Disabile ricco e orfano: i parenti lo assistono Svaniti 600mila euro

Giovedì 28 Novembre 2019 di Lino CAMPICELLI
«Gli amici sono il modo di Dio per scusarsi dei parenti». È una delle frasi più celebri dello scrittore londinese Hugh Kingsmill ed è entrata di diritto fra gli aforismi più incisivi del Novecento. Oggi, il concetto resta di stretta attualità e costituisce una sorta di anatema verso parentele che si traducono in legami perniciosi. Nel caso specifico, è perfettamente spendibile per la vicenda all'esame della magistratura di Taranto, al cui interno non è possibile non prendere le distanze dai parenti di un disabile, diventato orfano e beneficiario di una fortuna, ma derubato da una coppia di parenti.
Appropriazione indebita aggravata: è il reato contestato dal sostituto procuratore della Repubblica dottoressa Antonella De Luca, titolare del complesso procedimento che sfocerà all'esame del gup del tribunale.
Sott'accusa due coniugi, oggi ex, che avevano richiesto, alla morte del padre della parte offesa, di potersi occupare del parente che soffre di disagi psichici. La richiesta, in favore dell'uomo che necessitava (e necessita ancora) di cure, sostegno e amorevole comprensione, era stata accolta favorevolmente da altri parenti del disabile, anche in virtù della distanza geografica che li separava.
Negli anni, però, questo supporto alle condizioni del soggetto psichicamente debole non era sembrato, ai familiari che lo avevano affidato alla coppia tarantina, adeguato nè disinteressato. Il sospetto che l'interessamento fosse stato strumentale a mettere le mani sul suo patrimonio, infatti, era cresciuto nel tempo, anche in virtù di alcuni comportamenti considerati poco cristallini.

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Alla fine, i familiari che vivevano in una città del Centro-Nord, pur lontani dalle traversie sofferte dal disabile, avevano ritenuto di aver acquisito sufficienti elementi per presentare una denuncia. E per accogliere nel proprio ambito quel parente affidato alla voracità altrui. Nel frattempo, le procedure attivate per dare un supporto diverso alla parte offesa attraverso un amministratore di sostegno si erano concretizzate. Così, il giudice tutelare aveva nominato un amministratore diverso da quello, temporaneo, che si era proposto al giudice civile, e che faceva parte del nucleo familiare della coppia che lo assisteva. Nominato dal giudice, il nuovo amministratore di sostegno aveva presentato dal canto sua una denuncia alla magistratura di Taranto, integrativa rispetto a quella già avanzata dal familiare della parte offesa.
Nelle denunce era stata rappresentava non solo la condizione psichica del soggetto disagiato, ma pure la sua situazione patrimoniale.
Ottenuto questo corredo di informazioni, la dottoressa De Luca aveva delegato le indagini alla polizia e alla guardia di finanza, finendo con l'acquisire una lunga serie di elementi idonei per l'imputazione.
Alla coppia si contesta di essersi appropriata, sino all'agosto del 2017, delle somme di denaro ricevute in eredità dal disabile, dei proventi dei canoni di locazione di un immobile, delle pensioni di invalidità, dei proventi della vendita di altro immobile, ereditato da una zia, del riscatto di una polizza assicurativa. Di un patrimonio, in sostanza, di circa 600mila euro. Una ricompensa esagerata, in ultima analisi, per un'assistenza di pura umanità.
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