Bellanova stoppa Miccichè: «Italia Viva resta nel centrosinistra»

Teresa Bellanova ieri a Taranto
Teresa Bellanova ieri a Taranto
di Nicola SAMMALI
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Sabato 30 Ottobre 2021, 05:00

Riformisti, nel campo largo del centrosinistra. La presidente di Italia Viva Teresa Bellanova, viceministra alle Infrastrutture e Mobilità sostenibili del governo Draghi, cementa a Taranto la linea del partito di Matteo Renzi, finito sotto attacco dopo lo stop al Ddl Zan al Senato e per la proposta di alleanza con Forza Italia avanzata da Gianfranco Miccichè in Sicilia, in vista delle prossime elezioni amministrative a Palermo, che non sarebbe stata rispedita al mittente. Anzi.

Gli scenari

Ma nel 2022 si voterà anche a Taranto, e davanti all’assemblea provinciale di Italia Viva che si è riunita ieri al centro congressi della Camera di Commercio (erano presenti la coordinatrice regionale Ada Fiore, i coordinatori provinciali Maria Vittoria Colapietro e Vincenzo Angelini, e il coordinatore cittadino Terenzio Lo Martire), Bellanova ha provato a disinnescare le polemiche, tracciando invece il percorso che porterà al prossimo appuntamento con il voto per la scelta del nuovo sindaco.
«Ci saremo con le nostre proposte  e il nostro simbolo - conferma la presidente Bellanova - non partiamo dai nomi ma dalla costruzione dei programmi. Il nostro ruolo è quello di stare da riformisti nel campo largo del centrosinistra. Italia Viva dovrà stare in campo con una nostra lista, magari con altri soggetti». Bellanova allontana lo spettro di accordi al di fuori del recinto del centrosinistra, anche a Taranto: «Italia Viva, lo dico da presidente di questo partito, è saldamente dentro il centrosinistra con un programma riformista. Spingerci a destra è un tentativo che fanno quelli che hanno poche idee e poche proposte da avanzare, e quindi hanno bisogno di aizzare il confronto; e chi come Miccichè pensa che per rafforzare la sua posizione deve annettere un altro partito».
Sarà quindi Rinaldo Melucci il nome buono anche per Iv alle comunali di Taranto? Le frizioni con il Pd e il presidente Emiliano, più volte accennate (come le assolute distanze col M5s), lasciano forti dubbi. Dubbi che per certi versi sono caduti però con le parole del coordinatore cittadino, Lo Martire: «Melucci il nostro candidato? Proprio no». La partita è aperta. La priorità, ha evidenziato Bellanova, è un’altra: «È evidente che quando riflettiamo sul modello di sviluppo per questo territorio pensiamo una strategia articolata capace di declinarsi correttamente lungo le traiettorie della sostenibilità sociale, ambientale economica, tenendo insieme senza storture manifatturiero, turismo, agroalimentare, valorizzazione del territorio e dell’ambiente, cultura. Portiamo avanti la nostra iniziativa che muove dall’interlocuzione concreta con i territori per capire quali sono le istanze e quali le aspettative, quello che è utile e necessario fare. Oggi siamo dinanzi alla sfida delle enormi risorse che il nostro Paese ha a disposizione e dell’importanza di spenderle, bene e nei tempi giusti, sapendo che il rilancio del Mezzogiorno è una delle condizioni essenziali indicate dal Pnrr e che se lo sviluppo non è a trazione meridionale noi falliamo uno degli obiettivi principali che ci ha indicato l’ Europa nel momento in cui ci ha riconosciuto questa mole di risorse. Nel frattempo c’è bisogno di nuove classi dirigenti, di rafforzare quelle già in campo, di immettere nuove figure nel campo della politica e dell’amministrazione».
Stoppate, infine, le critiche per l’affossamento del Ddl Zan: «Abbiamo detto per tempo che al Senato non c’erano i numeri della Camera, dovevano approcciarsi a un compromesso. Pd e M5s hanno voluto gestire in maniera arrogante questa partita. Sono stata in Parlamento, ho votato per non bocciare la legge Zan: come me lo hanno fatto altri 11 tra senatori e senatrici di Italia Viva. Se i voti che mancavano erano 23, da dove sono venuti fuori? Se Pd e M5s vogliono avvelenare i pozzi lo facciano, noi non vogliamo farci tirare dentro».

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