Ex Ilva, i sindacati scrivono ai ministri Giorgetti e Orlando

Ex Ilva, i sindacati scrivono ai ministri Giorgetti e Orlando
di Domenico PALMIOTTI
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Giovedì 7 Aprile 2022, 21:31

Nell’ex Ilva la cassa integrazione straordinaria per un anno, con i numeri massimi chiesti dall’azienda (3.000 dipendenti nel gruppo di cui 2.500 a Taranto), è partita da lunedì 28 marzo anche se non c’è stato alcun accordo al ministero del Lavoro. Questo, però, non esime i sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm dal verificare se il ministero del Lavoro ha effettivamente concesso la cassa straordinaria ad Acciaierie d’Italia e dal voler riprendere il confronto sul nuovo piano industriale dell’azienda.

Gli investimenti

Quello che, guardando sino al 2025, prevede investimenti per 2 miliardi, la costruzione del forno elettrico, il rifacimento dell’altoforno 5 ed una produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio. Condizione, quest’ultima, a cui Acciaierie d’Italia subordina il rientro in fabbrica di tutta la forza lavoro, perché, secondo l’azienda, solo la prospettiva degli 8 milioni di tonnellate garantisce equilibrio economico, non gli attuali 6 milioni autorizzati dall’Aia. 
Prende dunque le mosse da questa duplice esigenza, verifica sulla cassa integrazione e approfondimento sul piano industriale, la lettera inviata dai vertici metalmeccanici ai ministri Giancarlo Giorgetti dello Sviluppo economico e Andrea Orlando del Lavoro. Nella lettera si fa presente che «lo scorso 1° marzo Acciaierie d’Italia ha avviato la procedura per la richiesta di cigs per riorganizzazione aziendale per complessive 3.000 unità da sospendere nell’insieme dell’intero gruppo. A fronte di tale richiesta il Ministero del Lavoro ha convocato le parti per svolgere il confronto per l’esame congiunto nei giorni 16, 25 e 28 marzo. Nel corso del confronto tenuto in sede ministeriale - specificano i sindacati nella lettera ai due ministri -, l’azienda non è stata in grado di dimostrare con elementi di dettaglio, nonostante l’invito avanzato dagli stessi rappresentanti del dicastero, la tempistica, la quantificazione per area omogenea di produzione e per reparto e le modalità della sospensione del 30% dell’organico (3.000 unità su un organico complessivo di 10.700 addetti)».

Gli incontri al ministero

Negli incontri al ministero, «le organizzazioni sindacali hanno ribadito la validità dell’accordo del 6 settembre 2018, sottoscritto in sede governativa, che prevede, sulla base del piano industriale ed ambientale discusso fra azienda e sindacati, un organico non inferiore a 10.700 addetti per una produzione a 6 milioni di tonnellate ed un incremento occupazionale, attraverso il bacino dei lavoratori in Ilva in amministrazione straordinaria sino al raggiungimento di 8 milioni di tonnellate». «Per tali ragioni le organizzazioni hanno riscontrato la mancanza dei presupposti per un’intesa per l’attivazione della cigs», conclude la lettera a Giorgetti e Orlando. 
E sulla cassa straordinaria da ieri sono partite le assemblee dei lavoratori promosse da Fim, Fiom, Uilm e Usb. Si terranno nei reparti anche oggi, nonchè il 12 e 14 aprile. Per coloro che sono già in cassa integrazione, l’assemblea si terrà invece il 13 aprile, alle 10, nel piazzale antistante la direzione di stabilimento.
«Abbiamo bisogno di chiarezza, di conoscere il piano industriale, ed il Governo non può più sottrarsi da un confronto con le organizzazioni sindacali per ristabilire una connessione necessaria per evitare che un sito d’interesse strategico sia un “affare” per ArcelorMittal a discapito dei lavoratori e della cittadinanza», dicono le quattro sigle metalmeccaniche. Che reputano “inaccettabile” il fatto «che in uno stabilimento ritenuto strategico da tutti i Governi, non si possa aprire una discussione di merito in sede ministeriale sul futuro ambientale e occupazionale ed industriale dentro un processo di transizione ecologica che necessita del massimo della condivisione per traguardare obiettivi comuni che salvaguardino occupazione, ambiente e territorio». 
Nell’ex Ilva, sottolineano le quattro federazioni, vi sono ormai «conclamate criticità dal punto di vista gestionale e delle relazioni industriali». Viene quindi chiamato in causa il Governo che «avrebbe lasciato inesorabilmente trascorrere del tempo senza un minimo di confronto con le organizzazioni sindacali».
Intanto i rappresentanti di Fim Cisl e Uilm hanno firmato con Acciaierie d’Italia un accordo per presentare a Fondimpresa il piano per la formazione continua e lo sviluppo delle competenze. Il piano coinvolgerà 168 dipendenti, divisi tra 96 operai, 62 impiegati e 10 quadri e sarà realizzato a partire da questo mese sino ad aprile 2023. La formazione avverrà nelle ore di lavoro. Sviluppo organizzativo, innovazione tecnologica, competenze tecnico- professionali, competenze gestionali di processo sono le quattro aree di formazione.
«Lo sviluppo professionale delle risorse umane e l’aggiornamento continuo di tutti i lavoratori rappresentano uno dei principali obiettivi condivisi», scrivono le parti nell’accordo.

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