L'intervista/Colacicco: «Io, da guardia medica a direttore generale Asl»

Mercoledì 8 Dicembre 2021 di Lucia J. IAIA

Si è messo subito al lavoro, il neo direttore generale dell'Asl di Taranto, Vito Gregorio Colacicco. Per tutta la giornata di ieri ha presieduto diverse riunioni cominciando a fare, evidentemente, il punto della situazione. Laertino, classe 1957, Colacicco è uno che punta dritto al risultato. Laureato in medicina e chirurgia con 110/110, si è poi specializzato in medicina preventiva con 70/70. Da oltre 10 anni riveste il ruolo di direttore sanitario, prima dell'Asl Foggia, poi dell'Usl Bari e di Taranto.
Quando alla fine degli anni 80 lavorava come sostituto di guardia medica, aveva mai immaginato o sognato di raggiungere i vertici di un'azienda sanitaria?
«No, mai immaginato e nemmeno sperato. Quella esperienza in guardia medica mi ha accompagnato per tutta la vita professionale e rappresenta il valore aggiunto che oggi mi porta ad affrontare tematiche e problematiche in maniera diretta, forse perché vissute in prima persona. Alcune criticità tra l'altro, sono rimaste le stesse. Ci sono sempre meno medici e bisogna fronteggiare la carenza perché le sedi sguarnite possono rappresentare anche un problema sociale, come ho evidenziato questa mattina al prefetto di Taranto, Demetrio Martino».
Come sarà la sua Asl?
«Sono un fermo sostenitore del gioco di squadra. Mi riferisco agli operatori sanitari ma anche al mondo del'informazione e, in generale, alle varie parti sociali in campo. Tutti insieme possiamo fare la differenza. E poi, punto a passi in avanti significativi sul fronte della telemedicina, rafforzando la sanità dal lato tecnologico con lo scopo di curare i pazienti nelle loro case, umanizzando i percorsi assistenziali e prevenendo i ricorsi la pronto soccorso. Sono queste le nuove sfide che affronteremo. Barra dritta sulle vaccinazioni ed è importante anche rafforzare il rapporto con le strutture sanitarie private che rappresentano un ventaglio di offerte al servizio dei cittadini».
Si aspettava questa nomina?
«Più volte, anche in passato, si è fatto il mio nome. Ancora non ci credo e devo metabolizzare il tutto, consapevole delle grandi responsabilità che mi aspettano. Non ho timore di mettermi in gioco e spero di essere all'altezza di questo ruolo».
Chi ricoprirà il suo precedente incarico di direttore sanitario?
«Venerdì verranno pubblicati gli elenchi sui nuovi direttori sanitari e amministrativi. Potremo attingere in base ad un rapporto fiduciario e stabilire in quel momento il nome di chi coinvolgere. Non abbiamo ancora indicato nessuno».
Quali sono, secondo lei, le questioni più urgenti da affrontare?
«La carenza dei medici è gravissima, diretta conseguenza di quella programmazione che avrebbe dovuto riguardare gli ingressi alle scuole di medicina. Abbiamo però fiducia che con l'ingresso di oltre 4500 medici in più nella scuola, si giunga ad un organico maggiore tra tre anni. Sicuramente, abbiamo bisogno di fare anche concorsi per altre figure, come i tecnici di radiologia. Mentre per gli infermieri e gli oss attingeremo dalle graduatorie».
Capitolo Covid 19. Ritiene che le strutture ospedaliere tarantine siano pronte ad affrontare anche questa quarta ondata?
«Noi, così come in tutte le altre fasi, abbiamo modulato i posti letto in base agli scenari che l'epidemiologia ci proiettava. Quindi, nella stesso modo, siamo pronti sempre con il Moscati dove ad oggi c'è meno del 50% dei posti letto occupati, 2 nella terapia intensiva rispetto ai 39 disponibili. Siamo pronti ma speriamo che, con le terze dosi, si scongiuri la pressione sulle strutture. Non vogliamo riavvolgere il nastro e ritornare al passato. Occorre dare sicurezza ai cittadini e approfitto per ringraziarli perché hanno dimostrato un altissimo senso civico, tranne qualche piccola sbavatura. Anche il dipartimento di prevenzione ha svolto un grande lavoro, così come l'intera sanità pubblica jonica. Ho un appello da rivolgere a tutti: fate la terza dose. Invito i pochi che non si sono vaccinati a farlo, per il bene di tutti. Questa battaglia deve essere vinta».
 

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