​Indotto ex Ilva, la richiesta di Confindustria: «Mancano 100 milioni, intervenga Invitalia»

Indotto ex Ilva, la richiesta di Confindustria: «Mancano 100 milioni, intervenga Invitalia»
di Domenico PALMIOTTI
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Sabato 24 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:40

Confindustria sollecita Invitalia: subito 100 milioni di euro per le ditte dell'Indotto ex Ilva. Mancano 100 milioni dai conti di un centinaio di aziende dell’indotto che lavorano con l’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia. Una somma importante, riferita a lavori effettuati e non ancora pagati dal committente, che ufficializzano Sergio Fontana, presidente di Confindustria Puglia, e Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, insieme ad un appello: parte del miliardo di euro che il Governo ha previsto nel decreto Aiuti Bis, che da qualche giorno è legge, miliardo destinato alla ricapitalizzazione dell’ex Ilva e al suo rafforzamento patrimoniale, vada ad aiutare le imprese. Che da mesi attendono soldi dal siderurgico e che stanno collassando. 

La strategia

Diversamente dalle altre volte, però, l’appello non è al Governo ma ad Invitalia, società del ministero dell’Economia, partner pubblico (di minoranza) del privato Mittal in Acciaierie d’Italia. È ad Invitalia perchè questa società, su mandato del Governo, dovrà gestire l’operazione del miliardo, tempi e tecnicalità. Ma è ad Invitalia anche perchè con le elezioni di domani e il Governo in carica per gli affari correnti, investire l’esecutivo non avrebbe avuto molto senso. E aspettare il nuovo Governo significa assoggettarsi a tempi non brevi, sicuramente non compatibili con lo stato dell’indotto che invece reclama attenzione e urgenza.
Da vedere, ora, quale sarà la risposta di Invitalia, atteso che quest’ultima deve comunque muoversi nel perimetro delineato dal Governo e che la società Mef appare intenzionata ad attendere il nuovo esecutivo prima di mettersi concretamente al lavoro sul dossier ex Ilva. Che oltretutto richiederà una trattativa, non facile, col socio Mittal.
Da Aiuti Bis “vengano destinate congrue risorse per le aziende” sollecitano Confindustria Puglia e Taranto. Nel Dl, si fa notare, si parla della sottoscrizione, da parte di Invitalia, di “aumenti di capitale o diversi strumenti, comunque idonei al rafforzamento patrimoniale, anche nella forma di finanziamento soci in conto aumento di capitale, sino all’importo complessivamente non superiore a un miliardo di euro per l’anno 2022”. Ebbene, dicono Fontana e Toma, “parte di quelle risorse potrebbero essere destinate, rendendole direttamente fruibili per le aziende, a quella platea di fornitori che oggi soffrono pesantemente l’accumularsi di crediti insoluti”. “Imprenditori - si rileva - per la gran parte già penalizzati con la crisi del 2015 (a seguito della quale persero 150 milioni di crediti riconosciuti e confluiti nello stato passivo) che vedeva quale loro interlocutore non Arcelor Mittal né AdI (non ancora subentrate), bensì Ilva in amministrazione straordinaria”.


“La condizione in cui versa l’indotto è insostenibile. Le ripercussioni di carattere sociale, in assenza di provvedimenti urgenti, saranno inevitabili”, rilevano ancora Fontana e Toma. I quali evidenziano una “situazione di eccezionalità deflagrata nelle ultime settimane”, “che investe un centinaio di realtà produttive” e “che potrebbe rivelarsi non più gestibile in un arco di tempo ristretto, con conseguenze immaginabili sul fronte della tensione sociale ed eventuali ulteriori effetti non più governabili”. 
A parere di Confindustria Puglia e Taranto, “l’unica soluzione possibile rimane uno specifico provvedimento da parte di Invitalia in grado di assicurare la continuità del funzionamento produttivo dell’impianto siderurgico di Taranto attraverso uno stanziamento di risorse ad hoc che possa supportare lo stato di sofferenza delle aziende dell’indotto. Per le aziende - affermano Fontana e Toma - è oramai questione di sopravvivenza. Se non arriveranno risorse urgenti per far fronte alla crisi di liquidità dovuta ai crediti vantati nei confronti di Acciaierie d’Italia, parliamo di circa 100 milioni di euro, sarà emergenza sociale”. Confindustria Puglia e Taranto parlano infine di “situazione surreale”. Il recente Dl Aiuti Ter prevede un altro miliardo per la decarbonizzazione e il preridotto di ferro, semilavorato, quest’ultimo, da caricare negli impianti riducendo l’uso di carbon coke e minerali e quindi le emissioni inquinanti. Ma sono programmi a lungo termine, mentre oggi la realtà è ben diversa. C’è infatti una fabbrica “che naviga a a vista, senza alcuna certezza, nè prospettiva di alcun genere”.
Da rilevare che Confindustria Taranto ha già sollevato, nelle ultime settimane, il tema della mancanza di liquidità dell’ex Ilva che si abbatte sulle imprese. L’indotto ha prospettato anche il fermo delle attività, per ora rinviato. Anche i sindacati - metalmeccanici, edili, dei trasporti e dei servizi - hanno preso posizione nei giorni scorsi e annunciato una protesta dopo il voto, tanto più se la situazione non dovesse sbloccarsi. 
“Nel silenzio più totale intorno, avvertiamo più che mai la possibilità di un vero e proprio corto circuito di uno degli anelli più deboli del sistema, rappresentato dagli appalti e dall’indotto” hanno denunciato. Quindi il monito: “Dalla nuova compagine politica istituzionale, a prescindere del colore, pretenderemo di prendersi le proprie responsabilità al fine di porre la parola fine alle difficoltà che attraversano i lavoratori”.

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