Moria di cozze e pesci: allarme dei mitilicoltori. «Basta ritardi e mitili dall'estero»

Moria di cozze e pesci: allarme dei mitilicoltori. «Basta ritardi e mitili dall'estero»
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Giovedì 3 Settembre 2020, 10:54
Il caso si era già presentato negli anni scorsi. E così anche nel 2020 il caldo torrido degli ultimi giorni, ma non solo, ha provocato la moria di mitili e di pesci di fondo nel secondo Seno del Mar Piccolo, a Taranto.
A spiegare come la mitilicoltura, eccellenza del territorio jonico, si trovi ora in estrema difficoltà, sono gli operatori. In una nota Emilio Palumbo e Cosimo Bisignano, rispettivamente per Agci Pesca Taranto e Lega Pesca Taranto lanciano l'sos sulle ulteriori difficoltà del settore ittico, già provato dalla caduta libera della domanda di prodotto per la crisi legata alla pandemia da Covid-19. «Le cause della moria sono note, anche le soluzioni, ma poco ci si adopera per attuarle», affermano i due rappresentanti degli operatori.

La genesi di questo fenomeno è nella situazione, ancora non risolta, del Primo Seno. Vige infatti una ordinanza che vieta di allevare mitili di dimensione superiore ai 3 centimetri e che obbliga a trasferire i mitili entro il 28 febbraio di ogni anno in aree già classificate, ovvero, nella maggior parte dei casi, nel Secondo seno. Di conseguenza, si crea un sovraffollamento di mitili che ne ritarda la piena maturazione e che si completa a ridosso dei mesi più caldi dell'anno. Ma nei mesi estivi, spiegano i mitilicoltori, le temperature termiche sono molto alte e la concentrazione di ossigeno disciolto nelle acque è minima portando alla morte per soffocamento delle specie in allevamento.

«Eppure questo doveva essere l'anno dell'inversione di marcia e della finalizzazione di quelli sforzi profusi dalle associazioni di categoria insieme alle istituzioni, comune di Taranto, commissario straordinario per le bonifiche. Un confronto vivace che ha evidenziato le criticità e le cause dell'inquinamento del mar piccolo. Una soluzione, proposta a più riprese nel corso degli anni al Comune di Taranto, sarebbe l'istituzione di un' area collettiva di stoccaggio nel Mar Grande, dove le aziende del settore potrebbero, attraverso un comodato d'uso da stipulare con la stessa amministrazione, stoccare il prodotto e salvare la produzione. La soluzione definitiva è più efficace, ovviamente, sarebbe quella della bonifica e del pieno recupero del Primo Seno del Mar Piccolo, progetto verso il quale, la commissaria Vera Corbelli ha profuso enorme impegno, la sua competenza e la sua dedizione ma che verrà sostituita nel ruolo di vertice delle Bonifiche», affermano Palumbo e Bisignano. L'avvicendamento, a loro parere, «comporterà un rallentamento di tutte le iniziative intraprese e una fisiologica incertezza sull'operato della nuova direzione».

Per questo Agci e Lega Pesca auspicano «un rapido insediamento del nuovo commissario e della sua struttura operativa, affinché non si perda tempo prezioso, e anzi si accelerino tutte le attività già avviate e quelle da programmare. Siamo certi che anche il nuovo commissario vorrà attivare un metodo di costante confronto con le categorie».
Ultimo, ma non per importanza, è il problema relativo all'eccessivo quantitativo di mitili proveniente dall'estero e reimmerso nel Golfo di Taranto: per il Mar Piccolo, il problema è stato affrontato e risolto dalle Associazioni di categoria unitamente all'assessore alle risorse del mare Gianni Cataldino. Secondo gli operatori più complicata resta invece la situazione nel mar Grande, dove non è applicabile il divieto di reimmersione di mitili in quanto sono attive concessioni demaniali marittime rilasciate da molti anni.

«La varietà e complessità dei problemi che investono questa importante produzione, cui sono legati centinaia di posti di lavoro ed un grande potenziale di ulteriore sviluppo economico per il territorio richiedono, però, un impegno più forte e costante da parte di tutti gli enti locali che, al di là dell'impegno commissariale di per sé transitorio, dia continuità alle azioni politico amministrative a supporto del settore», concludono Palumbo e Bisignano. Intanto, da subito, vanno ricercate misure di sostegno nei confronti della categoria per questa nuova calamità.
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