Ilva, ultimatum di Calenda: passo indietro di Emiliano
o costretti a spegnere tutto

Ilva, ultimatum di Calenda: passo indietro di Emiliano
o costretti a spegnere tutto
L'Ilva è un'emergenza nazionale. La fabbrica «rischia di chiudere». È quanto sottolinea il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, che in una intervista al Corsera denuncia. «L'Italia è bloccata dai veti incrociati». «Il dato -spiega- è questo: oggi Comune di Taranto e Regione Puglia presentano un ricorso contro un piano ambientale che prevede 1,2 miliardi di investimenti a carico di Mittal. Un piano approvato da una commissione di esperti indipendenti che porta l'Ilva ad essere una della acciaierie più avanzate al mondo. Se la Regione ritira il ricorso possono riprendere le trattative, viceversa se il Tar concederà la sospensiva si dovrà iniziare il processo di spegnimento». «Il rischio -aggiunge- è che Mittal ritenga impossibile gestire l'acciaieria più grande della Ue con Comune e Regione che vogliono cacciarlo. È stupefacente quello che ha dichiarato Emiliano, sorprendendosi dello scandalo che ha suscitato. Viene da pensare che non abbia consapevolezza di quello che fa, quello che stiamo vedendo è inaccettabile». «Ci sono 3 mali -attacca Calenda- che hanno condizionato tutta la seconda Repubblica: la politica dei ricorsi al Tar; la fuga dalla realtà, quando si promettono cose che non si possono fare; l'irresponsabilità nei confronti delle conseguenze degli atti».

Lettera aperta di Melucci, non c'è alcun rischio di fermo 
«Il ricorso del Comune di Taranto al Tar di Lecce non sospende l'aggiudicazione dell'Ilva a AM Investco Italy e non c'è rischio alcuno di fermo o chiusura della fabbrica». Lo scrive il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, in una lettera aperta al ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Dieci punti per ricordare «quello - sottolinea Melucci - che il ministro non dice». Il ricorso, secondo il primo cittadino, «non blocca né ritarda la copertura dei parchi minerali, che in realtà potevano essere coperti già da anni. Chiunque dichiari il contrario, contribuendo a creare agitazione tra lavoratori e cittadini, dimostra un grave deficit di competenze». L'unico «vero rischio - sostiene ancora il sindaco di Taranto - deriva proprio dall'azione del Governo che consente lo slittamento al 2023 di diversi interventi urgenti e improcrastinabili per la tutela della salute. Lo dice l'Unione Europea». Al Comune di Taranto «non è stato notificato - si fa presente - ancora alcun atto formale a garanzia dell'avvio dei lavori di bonifica e messa in sicurezza dei parchi. Non ci si può accontentare di promesse e annunci, sotto la pressione del ricatto occupazionale». E il ministro Calenda «non vuole - attacca Melucci - l'istituzione di un tavolo esclusivo per Taranto e non è in grado di rispondere nel merito alle proposte della città di Taranto: la comunità non cederà al ricatto (immorale e forse illecito) del ritiro preventivo del ricorso».
 
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Domenica 3 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 23:59