Sale a 51 il numero dei contagiati: quasi la metà passa da Castellaneta

Mercoledì 25 Marzo 2020
È salito a cinquantuno il numero complessivo dei contagiati da Covid-19 nella provincia di Taranto. Quasi la metà, ventuno, provengono dall’ospedale di Castellaneta dove si è annidato il focolaio che sta mettendo in ginocchio tutto il sistema con ricoveri a marcia ridotta e paralisi dei servizi. Solo ieri i tamponi positivi di sanitari del San Pio sono stati quattro così distribuiti: tre infermieri della direzione medica, dialisi e medicina e una operatrice socio sanitaria.

I test ancora da processare sono 120 che, impegni del laboratorio di virologia di Foggia permettendo, dovrebbero essere completati entro la giornata di oggi. Tra gli operatori l’aria che si respira non è per niente buona. Nessuno più si sente tranquillo. Nonostante il certificato del tampone negativo in tasca, cresce tra loro la diffidenza reciproca per il timore di infettarsi dal collega a cui non è ancora arrivata la risposta o che, anche se già negativo al primo test, si sia potuto positivizzare per i ritardi delle risposte. A nessuno, infatti, è stato permesso di allontanarsi dal servizio grazie al recente decreto legge numero 14 del 9 marzo 2020, che all’articolo 7 dispone che i sanitari esposti a pazienti Covid-19 non siano più posti in quarantena, ma continuino a lavorare anche se potenzialmente infetti.

La sospensione dal lavoro, secondo questa nuova disposizione, è prevista solo se sintomatici o positivi. Una decisione molto discussa negli ambienti sanitari che il governo centrale ha dovuto adottare per evitare che molti ospedali, soprattutto delle regioni del Nord, chiudessero per mancanza di personale. Nel frattempo un’altra preoccupazione, sempre negli ambienti sanitari della Asl ionica, prende piede sul versante orientale della provincia. È stata ricoverata nel reparto infettivi dell’ospedale Nord di Taranto una coppia proveniente dall’ospedale Marianna Giannuzzi di Manduria dove era stata ricoverata per eseguire il tampone risultato poi positivo. Marito e moglie pare avessero preso parte ad una crociera e al loro rientro, circa quindici giorni fa, hanno accusato i primi sintomi.

La donna è una infermiera che lavora negli uffici del distretto socio sanitario e pare che prima di mettersi in malattia, perché non stava bene, si sia recata al lavoro stando così a contatto con i colleghi. Il tempo trascorso da quel presunto rientro in servizio, all’incirca due settimane, tanto quanto è il periodo consigliato per la quarantena, metterebbe al sicuro tutti da una possibile trasmissione del virus. Di questo comunque si occuperà il medico di medicina del lavoro che valuterà l’eventuale approfondimento clinico. Pare comunque che fortunatamente l’infermiera ricoverata negli infettivi con il marito, non avesse rapporti con pazienti o utenza in genere. Il reparto del Moscati, al centro dell’attenzione in questo periodo, diretto dal primario Giovanni Buccolieri, comincia a sentire avvicinarsi il tutto pieno. Per recuperare posti, i pazienti vengono per ora sistemati in due nella stessa stanza. Molti sono comunque assorbiti dalla pneumologia che comincia a riempirsi anche quella. Gran lavoro anche per la terapia intensiva dello stesso Moscati dove vengono trasferiti i casi più gravi di Covid. © RIPRODUZIONE RISERVATA