Su i costi di produzione, ma l'uva da tavola è pagata a 10 centesimi al chilo: comparto in crisi

Su i costi di produzione, ma l'uva da tavola è pagata a 10 centesimi al chilo: comparto in crisi
di Antonello PICCOLO
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Sabato 8 Ottobre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:26

La produzione di uva da tavola è in profonda crisi. Un’annata ottima in termini di rese e qualità, che però non soddisfa affatto i vitivinicoltori sotto il profilo della commercializzazione, con richieste per nulla interessanti, a fronte di un aumento notevole dei costi di produzione

L'allarme

Nella zona occidentale della provincia di Taranto, scrutando tra i tendoni presenti nelle zone di Mottola, Palagiano, Massafra e Castellaneta ci sono ancora tanti grappoli di uva da tavola appesi alle piante di vite. Pietro Rota, vitivinicoltore titolare dell’omonima azienda agricola in agro di Mottola e Palagiano, che conta circa 10 ettari di uva da tavola tra varietà tradizionali e apirene, è preoccupato dai numeri insoddisfacenti registrati nella stagione 2022.
«La situazione non è assolutamente facile da sopportare. È un po’ generalizzata in tutta Puglia, ma – commenta Pietro Rota – nel Tarantino, sia nella zona occidentale che orientale, la viviamo in termini emergenziali. Le materie prime registrano quotidianamente aumenti spropositati. A questi – fa presente – ora si sono aggiunti anche i costi energetici che si fanno sentire oltremodo. I prezzi riconosciuti a noi produttori, in molti casi, non coprono nemmeno le spese di coltivazione e raccolta».


Secondo alcune prime stime effettuate da Pietro Rota, per la prossima stagione vitivinicola, nel suo caso, si preannunciano rincari di energia elettrica in bolletta di oltre 8mila euro. Per i titolari delle aziende agricole produrre al di sotto dei costi di produzione non sarà più possibile. «Ci sono le multinazionali che fanno il prezzo. Abbiamo dei forti limiti di fronte ai quali occorre urge rivedere l’intero sistema. I costi di produzione in Italia, con il rispetto delle norme sulla sicurezza e delle regole per garantire la salubrità dei prodotti – evidenzia – non ci permettono di essere concorrenziali. C’è molta differenza tra il costo delle produzioni sulla pianta e i prezzi di vendita al dettaglio. La nostra mole di lavoro, con tutti i rischi che sopportiamo, non è riconosciuta da chi porta sulle tavole dei consumatori le nostre produzioni».

Gli effetti dell’invasione russa dell’Ucraina, che si sommano a una congiuntura già caratterizzata dai rincari dell’energia e delle materie prime, provocherà quest’anno un calo del fatturato del comparto vitivinicolo italiano. Pietro Rota ad oggi è riuscito a vendere soltanto 600 quintali di uva da tavola. Il resto, ossia la maggior parte del prodotto, sta finendo in cantina. È una campagna davvero difficile, caratterizzata dalla riduzione della domanda e dalla conseguente flessione dei prezzi di vendita, a fronte dei rincari che vanno ad assottigliare i margini di guadagno dei produttori.


«Non c’è richiesta. Ogni giorno tagliamo 1000 quintali di uva che puntualmente portiamo in cantina, dove ce la pagano a 10 centesimi di euro. A fine campagna – conclude – porterò a conferire in cantina, complessivamente 200 tonnellate. Si prevedono anche crolli del mosto».
Il clima difficile sta contribuendo ad alimentare la sfiducia degli agricoltori anche nei confronti anche delle organizzazioni di categoria. «I produttori del Tarantino, così come quelli di tutte le altre aree della regione – ricorda il direttore della Cia Area Due Mari Taranto Brindisi Vito Rubino – sono a terra a causa di prezzi da fame. Occorre rafforzare il potere contrattuale dei produttori, serve una grande campagna annuale di promozione per il consumo dell’uva da tavola pugliese nelle famiglie, a scuola, nei ristoranti, nelle mense aziendali, ed è necessario, soprattutto, cambiare i meccanismi nazionali e internazionali che penalizzano il nostro prodotto a vantaggio di chi produce con regole ballerine e a costi nettamente inferiori ai nostri».
Tutto il comparto è in sofferenza e i prezzi al ribasso rappresentano un’ingiustizia. «Gli agricoltori vivono quotidianamente nella precarietà con il fallimento dietro l’angolo e i costi di produzione che aumentano in modo esponenziale. Occorre instituire subito un tavolo di crisi con la grande distribuzione organizzata. Non c’è altro tempo da perdere: per salvare il settore – conclude il presidente Cia Area Due Mari Taranto Brindisi Pietro De Padova – serve riequilibrare le forze tra la produzione primaria da una parte e la parte industriale con la grande distribuzione organizzata dall’altra».

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