Mascherine trasparenti per farsi capire dai sordi

Lunedì 6 Aprile 2020 di Francesca RANA

La mascherina può diventare una barriera di comunicazione se hai di fronte una persona sorda e involontariamente, inconsapevolmente, impedisci la lettura labiale, ovunque, al panificio, al supermercato, in farmacia, in ambulatorio. Un giorno, Carla Luccarelli, presidente di Giorgioforever, a Taranto, ha letto un articolo sull'iniziativa americana di Ashley Lawrence, di fabbricare mascherine con una trasparenza sulle labbra, attraverso una raccolta fondi solidale a Versailles nel Kentucky, e consentire ai sordi di distribuirle ai loro contatti abituali, in questo periodo di misure di contenimento e distanza personale.

Allora, d'impulso, dopo aver confezionato le prime mascherine di tessuto insieme ad altre socie, ha iniziato a produrre e donare mascherine con la plastica al centro, sulla bocca: «Le stiamo donando a chiunque si trovi ad avere a che fare con persone sorde. Non sono mascherine conformi. Può essere un ausilio temporaneo quando bisogna far leggere il labiale. Io, tempo addietro, sono stata vicina ad un'amica con genitori sordi e qualche volta mi ha portata nella loro associazione. Non possiamo consigliarle ai medici, però, se le vorranno, in qualche situazione temporanea, gliele daremo. Appena ho letto l'articolo sull'esperienza in America, all'estero, mi sono detta facciamole, è importante. Non ho problemi, posso lavorare giorno e notte. Stiamo riscontrando parecchie richieste. Sono contentissimi e trovano veramente utile quest'idea».

Il presidente provinciale di Ens, Ente nazionale sordi, Angelo Raffaele Cagnazzo, ha illustrato tutte le difficoltà riscontrate, in supermercati o farmacie, senza poter leggere il labiale: «Sono andato in farmacia, al supermercato, e tutti avevano la mascherina. Mi guardano e vedono una persona normale, non una persona sorda. Non possono saperlo. Quando iniziano a dirmi qualcosa, io li avviso subito di essere una persona sorda e chiedo, gentilmente, magari allontanandosi un po', di abbassare la mascherina. Io faccio il gesto di abbassarla, loro capiscono il contrario, credono di averla quasi persa e la schiacciano ancora di più sulla faccia. Sarebbe utilissimo se avessero una mascherina con la trasparenza centrale sulle labbra. Ci darebbe la possibilità di leggere il labiale. Io lo spiego di dover leggere il labiale. Alcuni mi capiscono e mi scrivono cosa vogliono dirmi, altri abbassano la mascherina quando c'è un vetro di protezione, nelle farmacie, o si allontanano».

Almeno 600 persone sorde, 330 iscritti all'Ens, oggi, in silenzio e senza clamore, rischiano davvero di non riuscire a comunicare con nessuno, nelle situazioni di necessità quotidiane, commenta l'interprete Lis, Lingua dei segni italiana, Angela Buta: «Succede di restare perfino 3 giorni senza spesa a domicilio, se la cassiera ha comunicato con la mascherina di non poterla consegnare in giornata. Basterebbero in generale piccole accortezze. Ti sei accertato di una persona sorda? Hai una mascherina comune? Non te la vuoi abbassare? Basta scrivere il messaggio al cliente su un foglio. Ovviamente, conoscendo la Lingua dei segni, il problema non sussiste».

Lei stessa approva la decisione di Giorgioforever: «Le mascherine così - con la trasparenza centrale - dovrebbero essere usate quando si ha un contatto con il pubblico». In tempi di ricerca di soluzioni innovative, sui dispositivi biomedicali o di protezione individuale, contro il nuovo coronavirus Sars Cov 2 e la malattia Covid-19, una mascherina certificata e collaudata, utilizzabile con pazienti o utenti o clienti sordi, in ogni occasione immaginabile, porterebbe avanti una cultura di accessibilità ed inclusione, valida sempre ed in qualsiasi contesto, ospedaliero, produttivo, commerciale o sociale.

Ultimo aggiornamento: 12:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA