Al lavoro per il call center per 3 euro lordi all'ora: «Intervengano ispettorato e Comune»

Lunedì 22 Giugno 2020

Il nuovo call center di Statte, in provincia di Taranto, non convince la Slc Cgil. Così il sindacato esce allo scoperto e chiede chiarimenti sulla nuova impresa nella ex borgata. Nel dettaglio il segretario Andrea Lumino fa riferimento all’apertura della nuova realtà appresa dai social. «Un call center - scrive - che, dal nostro punto di vista, offre condizioni di lavoro quantomeno “discutibili”: smartworkin per 300 euro di fisso mensile con orario di lavoro da dividersi per 5 ore al giorno su 5 giorni alla settimana. Facendo un rapido conteggio, su unamedia di 100 ore mensili, i lavoratori guadagnerebbero circa 3 euro l’ora da cui, ovviamente, bisognerebbe sottrarre le spese relative alla linea internet a carico del lavoratore. Così come non sono chiare - insiste il sindacalista - le condizioni relative alla modalità del lavoro da casa, se nel rispetto dei protocolli Covid stipulati dal Governo con le organizzazioni sindacali e della normativa sulla sicurezza». Dubbi che hanno spinto la sigla sindacale a segnalare la vicenda all’ispettorato del lavoro e alla stessa amministrazione comunale di Statte.

«Bisogna verificare - aggiunge Lumino - la legittimità di tale “offerta di lavoro”. Perchè, dal nostro punto di vista, tre euro l’ora non è prevista come paga su nessun accordo sindacale. E non la riteniamo dignitosa». La vicenda, peraltro, ha spianato la strada a considerazioni di natura generale sulla nuova frontiera del lavoro proposta con lo smart working. Una strada che diverse aziende stanno pensando di percorrere dopo la sperimentazione forzata a causa del coronavirus. «Lo smartworkin - dice Lumino - è un’opportunità ma le “imprese” si tolgano dalla testa di avere campo libero per lucrare. Da tempo sollecitiamo una regolamentazione nazionale che garantisca i lavoratori edimpedisca situazioni come queste. Ci auguriamo un intervento degli organi ispettivi e dell’amministrazione di Statte: la crisi del Covid ci impone, ognuno nel suo ruolo, un esercizio ancora più rigoroso del nostro ruolo di tutela dei lavoratori».

Ultimo aggiornamento: 11:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA