La sfida di Arcelor Mittal: «Disposti a restituire l'ex Ilva»

Domenica 2 Febbraio 2020 di Alessio PIGNATELLI
ArcelorMittal sarebbe disposta restituire gli asset dell'ex Ilva venendo incontro alle esigenze di Ilva in Amministrazione straordinaria. Nonostante nella memoria del 20 gennaio dei commissari straordinari, secondo la tesi della multinazionale siano «molteplici» le affermazioni «erronee e gratuitamente offensive».
In alcuni casi, come quello in cui si accusa Am di mala gestione degli impianti, addirittura «diffamatorie».

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Come era ampiamente prevedibile, è arrivata la controreplica altrettanto velenosa dei legali di ArcelorMittal nell'ambito del contenzioso al Tribunale di Milano.
Il botta e risposta nelle aule giudiziarie non preclude però il tentativo di trovare una soluzione prima del 7 febbraio, giorno dell'udienza, come affermato anche dal premier Conte e dal ministro dello Sviluppo economico Patuanelli. Si lavorerà fino alla fine per limare le distanze o quantomeno per giungere a un secondo compromesso sulla stregua di quello di dicembre, Heads of agreement, per prendere ulteriore tempo e trattare ancora. Premesso questo, a guardare solo i colpi contenuti nelle varie memorie sembrerebbe una guerra aperta e senza possibili tregue. È chiaro comunque che i codici linguistici e i passaggi giudiziari devono essere letti nella giusta maniera. Le stoccate del pool di avvocati di Mittal (Romano Vaccarella, Giuseppe Scassellati-Sforzolini, Ferdinando Emanuele, Roberto Bonsignore, Francesca Gesualdi, Francesco Iodice, Andrea Mantovani e Roberto Argeri) sono contenute in 67 pagine suddivise in capitoli.

E la difesa del proprio operato parte contestando le precedenti accuse dei commissari straordinari. Am ritiene infatti «diffamatorie tutte le allegazioni relative agli asseriti danni a impianti di interesse strategico nazionale derivanti dalla presunta mala gestio di ArcelorMittal o dalle modalità con cui avrebbe inteso restituirli a Ilva». Per il gruppo le nuove ragioni allegate nell'atto della controparte «sul periculum sono temerarie e rasentano la calunnia».
La temerarietà delle argomentazioni avversarie relative al periculum «è confermata dal fatto che, nella memoria del 20 gennaio 2020 le ricorrenti hanno cambiato litania: ossia, dopo aver immotivatamente accusato ArcelorMittal delle peggiori nefandezze nonché descritta, di nuovo, in modo diffamatorio, come un imprenditore d'assalto uso a distruggere concorrenti e sabotare impianti di interesse strategico nazionale, i Commissari Straordinari hanno dedotto che il periculum sussisterebbe perché Ilva non avrebbe né la struttura, né i mezzì per gestirli e realizzare l'importante scopo dell'operazione a lungo negoziata».

«Oltre a essere indimostrate - prosegue la memoria depositata nella tarda serata di venerdì - (anche considerato che i Commissari Straordinari hanno gestito gli impianti fino all'anno scorso, gloriandosi di aver ottenuto risultati economici migliori di quelli realizzati da ArcelorMittal), le asserite difficoltà di gestione da parte degli stessi Commissari o il rilievo strategico nazionale attribuito a uno stabilimento industriale non possono essere strumentalizzati». Una strumentalizzazione che servirebbe a imporre a Mittal «lo stravolgimento del contesto normativo in cui gli impegni contrattuali sono stati assunti» e costringere la multinazionale «in via cautelare, a proseguire l'attività produttiva come se nulla fosse, esponendolo al serio rischio di responsabilità penali che erano state escluse al momento e proprio in funzione del suo investimento».

Ancora più «incoerenti e diffamatorie sono le affermazioni avversarie sulle inquietanti e sinistre analogie con la storia di altri centri siderurgici gestiti dal gruppo Am in Europa». Poi si passa al contrattacco. Per gli avvocati di Am, i commissari dell'ex Ilva «non escogitano nulla di meglio che aggrapparsi alla solita, sgonfia ciambella della inutilità dello scudo penale quale doppione di quanto prevede il codice penale». Una tesi idonea «per la moltitudine di trionfanti dichiarazioni politiche».

È quindi paradossale che, invece di chiedere un sequestro o pretendere la restituzione degli impianti, le ricorrenti insistano affinché Am sia obbligata a continuare a eseguire il Contratto nonostante la ritengano inidonea a svolgere la relativa attività industriale. Infine, dopo aver smentito di aver depredato il magazzino, ArcelorMittal «andando ben oltre i propri obblighi contrattuali, sarebbe disposta a concordare, in buona fede e anche sotto la supervisione» del Tribunale «le modalità per garantire la più agevole restituzione dei Rami d'Azienda e venire incontro alle esigenze di Ilva (mentre quest'ultima si è limitata a opporre il proprio pervicace rifiuto a riprendere la gestione)». Ultimo aggiornamento: 12:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA