Sulla cassa Covid-19 scontro tra sindacati e ArcelorMittal

Venerdì 29 Maggio 2020 di Alessio PIGNATELLI
I rapporti tra sindacati e ArcelorMittal continuano a zoppicare. L'incontro di ieri per discutere sulla nuova tranche con causale Covid19 non ha sortito effetti. O meglio, ha lasciato sostanzialmente ognuna delle parti sulle proprie posizioni.
Non ci sono stati chiarimenti sulla distribuzione dei numeri - la platea massima resta quella di 8.173 unità - nessun approfondimento sulle manutenzioni e si è rimandato ad altri incontri per le turnazioni. Il secondo ciclo di cassa da coronavirus sarà attivo dal primo giorno di giugno e durerà 5 settimane. Nessuna variazione rispetto a quanto già annunciato dalla multinazionale nonostante le richieste sindacali di modificare la quota massima. Anche perché la cassa in questi mesi ha raggiunto una media di poco meno di 4mila unità e tagliare quell'asticella, hanno rimarcato le organizzazioni, sarebbe stato un segnale per guardare al futuro con un po' più ottimismo. Niente da fare, perché il management vuole avere spazi di manovra per giostrare sulla distribuzione.

ArcelorMittal, il governo: «Dieci giorni per presentare il piano industriale». Morselli: «Manterremo l'impegno»

Anzi, ha rivelato l'Usb, ci sono state le preoccupanti dichiarazioni del direttore delle Risorse Umane, Arturo Ferrucci, «che ha serenamente ammesso: Il peggio deve ancora venire». Se le premesse sono queste, «non possiamo che aspettarci uno sciagurato piano industriale» ha dichiarato il coordinatore Francesco Rizzo.
C'è stato modo di analizzare i numeri delle presenze della settimana dal 18 al 24 maggio: a Taranto 4.200 dipendenti ArcelorMittal erano in cassa integrazione, 2.900 al lavoro - il prefetto di Taranto con l'ordinanza di qualche settimana fa aveva disposto 3.500 unità durante il periodo più critico del coronavirus - 320 in ferie, 80 in malattia e 140 assenti per permessi vari, tra cui legge 104. Nello stesso periodo, per le aziende appaltatrici, erano invece presenti nel siderurgico 1.744 unità. Dal 25 al 27 maggio, infine, sempre secondo i dati ArcelorMittal, i diretti al lavoro sono stati 3.036, in cassa integrazione 3.580, in ferie 250, in malattia 50 e in permesso 140.

Per l'indotto, invece, registrate 1.810 unità presenti. L'azienda ha comunicato che la cassa integrazione si rende necessaria per la fase complicata che si sta attraversando in riferimento all'emergenza sanitaria, portando una caduta degli ordini attuali e futuri. Per Fiom, Fim e Uilm, ArcelorMittal «continua a trincerarsi dietro la problematica Covid19 ed evita un confronto sindacale in merito alle problematiche esposte e che puntualmente vengono disattese dalla stessa». Per esempio l'annosa questione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie visto che attualmente il 90% del personale delle manutenzioni centrali è in cassa integrazione.
Inoltre i rappresentanti delle tute blu hanno chiesto un'integrazione salariale attraverso il recupero di una parte degli sgravi fiscali messi a disposizione dal governo per le aziende che utilizzano l'ammortizzatore sociale con causale Covid-19. Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto incontri specifici per area per affrontare il tema della rotazione del personale, ove possibile, a parità di professionalità ed impianti similari. Nei prossimi giorni Am convocherà le rsu per affrontare le problematiche. Rapporti che restano molto tesi. Si aspetta la risposta di Am con il nuovo piano industriale che dovrà pervenire al governo entro il 5 giugno. Un progetto che dovrebbe contenere l'impostazione green concordata il 4 marzo con i commissari straordinari di Ilva in As ma le incognite sono tantissime.

Di certo, fanno sapere da Bruxelles, senza una svolta ecologica Taranto può scordarsi i finanziamenti promessi: «Taranto fa già parte delle aree che beneficeranno del Just Transition Fund e l'idrogeno pulito è una delle principali priorità della transizione energetica - ha detto ieri il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Frans Timmermans - se investiremo bene, saremo leader mondiali. Stiamo già discutendo con l'industria europea dell'acciaio sul passaggio all'idrogeno. È complicato e richiederà tempo, ma quello è il futuro dell'acciaio verde». Timmermans, che è responsabile per il Green Deal europeo, ha presentato l'aspetto legato all'ambiente e al clima del Piano Next Generation EU da 750 miliardi di euro per il rilancio economico dopo la crisi del Covid-19, proposto ieri dalla Commissione.

Il Piano ha fortemente rafforzato il Just Transition Fund che passerebbe dagli attuali 7,5 a ben 40 miliardi di euro di sovvenzioni per la transizione energetica delle regioni più dipendenti dalle fonti fossili. «Se usiamo il Just Transition Fund in quella direzione, ovviamente - ha avvertito Timmermans - non possiamo usarlo per andare dal carbone al carbone: è per uscire dal carbone. Quei fondi devono essere usati per portare le regioni che soffrono del fatto di essere troppo dipendenti dal carbone in una nuova situazione energetica: sarebbe impensabile che il sostegno Ue venisse dato per passare dal carbone al carbone». © RIPRODUZIONE RISERVATA