Attesa infinita per l'esito delle analisi: muore bambina di 4 anni. Condannato un medico, assolti altri tre

Domenica 18 Aprile 2021 di Francesco CASULA

Un medico condannato e altri tre assolti. Si è chiuso così il processo di primo grado nei confronti dei quattro medici finiti a processo per la morte di una bambina di 4 anni deceduta nell'agosto 2013 all'ospedale SS. Annunziata di Taranto.
Il giudice Federica Rotondo ha infatti condannato a 6 mesi di reclusione con pena sospesa un medico di base che per primo aveva avuto in cura la piccola. Il professionista è stato condannato anche a pagare, in solido con l'Asl di Taranto, un risarcimento nei confronti dei familiari della piccola che si erano costituiti parte civile attraverso l'avvocato Gaetano Cingari che ha ottenuto anche il pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 200mila euro.
Il magistrato, nella stessa sentenza, ha inoltre assolto altri tre medici dell'ospedale Santissima Annunziata: si tratta di un dirigente medico specialista in endocrinologia, difeso dagli avvocati Antonio e Carlo Raffo, due pediatri difesi dall'avvocato Elisa Pugliese e Gianluca Mongelli.
La procura aveva chiesto per tutti la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione, ma i difensori sono riusciti a dimostrare che nella tragica vicenda non c'erano responsabilità dei medici dell'ospedale.

 

La tragica vicenda

 

I fatti risalgono a luglio 2013 quando i familiari della bambina, accortisi della sua continua debolezza, la sottoposero a visita dal medico di base che dispose una serie di analisi che i genitori effettuarono il giorno successivo. A questo punto, però qualcosa andò terribilmente storto. I genitori attesero la chiamata dell'ospedale per ritirare gli esiti, ma non arrivò alcuna chiamata anche se i risultati degli esami erano pronti solo qualche ora più tardi.
A distanza di una settimana circa le condizioni della bambina costrinsero i genitori a tornare nuovamente dal medico di base che chiese di visionare i risultati degli esami: solo a quel punto i genitori contattarono l'Asl e ottennero gli esiti di quei prelievi. Quei dati mostrarono un quadro clinico particolarmente critico con un valore particolarmente alto della glicemia. La bambina fu ricoverata il giorno successivo e in ospedale i medici avviarono da subito una prima terapia disponendo al contempo nuovi esami. Da questi ultimi emerse che tra i precedenti e il ricovero la situazione era drammaticamente peggiorata: la terapia fu quindi rafforzata, ma purtroppo non fu sufficiente a salvare la vita alla piccola.

 

L'inchiesta


La procura aprì un'indagine per cooperazione in omicidio colposo nel quale fu coinvolto anche il personale in servizio al laboratorio analisi dell'Asl: le indagini infatti avevano appurato che il ritardo nella diagnosi, precedente al ricovero, aveva determinato effetti purtroppo irreversibili sulla condizione della piccola. Per le tre persone finite sotto inchiesta, però, un processo parallelo ha stabilito che non avevano alcuna responsabilità diretta nella vicenda.
A giudizio quindi rimasero il medico di base e i medici dell'ospedale che avevano in cura la bambina: secondo i consulenti della Procura, infatti, anche questi avevano contribuito alla determinazione del tragico evento. Al termine di questo procedimento, come detto, il tribunale ha individuato responsabilità penali solo nella condotta del medico di base e non in quella dei dirigenti ospedalieri.

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