è riuscita a trovare. Quel giorno dell’estate scorsa, chiusa a chiave in casa, ha trovato la forza di rompere il cerchio e di affidarsi ai carabinieri. L’uomo è stato prima arrestato, quindi gli è stato imposto l’allontanamento e infine condannato a cinque anni e sette mesi di carcere. Insomma, denunciare serve sempre.

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