Furbetti del cartellino, 29 condanne: dovranno risarcire i danni al Comune

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Francesco CASULA
Sono ben 29 le condanne e quattro le assoluzioni emesse dal tribunale di Taranto nei confronti di altrettanti dipendenti comunali accusati di assenteismo. È stato il giudice Loredana Galasso a emettere ieri un verdetto nei confronti dei cosiddetti “furbetti del cartellino” con pene comprese tra un minimo di un anno e un massimo di due. Nel dettaglio il magistrato ha condannato a due anni di reclusione Paolo Ettorre, Francesca Romanazzi e Mario Luccarelli, e poi un anno e 11 mesi per Mariano Carone, un anno e 10 mesi per Addolorata Fiusco, un anno e 9 mesi per Giovanni Marsili, un anno e 8 mesi per Egidio Briganti, un anno e 7 mesi per Osvaldo Blasi e Giovanni Faraoni, un anno e 6 mesi per Maddalena Viggiani, un anno e 5 mesi per Francesco Cardone, Maria De Florio e Nicola Scarci, un anno e 4 mesi per Angela Colucci. Gaetano Paladino e Cosimo Marraffa, un anno e 3 mesi per Maria Giuditta Ranieri, un anno 2 mesi per Patrizia Basile, Francesco Bianco, Maria Paola Carbonara e Salvatore Pisanelli, un anno e un mese per Cataldo Sangermano e Vito Spinelli e infine un anno per Maria Francesca De Francesco, Rosario Lattarulo, Giuseppe Lobefaro, Maria Pignatelli, Michele Renò e Angela Pia Salamina.

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Per tutti il magistrato ha disposto la sospensione della pena e il risarcimento dei danni nei confronti del Comune che si è costituito parte civile con l'avvocato Patrizia Raciti: sarà un separato processo civile a stabilire l'ammontare del risarcimento. Per 4 dipendenti dell'ente, invece, è stata emessa una sentenza assoluzione: si tratta di Elena Chiulli, Rocco Fuggiano, entrambi difesi dall'avvocato Alessandro Scapati, e poi Piera Paola De Florio, assistita dagli avvocati Pasquale Annicchiarico e Daniele Convertino, e Palma Cocciolo difesa dall'avvocato Leonardo La Porta. Per Chiulli e De Florio i difensori Scapati, Annicchiarico e Convertino sono riusciti a dimostrare la completa estraneità degli imputati rispetto alle accuse ottenendo così l'assoluzione «perché il fatto non sussiste».

Per Cocciolo e Fuggiano, invece, i difensori Scapati e La Porta, hanno dimostrato che si trattava di una questione decisamente irrilevante rispetto alle accuse incassando così un'assoluzione «per la particolare tenuità del fatto». Secondo quanto emerso dall'attività investigativa svolta dalla Finanza e coordinata dal pm Enrico Bruschi, i dipendenti comunali timbravano a turno il cartellino marcatempo al posto di colleghi che si allontanavano per andare a fare la spesa oppure arrivavano con ritardo in ufficio o addirittura lavoravano altrove. False attestazioni e truffa sono le ipotesi di reato contestate a vario titolo. Le indagini furono avviate nell'agosto del 2011 dai finanzieri con servizi di appostamento e riprese filmate negli uffici di via Plinio. L'operazione riguardò, in particolare, i dipendenti del Settore sviluppo economico e produttivo: dalle indagini emerse che alcuni piccoli gruppi di dipendenti si mettevano d'accordo per timbrare a turno i «badge» di altri colleghi. Un modus operandi che permetteva a questi di giungere in ufficio in ritardo o di sbrigare servizi personali durante l'orario di lavoro. Il primo ad arrivare, secondo le regole interne del gruppo, avrebbe avuto il compito di raccogliere i cartellini lasciati dai colleghi e di inserirli nel dispositivo marcatempo collocato proprio accanto alla stanza del dirigente, a cui nella conclusione delle indagini era contestata una condotta omissiva. E così alcuni dipendenti arrivavano in ritardo, ma altri in ufficio semplicemente non arrivavano. Ultimo aggiornamento: 10:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA