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Tragedia in volo, c’è la perizia: «L'elicotterista precipitò e morì per una manovra errata»

Tragedia in volo, c’è la perizia: «L'elicotterista precipitò e morì per una manovra errata»
di Lino CAMPICELLI
3 Minuti di Lettura
Venerdì 9 Dicembre 2016, 10:21 - Ultimo aggiornamento: 14:29
Alessandro Schettini, elicotterista ostunese di 32 anni, precipitato da un velivolo della Marina militare italiana durante una esercitazione nel marzo scorso, morì per un’errata manovra compiuta da un collega che era sull’elicottero.
È questo il responso del lavoro svolto dal perito nominato dal gip dottor Giuseppe Tommasino che, su richiesta del pm dottoressa Ida Perrone, aveva affidato un incarico per fare piena luce sull’incidente.
La perizia è stata redatta dall’ingegner Umberto Gualtieri che ha risposto ai quesiti finalizzati a fare, appunto, chiarezza sull’incidente.
Il perito, che illustrerà l’esito della sua relazione nell’udienza del 20 gennaio 2017, ha riepilogato le fasi precedenti all’incidente, ricostruendo tutti i movimenti effettuati dagli uomini della Marina che erano sull’elicottero nel momento in cui “recuperavano il naufrago”.
 
Inevitabilmente, il procedimento penale proseguirà sulla posizione di uno dei sette coinvolti (rappresentati fra gli altri dagli avvocati Egidio Albanese, Luca Balistreri, Gianluca Pierotti, Gaetano Sansone e Fausto Soggia), dal momento che le pratiche operative esaminate dal perito hanno messo in rilievo la negligenza di un solo militare che «non completò la procedura di recupero dell’operatore», a dispetto dello specifico compito di sua competenza. Nel luglio scorso fu effettuata la simulazione sull’elicottero della Marina militare italiana da cui nel marzo scorso era precipitato Schettini. Nella stessa circostanza, svolse il proprio compito anche il dottor Giuseppe Lecce, che a suo tempo si occupò dell’incidente aereo di Ustica.
Anche i legali dei sette soggetti coinvolti nel procedimento avevano nominato propri consulenti di parte; mentre un consulente di parte era stato nominato anche dalla famiglia della vittima.
E per poter effettuare tutti gli accertamenti del caso, il perito, i consulenti e i legali degli indagati presero parte a una sorta di sopralluogo nell’elicottero per simulare la situazione in cui si era verificato l’incidente fatale ad Alessandro Schettini.

Fra i compiti assegnati all’ingegner Gualtieri dal gip del tribunale di Taranto figurava anche il decriptaggio della scatola nera dell’elicottero da cui cadde nel vuoto Alessandro Schettini. La perizia sulla scatola nera è stata fondamentale per decodificare tutte le fasi operative del volo, compresi i dialoghi fra l’elicotterista e la torre di controllo.
Il vecchio aeroporto militare teatro della tragedia era già balzato alle cronache nazionali nel 2011 quando il ministero dell’Interno lo scelse come sede di una mega tendopoli per rifugiati e profughi provenienti dai paesi in guerra del corno d’Africa. Dopo lo smantellamento della struttura capace di ospitare sino a 5.000 persone, il sito militare era tornato ad essere luogo di esercitazioni della Marina Militare e del Battaglione San Marco. La vecchia pista di cemento da dove nel periodo bellico prendevano il volo i bombardieri della Fifteenth Air Forze della 15sima armate dell’Air Force statunitense, è situata sul territorio del comune di Manduria ma l’uso è stato affidato in esclusiva alle Forze Armate. Per la cronaca, l’incidente costato la vita a Schettini non è l’unico avvenuto nell’area jonica. Nel 2008, fu un elicottero AB-212 della Marina Militare a precipitare in aperta campagna, nella “Masseria Monti del Duca”, in agro di Crispiano, a 10 chilometri da Grottaglie. Uno dei componenti dell’equipaggio, lo specialista di volo e capo di prima classe Paolo Di Giuseppe, 34 anni, morì dopo aver lottato, per un’ora, tra la vita e la morte. In quel caso non ci furono responsabilità umane.
Per l’ingegner Gualtieri, invece, una errata manovra eseguita sull’elicottero avrebbe segnato la fine di Schettini.
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